TennisTalker MagazineNewsSLAMDal servizio militare allo US Open: Hong torna in campo e cerca il primo Slam...
Pubblicato in:

Dal servizio militare allo US Open: Hong torna in campo e cerca il primo Slam a 29 anni

- Advertisement -

Il coreano si è congedato soltanto a luglio e a New York ha conquistato la prima vittoria internazionale dopo il ritorno alla vita civile. Ha già tentato sei volte di superare le qualificazioni di un Major senza riuscirci: contro Tristan Schoolkate prova ad avvicinarsi al primo main draw Slam carriera

Un mese fa Seongchan Hong era ancora un militare. Oggi è a New York, racchetta in mano, e gli mancano due partite per entrare, per la prima volta in vita sua, nel tabellone principale di uno Slam. A 29 anni il coreano sta cercando di rimettere in moto una carriera professionistica appena riconsegnatagli dalla leva, e il primo dispaccio incoraggiante è arrivato dalle qualificazioni dello US Open: due set a zero al georgiano Nikoloz Basilashvili, uno che nel suo curriculum conserva ancora un numero 16 del mondo.

Per Hong è stata una vittoria assai meno ordinaria di quanto possa suggerire il punteggio. Si è congedato a luglio e quella contro Basilashvili è stata la sua prima vittoria in un torneo internazionale dopo il ritorno alla vita civile. Aveva già provato a riaprire bottega nelle qualificazioni del Masters 1000 di Cincinnati e poi al Challenger di Cancun, ma in entrambi i casi era arrivata l’eliminazione al debutto. A New York, finalmente, è comparso un “uno” nella casella delle vittorie.

Una carriera interrotta proprio sul più bello

Il tempismo della leva non è stato esattamente generoso, ma del resto l’esercito sudcoreano non consulta il ranking ATP prima di mandare le convocazioni. Da quelle parti la leva è obbligatoria per tutti gli uomini idonei e dura 18 mesi per chi viene assegnato all’Esercito, come Hong; si sale a 20 mesi nella Marina e a 21 nell’Aeronautica. Una parentesi piuttosto consistente per chi esercita una professione nella quale diciotto mesi possono contenere una discreta quantità di carriere.

- Advertisement -

Hong, oltretutto, ci era arrivato proprio mentre qualcosa cominciava finalmente a muoversi. Nel 2024 aveva raggiunto il numero 139 ATP, migliore classifica della carriera, e nello stesso anno aveva superato le qualificazioni di Indian Wells, disputando il primo main draw Masters 1000 della sua vita. Centosettantacinque centimetri, destro, rovescio bimane e un tennis costruito più sulla continuità da fondo che sulla potenza: a un’età nella quale le promesse hanno generalmente smesso da tempo di essere tali, il coreano sembrava avere finalmente trovato il proprio piano nel palazzo del professionismo.

Il talento, peraltro, aveva bussato parecchio prima. Da junior Hong raggiunse la finale dell’Australian Open 2015 e l’anno successivo vinse l’ITF Junior Masters, battendo in finale un certo Casper Ruud, che nel frattempo avrebbe trovato altri modi per occupare le proprie domeniche. Nel professionismo le cose sono andate con molta più calma: primo titolo Challenger a Matsuyama nel 2022, ingresso tra i primi 150 soltanto due anni più tardi. Proprio quando la classifica cominciava a raccontare una storia diversa, è arrivato lo Stato sudcoreano a ricordargli che esistevano anche altri programmi.

Hong non è nemmeno l’unico tennista del Paese impegnato in questa curiosa seconda partenza. Anche Kwon Soon-woo si è congedato a luglio e ha reagito alla restituzione della libertà con una certa frenesia geografica: Wimbledon, Los Cabos, Lexington, Cincinnati, Quebec e infine New York. Quasi un Interrail ATP, con meno ostelli e parecchi più fisioterapisti. Allo US Open la corsa di Kwon si è già fermata, con il ritiro al terzo set contro Dusan Lajovic; quella di Hong, invece, continua.

Sei tentativi, nessun main draw

C’è infatti un’altra faccenda lasciata in sospeso. Il conto di Hong con gli Slam è aperto dal Roland Garros 2023: sei partecipazioni alle qualificazioni di un Major e nessun main draw raggiunto. Proprio a New York era arrivato al secondo turno sia nel 2023 sia nel 2024. La prima volta lo fermò Taro Daniel; dodici mesi più tardi toccò a Kyrian Jacquet, al termine di una partita decisa 7-5 al terzo set.

Adesso siamo al tentativo numero sette, il primo dopo la parentesi militare. Al secondo turno Hong affronta l’australiano Tristan Schoolkate, numero 188 ATP ed ex numero 95 del mondo; vincendo gli rimarrebbe soltanto l’ultimo ostacolo delle qualificazioni. Anche il piccolo archivio dei precedenti gli concede qualcosa: nei due confronti già disputati contro l’australiano sono infatti già arrivate due vittorie.

Hong era partito per la leva quando aveva appena raggiunto la migliore classifica della carriera. Ne è uscito a 29 anni, con il ranking da ricostruire e diciotto mesi che il circuito, molto educatamente, non gli ha restituito. A New York ha appena vinto la prima partita internazionale della sua seconda vita tennistica e adesso gliene servono altre due per arrivare dove non era riuscito nemmeno prima di partire. Il congedo è già arrivato. Per il main draw bisogna aspettare ancora un po’.

- Advertisement -
Emmanuel Marian
Emmanuel Marian
Da molti anni lavora come redattore per testate giornalistiche e agenzie di stampa, occupandosi soprattutto di sport, arti e spettacolo. Nel suo percorso ha intrecciato cronaca e approfondimento, coltivando un particolare interesse per le forme e i linguaggi della cultura contemporanea.
Classifica Super Simulata FITP esclusiva TennisTalker
Ricerca avanzata giocatori TennisTalker

Instagram Gallery

Tennistalker Club - 15% sconto su Tennis Warehouse Europe