Dopo il successo su Arthur Fils, l’azzurro racconta il percorso che lo ha riportato a competere ad alto livello: dalla crescita mentale ai dubbi vissuti dopo Wimbledon 2025
Matteo Berrettini si gode una delle vittorie più significative degli ultimi mesi. Dopo il successo contro Arthur Fils, l’azzurro si è presentato in conferenza stampa con il sorriso di chi sente di aver ritrovato sensazioni che mancavano da tempo. La prestazione offerta gli ha restituito fiducia e, soprattutto, la convinzione di essere tornato a esprimere un tennis di altissimo livello. “Se ho le sensazioni del miglior Berrettini? Non me le ricordo bene (ride)… ho giocato una partita di altissimo livello. Serviva bene, rispondeva bene. Questa per me è una partita da Berrettini Top 10”.
Contro Fils, Berrettini ha messo insieme probabilmente la prova più completa della sua stagione: servizio efficace, ottime risposte e grande solidità nei momenti decisivi del match. Un livello che, secondo lui stesso, era indispensabile per avere la meglio su un avversario in continua crescita. “Mi sento bene, come potete vedere ho un grande sorriso in faccia. Sapevo di dover giocare una grande tennis per battere Arthur”.
Nel corso della conferenza, il romano ha poi spiegato come, più che il suo tennis, sia cambiato il modo di vivere la professione. Non una nuova carriera, ma una prospettiva diversa maturata con il passare degli anni. “Non direi che è una carriera diversa ora, ma impari durante la carriera… adesso voglio godermi il processo, gli allenamenti, la tensione, le vittorie. L’amore per lo sport e la competizione è quello di sempre”.
Un percorso di crescita che passa anche dall’aspetto mentale. Berrettini ha raccontato di aver imparato a convivere con l’imperfezione, abbandonando l’idea di dover essere sempre al massimo della condizione per poter competere nei grandi tornei. “Ho fatto un grande lavoro mentale. Pensavo che per giocare uno Slam al meglio dei 5 servisse il 100%… ho imparato ad accettare che a volte si può essere al 75%”.
Il passaggio più toccante arriva però quando torna con la memoria a Wimbledon dello scorso anno, uno dei momenti più difficili della sua carriera. Il ricordo di quei giorni rende ancora più significativo il successo ottenuto oggi. “Risollevarsi dopo la sconfitta dell’anno scorso qui a Wimbledon? È stato difficile, un anno fa non sorridevo… ho posato la racchetta per un mese… Uscendo dal campo ho pensato: ‘Forse è l’ultima volta’.”




