Le parole di Adriano Panatta sull’infortunio di Sinner inquadrano il momento delicato del tennista azzurro senza filtri. La stagione 2026 si chiude in anticipo per curare il ginocchio destro, ma ad allarmare l’ex numero quattro del mondo non è il calendario, quanto le feroci sollecitazioni del tennis odierno
Il ginocchio destro e il traguardo spostato in Australia
Il verdetto era nell’aria dalle settimane successive al trionfo di Wimbledon, ma ha preso forma definitiva attraverso i canali social del diretto interessato. Jannik Sinner non giocherà più nel 2026. La causa è una tendinopatia extra-articolare al ginocchio destro, un fastidio strisciante diventato ostacolo insormontabile per la seconda metà della stagione agonistica. Prima di sventolare bandiera bianca sul finale di annata, l’azzurro si era già sfilato dai tabelloni pesanti dell’autunno asiatico e americano: niente US Open, niente ATP 500 di Pechino, nessun volo per il Masters 1000 di Shanghai. Il mirino medico e sportivo, adesso, è puntato dritto sul cemento di Melbourne per gli Australian Open 2027.
La rinuncia non è stata indolore, soprattutto pensando a quanto costruito dal giocatore nei mesi precedenti. Sinner ha spiegato con chiarezza la dinamica della decisione ai tifosi: “Insieme ai dottori abbiamo deciso che ho bisogno di un percorso terapeutico per il mio ginocchio e ciò significa che il mio 2026 è ufficialmente terminato. Gli ultimi anni, specialmente il finale a Torino, mi hanno regalato tante belle emozioni. Quest’anno sarà molto diverso, ma al momento devo pensare alla mia carriera a lungo termine e farò tutto il possibile per tornare al 100%“.
L’ opinione in tv e la stima sui tempi di recupero
La notizia dello stop ha innescato l’immediata reazione di addetti ai lavori e appassionati. Tra le voci più ascoltate, Adriano Panatta ha fornito la sua lettura ospite negli studi della trasmissione La Domenica Sportiva. L’ex campione ha inquadrato la situazione medica puntando l’attenzione sulla variabile principale in queste circostanze: il tempo necessario per curarsi.
“Non si sa nulla. Ha male al ginocchio, evidentemente si è preso questa pausa perché ci vogliono 3-4 mesi per curarsi“, ha sentenziato Panatta davanti alle telecamere, calcolando a spanne la durata del percorso riabilitativo. “Io spero ce la faccia a rimettersi in gioco“. Un’attesa di circa quattro mesi accompagna di fatto il giocatore verso le prime battute della prossima stagione.
Il falso mito del calendario e la dittatura dell’intensità
Lo stop forzato di Sinner riapre un tavolo di discussione perenne nel circuito maschile: i tennisti giocano troppe partite? La risposta più diffusa punta il dito contro l’ATP e un calendario fitto di impegni obbligatori. Panatta, tuttavia, respinge l’alibi della programmazione e sposta il problema sulle dinamiche puramente fisiche del tennis attuale.
“Non è vero che si gioca troppo rispetto ai miei tempi, io facevo gli stessi tornei di Sinner“, ha precisato l’ex numero quattro del mondo. La differenza vera, quella che svuota i tabelloni e riempie i centri medici, sta nei carichi di lavoro durante lo scambio. “Ci sono troppi infortuni perché è cambiata l’intensità“. Potenza esasperata, scivolate sul cemento, cambi di direzione estremi: il corpo dei giocatori riceve continue sollecitazioni meccaniche che accorciano il chilometraggio delle articolazioni.
Basta scorrere l’elenco dei forfait nel 2026 per dare peso a questa chiave di lettura. Il circuito somiglia a una corsia d’ospedale. Carlos Alcaraz è rimasto fermo ai box per quattro mesi e mezzo a causa di un infortunio al polso, perdendo gran parte dell’inerzia stagionale. Ma lo spagnolo non rappresenta un caso isolato. Anche Lorenzo Musetti, Arthur Fils, Jack Draper e Joao Fonseca hanno dovuto fare i conti con problemi fisici, affrontando pause forzate che hanno spezzato il ritmo dei rispettivi tornei.




