La vittoria contro Fábián Marozsán al Mutua Madrid Open ha riportato serenità a Daniil Medvedev, ma il tema che ha acceso maggiormente l’attenzione nel post partita non è stato il risultato
In conferenza stampa, il russo ha infatti espresso una posizione molto chiara sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel tennis, offrendo una riflessione interessante sul rapporto tra tecnologia e prestazione sportiva.
Medvedev si è detto piuttosto scettico sul ruolo dell’AI come strumento di supporto al gioco e alla preparazione tattica:
“Sinceramente non amo troppo l’intelligenza artificiale.”
Una frase netta, che il russo ha poi sviluppato con un ragionamento più profondo sul rischio di affidarsi eccessivamente alla tecnologia.
Secondo l’ex numero uno del mondo, l’AI può anche rappresentare uno strumento curioso o utile per divertimento, ma non può sostituire ciò che conta davvero quando si entra in campo:
“Alla fine devi farlo tu. Devi vincere da solo.”
Per Medvedev, il tennis resta uno sport in cui l’elemento umano è ancora dominante: lettura delle situazioni, gestione emotiva, adattamento tattico e qualità tecnica non possono essere delegate a un algoritmo.
Il riferimento più significativo è arrivato parlando della preparazione contro i migliori giocatori del circuito, come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
Il russo ha spiegato che anche il miglior scouting possibile, persino costruito con il supporto dell’AI, non risolve il problema centrale:
“Posso anche vedere tutto su Sinner o Alcaraz, ma poi come faccio a replicarlo in campo?”
È proprio qui che si concentra il cuore del suo pensiero: la tecnologia può aiutare a leggere dati, schemi e tendenze, ma la differenza la fa sempre il giocatore.
La sua frase più forte sintetizza perfettamente questa visione:
“Le persone sono migliori dell’AI.”



