Dal quarto di finale con Djokovic al dito fratturato: un 2026 fatto di stop. A Lione, Lorenzo prova a rimettere insieme i pezzi, con la Coppa Davis sullo sfondo
A un set dalla gloria, poi il primo stop
Il 2026 di Lorenzo Musetti si apre con l’immagine più bella e si incrina quasi subito. Agli Australian Open il carrarino arriva ai quarti di finale contro Novak Djokovic, è avanti di due set a zero e sta giocando, per sua stessa ammissione, forse il miglior tennis della carriera. Poi un problema muscolare all’adduttore lo costringe al ritiro. Il bilancio del torneo resta positivo: dopo Melbourne sale al numero 5 del mondo, il suo best ranking.
È il punto più alto della stagione, e anche l’ultimo prima di un lungo calvario. Musetti salta l’intera tournée sudamericana (Rio de Janeiro, Buenos Aires, Acapulco) e torna in campo solo a Indian Wells, ai primi di marzo.

Il rientro e le assenze pesanti
Il ritorno in campo dall’infortunio, probabilmente, è arrivato prima del dovuto e il corpo ha presentato il conto con altri mesi di stop. Poco prima del Roland Garros si aggiunge un nuovo contrattempo: Musetti salta Parigi e poi tutta la stagione sull’erba, Wimbledon compreso. Dopo gli Internazionali d’Italia, di fatto, sparisce dai radar.
Il rientro agli US Open ha il sapore dell’incompiuto: batte Fery al primo turno, poi cede all’australiano Sweeny con un evidente calo fisico. In classifica, intanto, scivola dal numero 5: a metà settembre è ventesimo nel ranking e 31esimo nella Race.
L’anulare destro e il caso Shanghai
Il 30 settembre arriva un’altra notizia da fascicolo medico: durante l’ultimo allenamento a Tokyo Musetti si procura una piccola frattura all’anulare della mano destra e rinuncia all’ATP 500. È il quarto stop fisico del suo 2026.
La Race, intanto, è andata avanti senza di lui. A fine settembre Musetti aveva 1.285 punti, l’ottavo posto utile per le ATP Finals (Medvedev) ne contava 3.020. Il distacco era di circa 1.735 punti, con il forfait di Tokyo ancora da digerire.
A Shanghai, il 9 ottobre, Musetti rientra da testa di serie numero 24 e trova al secondo turno la wild card cinese Yi Zhou, numero 277 del mondo, 21 anni, allenato dall’italiano Davide Sanguinetti. Il match finisce 7-6 3-6 7-6 per il cinese. La curiosità statistica è il cuore della storia: Musetti non concede nemmeno un break in tutto l’incontro, ma spreca tre palle break consecutive e perde entrambi i tie-break.
Cosa dicono i numeri, e cosa no
Una partita persa senza subire break non è la partita di un giocatore che “non c’è”. Sembra piuttosto quella di chi ha poco ritmo nelle gambe e, nei momenti decisivi, fatica a mantenere continuità. È una lettura, ovviamente, non una diagnosi: a mancare a Musetti, in questa fase, sono soprattutto le partite vere nelle gambe, più che il livello del suo tennis.
La fotografia complessiva è quella di un talento con un gioco spettacolare e il rovescio a una mano come marchio di fabbrica, che nel 2026 ha avuto più infortuni che occasioni. E la Race per Torino, a questo punto, sembra roba da miracolo: anche vincendo Lione, Vienna e Parigi servirebbe un filotto da sogno e qualche passo falso altrui.
Lione, Vienna, Parigi: l’ultima finestra
Il programma dichiarato a settembre da Musetti era chiaro: Tokyo, Shanghai, poi il ritorno in Europa sul veloce indoor con Lione, Vienna e Parigi. Tokyo è saltato e Shanghai è andato male, ma l’ATP 250 di Lione è in programma e lo vede al via insieme a Cobolli, Arnaldi e Berrettini.
Per Musetti queste tre settimane valgono doppio. Servono per ritrovare fiducia e chilometri, certo, ma anche perché Volandri ha detto che aspetterà i tornei indoor europei per decidere le convocazioni di Coppa Davis. Per dirla in modo semplice: l’ultimo scorcio d’anno è una vetrina per il ranking di inizio 2027 e per un posto a Bologna.
Cosa guardare a Lione
- La mano destra: Come regge i carichi, soprattutto sul rovescio e sul servizio.
- I match lunghi: Se riesce a giocare tre set di fila senza cali fisici, come successo agli US Open.
- I tie-break: Il dato di Shanghai è il campanello più evidente.
- Il sorteggio: Lione ha quattro italiani: possibile qualche derby.
Il rischio dell’etichetta

Il pericolo, nella storia di Musetti, è quello dell’etichetta: il “fragile”, l’incompiuto, il talento che non regge. Nei fatti è un ragazzo di 24 anni che quest’anno ha avuto problemi muscolari seri, una frattura e pochissime occasioni per costruire continuità. Il 2025 lo aveva visto tra i protagonisti del circuito. Il 2026 è l’anno in cui la salute ha vinto sul talento. La vera partita, adesso, è restare sano abbastanza a lungo da far parlare di nuovo il suo tennis.




