La sconfitta di Tsitsipas contro Shelton spezza la striscia lunga oltre un secolo di almeno un tennista con rovescio a una mano in semifinale Slam
Non è soltanto una sconfitta nei quarti o negli ottavi di un torneo del Grande Slam, è un cambio d’epoca. Con il netto 6/2 6/3 6/4 incassato da Stefanos Tsitsipas per mano di Ben Shelton a New York, il tennis moderno saluta una delle tradizioni più longeve della sua storia. Per la prima volta dal 1877, anno della prima edizione di Wimbledon, il pubblico non vedrà almeno un tennista con il rovescio a una mano raggiungere una semifinale Slam.
Si interrompe così una striscia durata ben 149 anni e oltre 520 edizioni Slam, durante la quale la maestria e l’eleganza del colpo monomane avevano sempre trovato spazio tra i migliori quattro di un Major.
L’ultimo dei mohicani a New York
Alla vigilia dello US Open, il dato storico era già appeso a un filo e lo stesso Roger Federer in allenamento con Musetti ne aveva parlato. Con le uscite precoci di veterani e specialisti come Stan Wawrinka, Dimitrov, Lorenzo Musetti e Denis Shapovalov nelle prime fasi del torneo, tutti gli occhi si erano posati un po’ a sorpresa sul greco Stefanos Tsitsipas.
Lo stesso Tsitsipas non aveva nascosto il peso di questa responsabilità, arrivando a dichiarare con una battuta ma non troppo: “Ho una tradizione di quasi 150 anni da salvare“.
Di fronte al servizio devastante e all’aggressività di Ben Shelton, il rovescio del greco è stato costantemente messo sotto pressione. L’americano non ha concesso sconti, dominando il match dall’inizio alla fine e chiudendo la contesa in tre set rapidi.
Dal canto suo Tsitsipas può comunque ritenersi soddisfatto della competizione disputata a Flushing Meadows, dove ha ritrovato un ottavo Slam dopo più di due anni. Conseguenza di questo buon torneo il ritorno in Top 50 del greco che, con Patrick Mouratoglou al suo fianco, potrebbe anche pensare di rientrare in corsa per le posizioni di vertice.
“Sono orgoglioso di essere tornato a competere ad alti livelli su un campo così importante. Mi sento di nuovo competitivo e questo US Open può essere un nuovo punto di partenza“.

L’amaro sfogo di Tsitsipas: «Oggi giocano tutti allo stesso modo»
Nel post partita, oltre a riconoscere la superiorità di un avversario “oggi semplicemente migliore di me“, Tsitsipas si è lasciato andare a una riflessione molto profonda e malinconica sul momento che sta attraversando il tennis mondiale a proposito della decadenza del rovescio a una mano.
“È un colpo che sta scomparendo ed è evidente. Negli anni ’50 o ’60 il 98% dei tennisti giocava il rovescio a una mano, oggi siamo al 2% o 3%. Sarebbe un vero peccato perdere un colpo così classico e tradizionale“, ha spiegato l’ellenico.
Tsitsipas ha poi allargato il campo alla mancanza di varietà tattica nel circuito odierno.
“Un tempo il tennis aveva un’incredibile varietà di stili: c’erano i giocatori da serve-and-volley, i grandi difensori, i contrattaccanti puri. Oggi si è ridotto tutto a un unico modello di gioco da fondo. I campi sono più lenti e tutti giocano più o meno allo stesso modo. Non è la fine del mondo, il tennis andrà avanti lo stesso, ma abbiamo perso quella diversità che lo rendeva unico“.
Un’evoluzione fisica e tattica
Il dato di questo 2026 marca un punto di non ritorno. Se per decenni campioni immortali come John McEnroe, Stefan Edberg, Pete Sampras, Roger Federer e Stan Wawrinka hanno dimostrato che si poteva dominare il mondo con una sola mano, la velocità degli scambi odierni, il peso di palla e la spinta sui servizi hanno progressivamente imposto il rovescio a due mani come scelta quasi obbligata.
Non resta che, da appassionati di questo sport, fare il tifo anche per Tsitsi come uno degli ultimi baluardi del colpo più bello del mondo. Il rovescio a una mano con tennisti come lui e Musetti è ancora in buone mani, ma per quanto sarà così?




