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    TennisTalker MagazineTennis TTIntervisteSe ne parla tanto, ma quanto incide veramente l’aspetto mentale nel tennis?

    Se ne parla tanto, ma quanto incide veramente l’aspetto mentale nel tennis?

    Abbiamo intervistato Alessio Fiorucci, mental coach di tennisti professionisti ed emergenti

    Alessio Fiorucci è un affermato Mental Coach che lavora nel mondo dello sport da oltre 18 anni. Fondatore di Tennis Mental Coaching e ideatore del “Metodo Evolution”, oltre che con gli atleti, ha lavorato con artisti e personaggi dello spettacolo, guidandoli nelle scelte personali di crescita e miglioramento professionale. Ha scritto tre libri, è maestro di tennis e dal 2023 fa parte del Castellani Team in veste di Mental Coach al circolo Colle degli Dei a Velletri (RM).

    Buongiorno Alessio, perché al giorno d’oggi, nel tennis, la forza mentale è ritenuta fondamentale durante i match?

    Partiamo dal presupposto che il mental coach è quel professionista che aiuta l’atleta a tirare fuori il suo massimo potenziale. Bisogna innanzitutto fare un po’ di ordine. Il primo obiettivo del mental coach non è quello di risolvere i problemi mentali, ma è quello di creare degli obiettivi sfidanti per l’atleta in modo da abituarlo a raggiungere gli obiettivi e quindi a creare un mindset, cioè un assetto mentale, predisposto al miglioramento.

    Spesso si parla di mental coach come quella figura che deve risolvere il problema. Sì, è vero, ma l’approccio deve essere sempre quello di un professionista che si affianca al giocatore e, sessione dopo sessione, lo aiuta a diventare autonomo e a migliorare l’autostima. Se aumenti l’autostima di conseguenza diventi più autonomo.

    Ad esempio una cosa che mi piace poco è vedere i giocatori che guardano sempre il proprio angolo. Può essere giusto, perché comunque è l’unico punto di riferimento, però l’obiettivo del mental coach è rendere l’atleta autonomo. Dall’angolo io posso dirgli quello che voglio, ma in pratica è il giocatore che deve risolvere da solo la situazione, quindi la forza mentale è fondamentale.

    Mi piace sempre citare la formula di Thimoty Gallwey che secondo me è alla base di tutto: “P” (performance) è uguale a “p” (potenzialità) meno “i” (interferenze) (P=p-i). Cioè la performance è il risultato del potenziale dell’atleta a cui vengono sottratte le interferenze che sono causate da un dialogo interiore deviante. Se liberi le potenzialità di conseguenza aumenti la performance.

    Alessio Fiorucci durante una lezione

    Quali sono secondo te le principali caratteristiche che un tennista deve avere per poter emergere in uno sport individuale?

    Innanzitutto proprio in uno sport individuale l’aspetto mentale è fondamentale. Puoi essere molto bravo tecnicamente ed atleticamente, ma se poi i punti importanti non li giochi con naturalezza e tranquillità, rischi di perdere le partite. Al contrario ci può essere chi gioca meno bene tecnicamente, ma a livello mentale sa gestire le emozioni ed è probabilmente più avvantaggiato.  

    Juan Carlos Ferrero in un’intervista ha detto: nel tennis il 5 % è tecnica, il 45 % atletica e il 50 % è la mente. Sono assolutamente d’accordo con quello che dice, anche se forse aumenterai leggermente la tecnica, ma se lui allena il numero 1 al mondo, evidentemente ha più ragione di me!

    Ho creato questo progetto, il Tennis Mental Coaching, che serve per aiutare i giocatori fin da giovanissimi. Nella Tennis Mental Academy alleno ragazzi che hanno 13, 14 anni e cerco di abituarli già a lavorare mentalmente in campo. Non è un vero e proprio discorso psicologico, è più un cercare di aiutarli e abituarli a gestire le emozioni con delle esercitazioni. Nel progetto sono incluse delle sessioni di yoga, di training autogeno per cercare di controllare le proprie emozioni e di mental coaching.

