Nonostante l’approvazione dell’ITF, la tecnologia resta vietata nei tornei dello Slam: il caso Alcaraz riporta alla luce una normativa poco chiara, con implicazioni anche per Sabalenka e Sinner
All’Australian Open 2026 è scoppiato il cosiddetto “caso Whoop”, dopo che Carlos Alcaraz è stato costretto a rimuovere dal polso il suo dispositivo di monitoraggio.
L’episodio si è verificato nel quarto turno contro Tommy Paul, quando la giudice di sedia Marija Cicak ha notato il fitness tracker nascosto sotto il polsino dello spagnolo, chiedendogli di toglierlo perché non consentito dal regolamento del torneo. Alcaraz ha obbedito senza protestare, ma la scena ha posto molti interrogativi.
In today’s AO match, Umpire asked Alcaraz to remove his whoop watch 🤯
— SK (@Djoko_UTD) January 25, 2026
All the athletes across sports use whoop as a tracking device and use the data in their recovery
Why are tennis players not allowed to wear tracking devices.. pic.twitter.com/h7xMw8UAHY
Il punto centrale della controversia è una contraddizione difficile da spiegare: i dispositivi Whoop sono ufficialmente approvati dall’International Tennis Federation come Player Analysis Technology (PAT), eppure restano vietati nei tornei del Grande Slam.
A reagire per primo è stato, ovviamente, il fondatore di Whoop, Will Ahmed, che sui social ha criticato la decisione: secondo l’azienda, il dispositivo non offre vantaggi competitivi impropri: i dati non sono doping, ma uno strumento per conoscere meglio il proprio corpo.
Nel dibattito è intervenuto anche l’ex tennista Todd Woodbridge che a Channel Nine ha dichiarato: “Abbiamo visto ieri che Carlos Alcaraz aveva il Whoop sotto il polsino antisudore e, si dice che la WTA abbia un accordo che consente alle donne di indossarlo nei loro tornei, mentre l’ITF dice che non si può indossare. Whoop serve a raccogliere dati su come ti senti e si teme che possa essere utilizzato per il coaching, ma abbiamo già il coaching; perché non puoi raccogliere i tuoi dati? Non capisco queste regole.”
Sulla stessa linea Lleyton Hewitt, che ha puntato il dito direttamente contro l’ITF, accusandola di una gestione confusa e poco credibile delle regole: consentire l’uso della tecnologia in alcuni contesti e vietarla in altri, secondo l’ex numero uno del mondo, non ha alcuna logica. “Abbiamo davvero bisogno dell’ITF? Hanno combinato un disastro con la Coppa Davis e ora con questo, creando nuove regole… Si può già usare nel circuito WTA, non ha alcun senso vietarlo qui”, ha commentato il capitando del Team Australia di Coppa Davis.
Cosa dicono le regole?
Gli episodi che hanno coinvolto Alcaraz, Sabalenka – testimonial dell’azienda – e oggi anche Sinner, hanno alimentato la confusione, dal momento che i dispositivi Whoop sono ufficialmente autorizzati dalle regole ITF come tecnologia approvata per l’analisi delle prestazioni dei giocatori.
Il sito dell’ITF afferma: “La Tecnologia di Analisi del Giocatore (PAT) include qualsiasi apparecchiatura che raccolga, memorizzi, trasmetta, analizzi o comunichi informazioni sulle prestazioni del giocatore, e può essere un dispositivo autonomo o incorporato in attrezzature esistenti. Le Regole del Tennis stabiliscono che qualsiasi PAT utilizzata in un torneo giocato secondo le Regole deve essere nominata nella lista dei prodotti sottostanti, che sono stati testati e approvati come conformi alle specifiche stabilite nell’Appendice III delle Regole.”
A fare chiarezza – almeno in parte – è intervenuta Tennis Australia, che ha confermato come i wearables siano sì approvati dall’ITF, ma attualmente non ammessi nei tornei Slam. Allo stesso tempo, l’organizzazione ha ammesso che sono in corso discussioni per un possibile cambiamento futuro.
Nel frattempo, i giocatori continuano ad avere accesso ad altri dati forniti dal torneo, come distanza percorsa, accelerazioni, cambi di direzione e parametri sui colpi. Ma il paradosso resta: si possono analizzare movimenti e prestazioni, ma non ascoltare direttamente il proprio corpo.




