Il presidente dell’ATP Tour Andrea Gaudenzi ha parlato del futuro del calendario ATP, fra novità in arrivo e difficoltà di gestione
A margine delle ATP Finals di Torino, il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi ha rilasciato alcune dichiarazioni molto interessanti. L’ex tennista italiano, presidente del Tour dal 2020, ha parlato del calendario ATP e di come potrebbe cambiare in futuro prendendo in considerazione le inevitabili difficoltà di gestione.
Le parole di Gaudenzi sul calendario e le difficoltà di programmazione
“Il tennis è uno sport molto difficile da programmare per un semplice motivo: è a eliminazione diretta. In un torneo dello Slam uno può giocare una partita o addirittura sette in 12 giorni. La metà perde nel round inaugurale e il 75% è già fuori al secondo turno. Ovviamente ci sono tennisti che dicono che è troppo e, per altri, troppo poco perché hanno bisogno di giocare“.
“Negli ultimi anni, abbiamo ridotto il numero di tornei ATP 250. Da 38, credo che si sia passati a 29. L’obiettivo, guardando al 2028 con il Masters 1000 di Arabia in arrivo, è di ridurli ulteriormente. I 250 sono importanti, così come i 500 o i Challenger. Ogni categoria è importante, ma ne abbiamo troppi“.
Secondo Gaudenzi, che di esperienza sul campo ne ha avuta, il riposto pre-stagione è fondamentale per un tennista. Al momento però la finestra fra una stagione e l’altra è troppo breve, ma è anche difficile mettere d’accordo tutti gli enti coinvolti.
“L’anno ha 52 settimane e i giocatori hanno bisogno di una pre-stagione. Al momento la pre-stagione è molto breve. Hanno bisogno di riposo, di vacanze e di lavorare sul loro corpo e sul tennis. In tutto questo, ci sono sette entità coinvolte. Ciascuno dei quattro Grand Slam agisce indipendentemente, ha le proprie date. Poi c’è la ITF, con la Coppa Davis, e poi l’ATP e la WTA. È difficile avere una linea comune su questo“.
I problemi però non si limitano alla collaborazione fra gli enti, o alla distribuzione del calendario. Il fatto che i giocatori siano professionisti indipendenti li porta a compiere scelte a volte imprevedibili, e l’unico modo per gestire queste situazione per l’ATP è indirizzarne le decisioni. L’ambizione di Andrea Gaudenzi è quella di riuscire a riunire tutti gli enti, tennisti compresi, e trovare una linea comune per gestire al meglio i vari impegni.
“Abbiamo un altro problema, e cioè che i giocatori sono professionisti indipendenti. Ognuno sceglie dove giocare. Qualcuno può preferire un 250 rispetto a un 500 o un 500 rispetto a un 1000. Noi proponiamo incentivi, cercando di influenzare il loro comportamento, ma alla fine sono loro a decidere dove giocare. È un problema di difficile soluzione, perché il tennista è attratto dal denaro e gioca anche in categorie minori o in esibizioni al di fuori del sistema. Credo che se ci sediamo tutti insieme attorno a un tavolo, Slam, ITF, ATP e WTA, sotto una stessa regolamentazione, possiamo fare un lavoro migliore sul calendario“.
Come può cambiare il calendario? Rivoluzione entro il 2028
“Il nostro obiettivo è avere circa 10 tornei 250, circa 8 da 500, i 10 Masters 1000 che insieme ai quattro Grand Slam arrivano a 32. Vogliamo avere settimane esclusive e dedicate alle categorie, un piccolo obiettivo. È una piramide. Più basso è il tuo ranking, più in basso giochi. Se sei alto, secondo me, non dovresti giocare al di sotto del tuo livello. Se sei tra i migliori, giocherai i quattro Slam, i 10 Masters e forse qualche 500, invece se sei più in basso, giocherai più 500 e 250. Ancora più in basso, 250 e Challenger. Se sei Sinner o Alcaraz, non hai bisogno di giocare un 250 per denaro, perché non è né per livello né per classifica. Per questo ci sono i Masters 1000“.
Fondamentale per Gaudenzi coccolare i fan, i veri giudici del prodotto tennis. Senza pubblico sugli spalti o in TV, il successo di qualsiasi sport colerebbe a picco e così il giro economico per gli atleti coinvolti. Da qui l’esigenza di inserire il nuovo Masters 1000 in Arabia Saudita dal 2028, e curare sempre di più gli eventi degli altri nove grandi tornei in calendario.
“La nostra strategia è stata chiara: concentrarci sul nostro prodotto Premium, i Masters. Abbiamo bisogno di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile. I fan amano vedere i migliori giocare tra di loro, ed è qualcosa che si riscontra nei Grand Slam, nei Masters 1000 e nelle Finals“.
Il punto di Gaudenzi sul tema dei Masters 1000 da due settimane
“Ero un giocatore che si posizionava intorno alla posizione 50-55 del Ranking e potevo partecipare solo a uno o due tabelloni principali dei M1000. Invece, potevo partecipare a tutti i Grand Slam e mi chiedevo come mai potessi giocare i Grand Slam ma non i 1000. Per questo motivo ritengo importante avere nei 1000 un tabellone da 96 giocatori e dare la possibilità ai primi 100 di giocare questi tornei, con l’eccezione di Montecarlo, Parigi e il Masters di Arabia“.

“Indian Wells e Miami sono stati così per 35 anni. Non ho inventato nulla. Sono arrivato e ho visto i numeri, e ho potuto notare che funzionavano molto meglio di altri. I Grand Slam, perché hanno tanto successo? Infrastrutture e storia, il brand. In un torneo di 15 giorni si possono vendere molti biglietti. Il tennis è uno sport in cui la vendita di biglietti ha un peso considerevole. Questo può rappresentare il 50 o 60% dei profitti di un torneo. In altri sport, il peso maggiore del guadagno è dato dagli sponsor“.
“Aggiungere giorni a un torneo, come è stato il caso quest’anno con Canada e Cincinnati, se si guardano i numeri, si vede come tutto sia cambiato grazie alla vendita di più biglietti. Questo ci ha permesso anche di offrire più di 20 milioni di bonus ai giocatori, provenienti dai 6 che venivano dati prima. Questi soldi vanno all’intero ecosistema, anche ai giocatori tra il 100 e il 150“.
A margine di questo discorso, Gaudenzi ha chiesto un po’ di pazienza e tempo agli addetti ai lavori. Il suo obiettivo è quello di trovare una quadra fra l’impegno prolungato dei giocatori e l’interesse economico di questi ultimi. Ci vorrà quindi un po’ di impegno da parte degli addetti ai lavori, dei tennisti e anche degli sponsor, per far sì che la rivoluzione possa avvenire. Nel frattempo la stagione è arrivata alle battute conclusive, e i giocatori stanno già pensando al 2026.




