Tennis e risvolti psicologici di una partita persa – crescita o fallimento?

I risvolti psicologici di una partita persa spesso sono molto più gravi di quelli fisici..

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tennis e risvolti psicologici
source:https://nepsi.it/cosa-accade-quando-manca-il-lavoro-i-risvolti-psicologici-della-disoccupazione/

Il tennis e risvolti psicologici – Il tennis è uno sport che richiede, come abbiamo detto tante volte in precedenza, uno sforzo fisico non indifferente.

Scambi veloci, spostamenti rapidi, torsioni del busto talvolta innaturali.

Ma, ci siamo mai soffermati a pensare al risvolto psicologico di uno sport, per così dire, ad ‘alta tensione psicologica’?

La concentrazione durante una partita deve essere molta. L’attenzione agli scambi tra una palla e l’altra non possono permettere al giocatore di lasciarsi sfuggire piccoli dettagli che fanno la differenza. Tanta è l’attenzione e la concentrazione richiesta.

La preparazione che precede un match è tanta. Ore ed ore di allenamento spesso concentrate su movimenti specifici ripetuti all’infinito con il fine di perfezionare quel dritto o quel rovescio che non sempre riescono perfetti come li si aveva provati in allenamento.

Colpi semplici, a volte banali, ma che per diventare tali, richiedono uno sforzo non indifferente.

Il tennis, passateci il termine, è un po’ come la danza classica.

Come mai? Perché richiede tenacia, passione, sforzo fisico e mentale ed è una scuola di vita, che ti insegna a far tesoro delle sconfitte rimarcando i propri punti deboli e rendendoli il più possibile impercettibili, per quanto si possa.

Le partite perse: occasioni di crescita o ineluttabili sconfitte? – tennis e risvolti psicologici

Spesso un atleta, soprattutto agli inizi, viene sovraccaricato dal peso di numerose responsabilità: le richieste del proprio allenatore, le aspettative della famiglia, degli sponsor, del pubblico pagante.

Il tennis richiede, come tanti altri sport, una stabilità emotiva non indifferente. Talvolta capita che una partita persa, nonostante non lo si dia a vedere, rimanga nella propria memoria come un inevitabile fallimento.

Ma, si tratta proprio di un errore? O è piuttosto un’occasione di crescita?

Vi è mai capitato di addormentarvi la sera ripensando poco prima di dormire agli errori che avete fatto in partita e a come si sarebbero potuti evitare? Magari concentrandovi maggiormente, allenandovi di più, o semplicemente, riuscendo a gestire la tensione in modo migliore.

Un errore rimane comunque sempre un’occasione di crescita. Questo è un dato di fatto.

Però, non sempre il nostro cervello elabora le sconfitte come ‘dovrebbero essere elaborate’.

Perché? Perché ognuno di noi è diverso e, in riferimento a persone di mentalità particolarmente rigida e che richiedono da sé stessi sempre qualcosa in più, non è facile.

Sarebbe opportuno ridimensionare le proprie aspettative, i propri obbiettivi, accettando che l’errore è umano. Non che l’importante sia partecipare, perché sappiamo tutti che la vittoria è auspicata, ma non sempre arriva come la si era pensata.

Cosa buona sarebbe quella di curare maggiormente l’aspetto psicologico dal punto di vista sportivo, cercando di analizzare l’aspetto mentale che uno sport come il tennis in questo caso, richiede.

A volte fare un lavoro su sé stessi e accettare una sconfitta che spesso viene percepita come un proprio fallimento può essere la chiave giusta per riuscire meglio in ciò che si fa, per alleviare un po’ di tensione e concentrarsi maggiormente su un obiettivo finale, quello di migliorarsi sempre.

Cosa ne pensate? Voi come gestite le sconfitte?