La semifinalista dell’ultimo Roland-Garros si è raccontata a Europe 1: ambizioni, serenità, un percorso nato quasi per caso e la forza di un team che l’ha riportata in alto
A 22 anni, Loïs Boisson è già molto più di una rivelazione: è il volto fresco con cui la Francia immagina un futuro finalmente competitivo. Nella lunga conversazione concessa allo storico programma “Studio des légendes” di Europe 1, la semifinalista del Roland-Garros 2025 si è raccontata con spontaneità diretta, lucida, senza artifici.
“Vivo un sogno a occhi aperti,” ha detto con un sorriso la giocatrice nata a Digione. E non è difficile crederle. La corsa fino alle semifinali sulla terra di casa ha acceso attese enormi, ma Boisson sembra l’unica a non percepirne il peso. “Sono davvero felicissima se questo fa piacere a tante persone e se può ispirare qualcuno,” ha spiegato: una popolarità inattesa, accolta con una leggerezza quasi disarmante.
La passione nata per caso
Il tennis, per Boisson, non era un destino scritto: “È tutto nato totalmente per caso, durante un campo estivo… e mi è piaciuto subito”. La consapevolezza di poter costruire una carriera sulla novella passione è arrivata qualche anno più tardi, mentre Lois guardava Rafael Nadal divorare la terra del Roland-Garros. Il Philippe Chatrier è diventato presto il centro emotivo del suo percorso.
Della semifinale del 2025 Boisson conserva ovviamente immagini vivissime: “Ho tanti ricordi, a ripensarci provo ancora un’emozione enorme, c’era un’atmosfera incredibile. È stato speciale”. E ha aggiunto: “Il mio sogno era semplicemente giocare un giorno al Roland Garros. Guardate un po’ com’è la vita“.
Un nuovo status, la stessa quotidianità
Nonostante l’attenzione cresciuta intorno al suo nome, Boisson ha rifiutato l’etichetta di faro designato del tennis francese. “Ci sono tanti altri ottimi giocatori. Io non ho pressioni particolari,” ha dichiarato. Molti vedono in questa leggerezza una forza; lei si è dimostrata più realista del re: “Vivo le cose a modo mio, tutto qui”.
La sua visione del tennis è sorprendentemente pragmatica: “Vincere senza giocare bene? Succede nell’ottanta per cento dei casi,” ha sorriso. E alla domanda sul colpo migliore, ha risposto senza scomporsi: “Il diritto”.
Obiettivi chiari, senza rivoluzioni
Boisson non ha nascosto l’ambizione: vincere uno Slam, poi, magari, più di uno. Ma ha respinto l’idea di dover rivoluzionare il proprio lavoro per arrivarci: “Fare di più, no. Sono già anni che insieme al mio team faccio quello che serve”.
La numero 36 del mondo ha del resto sottolineato l’importanza del gruppo che la sostiene quotidianamente: allenatore, preparatore, fisioterapisti, staff medico, nutrizionista, psicologa. Una squadra fondamentale soprattutto quando si è trattato di superare il grave infortunio al ginocchio che, ha ammesso, l’aveva fatta temere “all’inizio” di non riuscire più a tornare. Oggi Boisson ha “imparato il valore del riposo e della gestione dei tempi,” un po’ come dire che non tutto il male, in fondo…
Una vita semplice fuori dal campo
Lontana dal circuito, Lois coltiva una vita normale: amici, famiglia, un po’ di musica. Durante la riabilitazione ha anche provato il pianoforte: “Non ha funzionato,” ha raccontato ridendo. Un dettaglio che rende l’idea della sua curiosità, sempre misurata e mai ossessiva. E noi, naturalmente, siamo curiosi di vedere cosa combinerà la ragazza nell’anno in cui sarà chiamata a confermare i recenti exploit. Non escludendo possibili rilanci.