    La novità reale del progetto è che noi alleniamo partendo dalla mente e poi andiamo a migliorare l’aspetto tecnico e atletico. Perché se io ho una mente che blocca il mio potenziale, non potrò mai giocare al 100%; è inutile crescere tecnicamente ed atleticamente se poi non riesco a sfruttare le mie potenzialità.

    Alessio Fiorucci Mental Coach

    E se non le si ha? Si possono acquisire?

    Secondo me tutto si acquisisce. Ci sono degli studi che dicono che noi siamo capaci di tutto, l’essere umano è una macchina perfetta, quindi tutto si può acquisire.

    Bisogna imparare a non giudicarsi. La nostra interferenza più grande è l’autogiudizio. Purtroppo ci ostacoliamo da soli e i giocatori in particolare si mettono dei limiti, ma tutto si può migliorare. Mi piace pensare che bisogna imparare a vedere le cose per come sono realmente e solo quando si è lucidi si può fare la scelta giusta. Questo è secondo me l’obiettivo finale.

    Il termine inglese “coach” letteralmente significa “carrozza”. Possiamo dire che il mental coach conduce i suoi atleti verso l’obiettivo?

    La bravura del mental coach è quella di riuscire ad insegnare all’atleta a risolvere i propri problemi in maniera autonoma e questo è fondamentale. Perché se io dò un consiglio a un atleta, quello è il mio punto di vista su una sua scelta. Il coach deve invece stimolare alla riflessione l’atleta che deve cercare una soluzione in maniera autonoma. L’autonomia alimenta l’autostima. Il coach deve affiancare l’atleta, non guidarlo. E’ il compagno di viaggio che si siede accanto a te e che ti accompagna fino all’obiettivo, ma non è il conducente. E’ l’atleta e solo l’atleta che deve prendere le sue scelte, è lui che scende in campo e deve giocare. Serve l’autonomia che si acquisisce con l’autostima. E questo è il lavoro del mental coach.

    E’ di pochi giorni fa la notizia che dal 2024 sarai formatore dei corsi @gptca.tennis dove terrai lezioni sull’aspetto mentale del tennis ai futuri coach ATP. Cosa ti aspetti da questa esperienza e come vivi questo nuovo incarico?

    Sì, da un po’ di tempo ho la fortuna di affiancare Alberto Castellani, il numero 1 in questo settore. Già 40 anni fa lui parlava di mental coach, è veramente un pioniere e io ho la fortuna di stargli accanto. Mi occupo della comunicazione e sono il mental coach del suo team, quindi collaboro con tanti giocatori tra i primi al mondo. Con noi ci sono anche Lucio Caprioli, che è un bravissimo physical trainer e coach, e Lele Cecchini che è un bravissimo coach e sparring partner.

    Alberto mi ha dato la possibilità di tenere delle lezioni durante i corsi GPTCA e ISMCA e ho accettato molto volentieri.

    Mi aspetto innanzitutto una mia crescita personale, perché non si smette mai di crescere. Conoscerò tantissimi allenatori e professionisti che sicuramente a loro volta mi insegneranno tanti altri aspetti che magari ancora non conosco. Quindi terrò delle lezioni, ma sicuramente anch’io potrò imparare da loro. Sono convinto che per diventare un bravo mental coach devi comunque sapere di tennis, meglio quindi se si è anche istruttori o maestri di tennis.

    Un tuo sogno che ti piacerebbe realizzare?

    Il mio sogno nel cassetto è quello di avere un centro gestito da me dove l’approccio sia prettamente mentale. Mi piacerebbe crescere i giocatori meno sull’aspetto tecnico-tattico e più su quello mentale.

    Il problema è che adesso le scuole si basano per il 70 % sulla tecnica-tattica in campo, poi il 25 % è atletica e infine c’è l’aspetto mentale, di cui tutti parlano, ma alla fine viene lavorato solo per il 5 %.

    La mia idea è esattamente il contrario, cioè lavorare al 40 % sull’aspetto mentale, soprattutto all’inizio, e poi lavorare sull’aspetto tecnico e atletico per il restante 60 %.

    Vorrei proprio creare un centro partendo da questo concetto e chissà che presto questo cassetto non possa essere aperto…

    Alessio Fiorucci

    Alessio Fiorucci | Mental Coach (@alessiofiorucci) • Foto e video di Instagram

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