La bielorussa ha chiuso lo US Open con un’altra finale persa al terzo set. Nel podcast Served, Andy Roddick si interroga su un dato che ormai non può più essere ignorato
Per Aryna Sabalenka, la finale dello US Open contro Elena Rybakina non era soltanto l’ultima occasione della stagione per conquistare uno Slam. In palio c’erano anche il titolo a New York e il primo posto nel ranking mondiale.
Alla fine, però, la bielorussa ha perso 6-4, 5-7, 6-2, lasciando a Rybakina sia il trofeo sia la vetta della classifica.
Una sconfitta che fa ancora più riflettere se si guarda alla stagione di Sabalenka nel suo complesso.
Una stagione da protagonista, ma senza Slam
Il 2026 di Sabalenka è difficile da leggere in termini puramente numerici. La bielorussa ha vinto importanti tornei, ha battuto più volte le migliori giocatrici del circuito e ha raggiunto la finale sia all’Australian Open sia allo US Open.
Eppure, alla voce Slam, il conto è ancora fermo a zero.
È proprio questo il paradosso sul quale si è soffermato Andy Roddick nel suo podcast Served. Perché una giocatrice capace di essere così continua durante la stagione continua a trovare un ostacolo proprio nelle partite che valgono di più?
Cinque finali Slam perse, tutte al terzo set
C’è un dato che colpisce più degli altri: le cinque finali Slam perse da Sabalenka in carriera sono arrivate tutte al terzo set.
Non sono quindi state sconfitte rapide o partite completamente sfuggite di mano. Al contrario, Sabalenka è arrivata fino in fondo, ma nei momenti decisivi qualcosa è spesso cambiato.
Ed è proprio questo il punto sollevato da Roddick: quando una situazione si ripete così tante volte, è inevitabile chiedersi se, oltre agli aspetti tecnici e tattici, ci sia anche una componente mentale.
Naturalmente è facile, con il senno di poi, guardare una finale persa e pensare a cosa sarebbe potuto succedere con una gestione diversa di qualche punto importante. Ma il dato resta: Sabalenka è arrivata cinque volte a un passo dal titolo Slam e cinque volte ha perso al terzo set.
E adesso c’è la parte più difficile
La sconfitta di New York arriva inoltre in un momento particolare. Sabalenka non ha perso soltanto la finale dello US Open, ma anche il numero 1 del mondo, passato proprio nelle mani di Rybakina.
Ora dovrà affrontare la parte finale della stagione, tra la tournée asiatica e le WTA Finals, con una motivazione diversa rispetto a quella che aveva alla vigilia di New York.
Roddick si è chiesto proprio questo: come reagirà Sabalenka dopo un’altra finale Slam persa al terzo set?
La risposta arriverà in campo. Perché il tennis concede pochissimo tempo per fermarsi a pensare: dopo una sconfitta bisogna ripartire, spesso già la settimana successiva.
Sabalenka ha dimostrato di essere una delle giocatrici più forti del circuito. Il prossimo passo sarà capire se riuscirà a trasformare queste sconfitte in esperienza quando arriverà, ancora una volta, il momento di giocarsi uno Slam punto dopo punto.
Il problema, forse, non è arrivare in finale. È riuscire a vincere quella partita.




