In un lungo post su LinkedIn, il coach francese analizza la sconfitta di Alcaraz contro Shelton, poi lancia la sfida per il resto della stagione: più tornei, più partite, e un occhio alle ATP Finals
Nel tennis, si sa, i consigli non richiesti volano più veloci di un servizio a 220 km/h. E quando ad approfittare della finestra social è uno che di campioni ne ha allenati parecchi, il colpo arriva dritto in faccia: Patrick Mouratoglou ha affidato a un lungo post su LinkedIn la sua analisi della stagione di Carlos Alcaraz, e sull’ultimo punto — la scelta dello spagnolo di diventare più selettivo con i tornei — non le ha mandate a dire.
“Non è la sconfitta a preoccuparmi”
Mouratoglou parte chiarendo che non è il ko contro Ben Shelton a preoccuparlo: anzi, riconosce ad Alcaraz di aver giocato “un grande US Open”, tornando in campo dopo mesi di stop per il polso e restando concentrato fin dal primo turno. Sulla sconfitta, il coach individua due cause: uno Shelton in crescita, già reduce dal successo su Tsitsipas, e soprattutto la scarsa condizione fisica di Alcaraz, mai davvero testata nei mesi senza competere. A dimostrarlo, secondo Mouratoglou, sono i più di 50 errori non forzati commessi dallo spagnolo, molti concentrati nel tie-break del quinto set, e un servizio penalizzato proprio dal problema al polso.

Il vero nodo: la programmazione futura
Il punto che sta davvero a cuore a Mouratoglou riguarda le parole di Alcaraz sulla volontà di concentrarsi solo sui tornei più importanti. Il coach non usa mezzi termini: alla sua età — Alcaraz ha compiuto 23 anni proprio quest’anno — bisogna scendere in campo con continuità. “Ci sono momenti in cui non ne ha voglia, lo capisco, ed è importante che lo affronti, perché Carlos è Carlos quando è ispirato”, scrive, aggiungendo che “quell’entusiasmo deve restare vivo per tutta la stagione”. Un equilibrio, però, che resta delicato: “Abbastanza partite per essere pronto, ma non così tante da arrivare svuotato. L’equilibrio è sottile e spetta a lui trovarlo.”
Nessuna colpa per lo US Open, ma ora si volta pagina
Il rendimento agli Us Open 2026 non è in discussione, chiarisce Mouratoglou: “Nessuno può biasimarlo per questo US Open: era infortunato. Quello che viene dopo è una scelta.” Il coach ammette di non sapere quanto sia alta la motivazione dello spagnolo per la tournée asiatica, ma resta convinto che “abbia bisogno di partite” per continuare a crescere. La sua indicazione è chiara: almeno due tornei in Asia e due indoor prima della fine della stagione, puntando a vincerli.
L’obiettivo nascosto: le ATP Finals
A chiudere il post, Mouratoglou lancia una sfida al tennista spagnolo: le ATP Finals, l’unico titolo tra gli otto migliori al mondo ancora assente dalla bacheca di Alcaraz. Dopo mesi lontano dai campi, conclude Mouratoglou, è proprio quella fame che si aspetta di rivedere. Un obiettivo che, va detto, mette d’accordo davvero tutti — giocatori, coach, appassionati e chi organizza i tornei che Alcaraz starebbe pensando di saltare. Perché tra un consiglio (seppur duro) da allenatore e gli interessi di un intero circuito, il confine resta sempre più al limite di un cross vincente sulla riga.




