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Australian Open, Sinner: “Sono stato fortunato, il mio torneo ha rischiato di finire oggi”

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Come sempre lucida l’analisi post partita del numero due del mondo, che non nasconde di aver passato un momento molto complicato durante il match di terzo turno con Spizzirri: “Ho avuto i crampi, ma ho cercato di rimanere calmo. Adesso conosco meglio il mio corpo, l’esperienza mi ha aiutato”

Non era una partita come le altre e Jannik Sinner lo ha capito abbastanza presto. Il caldo di Melbourne, quello che non concede sconti né spiegazioni semplici, e un Eliot Spizzirri ben più solido del previsto hanno trasformato un turno teoricamente interlocutorio in una prova di sopravvivenza tennistica. Tra crampi, aggiustamenti continui e qualche passaggio a vuoto, il numero due del mondo e campione in carica dell’Australian Open è rimasto dentro la partita, ci ha ragionato sopra mentre la giocava e alla fine ne è uscito con un biglietto per gli ottavi e una certezza in più: anche quando il fisico presenta il conto, il torneo non è mai finito finché la testa resta lucida.

Il caldo è stato oggi il primo avversario, ma Sinner in conferenza stampa non ha cercato scorciatoie né attenuanti: “Sì, oggi faceva caldo, e nel terzo set ho iniziato ad avere qualche crampo”, ha spiegato con la naturalezza di chi ormai conosce i propri limiti tanto quanto i propri margini. La differenza, rispetto al passato, sta nella gestione: “Ora conosco un po’ meglio il mio corpo grazie all’esperienza e cerco di affrontare certe situazioni in modo diverso”. Anche elementi apparentemente secondari, come la chiusura del tetto, hanno inciso sul flusso emotivo della partita: “Ci è voluto un po’ di tempo, ho cercato di rilassarmi e questo mi ha aiutato”.

Spizzirri, dal canto suo, non ha fatto la comparsa. Anzi. Sinner lo ha letto come un giocatore capace di stare sempre dentro il punto, con equilibrio e misura: “Si muoveva molto bene, soprattutto con il rovescio, e sbagliava pochissimo. Aveva un buon tempismo, sapeva quando spingere”. Per venirne a capo, l’azzurro ha dovuto smontare il proprio tennis abituale e rimontarlo pezzo per pezzo, cambiando ritmo, velocità e geometrie: “Ho provato a trovare punti in modi diversi”. Non un aggiustamento estetico, ma una necessità.

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A un certo punto, Sinner ha anche ammesso che la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa. “Se lui avesse continuato a giocare così e io fossi calato un po’, forse il mio torneo sarebbe finito oggi. Non è pessimismo, ma consapevolezza. Subito dopo, però, il discorso è tornato su un terreno che gli appartiene di più: il lavoro quotidiano. “So quanto lavoro c’è dietro, e questo mi aiuta anche quando in campo emergono problemi”. La fortuna esiste, ma non è una strategia.

Il tema del caldo, inevitabile a Melbourne, resta aperto. Sinner non lo riduce a una questione genetica né a una scusa ricorrente: “A volte sembra non esserci una spiegazione precisa quando le cose non girano. Stanotte, per esempio, non ho dormito come avrei voluto”. Preparazione, palestra, recupero: tutto serve, ma non basta sempre. Ogni giocatore ha i suoi piccoli problemi. Forse il caldo è il mio”, ha detto senza drammi, lasciando però spazio a una prospettiva di miglioramento reale.

Il momento chiave è stato il terzo set, quando Sinner ha rimesso insieme la partita limitando il dispendio fisico e ragionando ogni scambio in anticipo. “C’era una strategia: cercavo di muovere la palla pensando sempre al colpo successivo”. Meno istinto, più costruzione. Un tennis quasi “di necessità”, ma estremamente efficace in quel contesto.

Tutto questo, però, sarebbe rimasto incompleto senza la componente mentale. “Ho cercato di rimanere il più calmo possibile, perché sappiamo quanto può essere lunga una partita tre su cinque. Sinner ha anche provato a ribaltare il punto di vista, immaginandosi dall’altra parte della rete: “Non è facile quando vedi l’avversario che fa fatica”. L’esperienza, anche quella accumulata in giornate storte passate, è servita a non perdere il controllo: “Oggi ho provato a gestirmi in modo molto diverso, e questo ha aiutato”.

Ora c’è Luciano Darderi, secondo derby italiano di questo Australian Open 2026. È un giocatore che sa fare un po’ tutto, serve bene e combatte su ogni punto”, ha osservato Sinner, che però ha continuato a guardare soprattutto dentro il proprio campo. La prima settimana di uno Slam è una sorta di terra di mezzo: “All’inizio il torneo non lo vinci, lo puoi solo perdere. A volte devi sopravvivere. Oggi è andata così. Domani, con un giorno di riposo e qualche risposta in più, si riparte.

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