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US Open, Zverev e Khachanov a confronto verso la semifinale

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Stima reciproca, tattica e lavoro dal fondo: le parole del tedesco e del russo alla vigilia del duello che vale la finale a New York

Il percorso sul cemento di Flushing Meadows porta, per la decima volta, Alexander Zverev e Karen Khachanov ad incrociare nuovamente le racchette. Un duello tra due giganti del circuito che si conoscono a memoria, nati tennisticamente insieme dai tempi dei tornei junior e arrivati a contendersi un posto nell’atto conclusivo dell’ultimo Major della stagione.

L’elogio di Zverev a Khachanov e al “Professore”

Pur affrontando un avversario contro cui vanta un bilancio favorevole di 6 vittorie e solo 3 sconfitte, Zverev rifiuta qualsiasi calo di tensione e spende parole di profonda stima per il rivale: “Ci sono persone che, viste da fuori, magari non ti rendi conto di quanto lavorino, ma credo che Karen sia una di quelle che si impegnano davvero tantissimo. È in campo ad allenarsi più della maggior parte dei giocatori. Cerca sempre delle soluzioni, prova a trovare nuovi modi per migliorare. Inoltre, ha un ottimo allenatore (Ndr: il tecnico croato Vedran Martic) che conosco da quando eravamo junior. Rispetto molto questa cosa: due persone che rimangono insieme così a lungo e percorrono un cammino tanto importante insieme. Lo chiamiamo “Il Professore”, perché sa tutto sul tennis. Conosce ogni tensione delle corde, sa cosa utilizza ogni giocatore… È piuttosto divertente. Ho moltissimo rispetto per Karen e spero che venerdì ci aspetti una grande battaglia”.

Khachanov, l’outsider

Dal canto suo, Khachanov sa di dover affrontare un giocatore nel momento migliore della carriera e non nasconde le difficoltà della sfida che lo attende: “Zverev è dove si trova perché se lo merita. È da tantissimi anni tra i primi cinque del mondo. Anche quest’anno ha fatto un passo avanti. Ha vinto il suo primo Slam e ha giocato anche la finale di Wimbledon. Sta arrivando a questo appuntamento in un momento di forma davvero ottimo. Abbiamo giocato grandi partite. Credo che sia avanti 6-3 negli scontri diretti, se non sbaglio, e sono sempre state battaglie molto dure. L’anno scorso l’ho battuto in Canada, una vittoria molto importante dopo diverse sconfitte contro di lui. Quindi vedremo chi riuscirà a vincere“.

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La ricetta del russo: pazienza e controllo del campo

Sul piano tattico, entrambi i tennisti convergono su un’analisi molto simile, legata all’aggressività da fondo campo e alla gestione dei colpi di inizio gioco. Khachanov sottolinea l’importanza di prendere l’iniziativa senza fretta: “Contro Zverev, senza dubbio dovrò essere al meglio. Dovrò avere pazienza e continuare a cercare di prendere il controllo dello scambio al centro del campo. In sostanza, dovrò giocare allo stesso modo in cui ho fatto finora, perché mi sta dando risultati. Voglio prendere il controllo dal centro, dettare il gioco, ma senza avere fretta. Devo costruire bene i punti e, quando vedrò e sentirò l’opportunità, cambiare ritmo. Perché se manteniamo semplicemente un ritmo costante, con una buona velocità di palla, rischiamo di giocare per molto tempo. Prima o poi bisogna fare la differenza. E poi, naturalmente, ci sono il servizio e la risposta. È da lì che inizia tutto. Lui ha una prima molto potente e una grande risposta, quindi dovrò essere molto concentrato anche su questi aspetti”.

Zverev e la chiave della partita dal fondo

Sulla stessa lunghezza d’onda il tedesco, consapevole che l’equilibrio della partita si deciderà sulle prime diagonali di scambio: “Credo che il giocatore che riuscirà a dominare maggiormente gli scambi da fondo campo e ad essere più aggressivo avrà probabilmente più possibilità di vincere. In un certo senso, i nostri stili sono abbastanza simili, perché siamo entrambi giocatori alti che cercano di comandare il gioco da fondo. Quindi credo che vincerà chi riuscirà a farlo meglio”.

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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