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    Il forte impatto della scienza nel tennis – part 2

    La settimana scorsa vi abbiamo raccontato di quanto la scienza nel tennis abbia avuto un impatto incredibile, offrendo agli atleti una serie innumerevole di strumenti per giocare al meglio delle loro prestazioni. Vi abbiamo parlato anche di come si sia inserita nel calcolo dei punteggi, nella registrazione live dell’impatto della pallina sul campo (dentro e fuori campo) e di come la psicologia dello sport venga in supporto non solo agli atleti ma anche ai loro coach.

    Oggi abbiamo deciso di illustrarvi altri progressi che la scienza nel tennis ha fatto e che ci consentono di seguire le partire sempre meglio e di avere atleti preparati a tutto tondo. Anni fa le tecnologie che abbiamo oggi non esistevano, ora che le abbiamo tanto vale sfruttarle e soprattutto iniziare a conoscerle.

    Gli ulteriori progressi – scienza nel tennis

    Quali sono questi altri progressi che la scienza ha fatto? Andiamoli ad esaminare nel dettaglio:

    La nutrizione – scienza nel tennis

    I recenti progressi nella nutrizione si sono concentrati principalmente sugli sport che richiedono un’elevata dose di energia come il ciclismo e la maratona, ma è anche aumentata la consapevolezza dei benefici di una corretta alimentazione nel tennis. Al giorno d’oggi, la maggior parte dei giocatori professionisti ha una dieta ben equilibrata prima, durante e dopo il gioco che include liquidi, carboidrati e proteine ​​nella giusta combinazione per prestazioni ottimali e per un veloce recupero.

    Gli infortuni

    Ci sono sempre più studi e sperimentazioni effettuati nel corso del tempo sull’epidemiologia e rischio di infortuni nel tennis. La maggior parte degli infortuni che avvengono nel tennis possono essere definiti come “lesioni da sovraccarico” causate da microtraumi ripetuti. Sono stati effettuati nel corso degli anni altri numerosi studi ed è emerso che vi è una grande variazione del tasso di incidenza di lesioni. Sebbene alcune di queste variazioni possano essere spiegate in quanto si riferiscono a diverse popolazioni e condizione degli atleti presi come campione di riferimento.  Dai vari studi è emerso che i giocatori di tennis oltre ad essere soggetti maggiormente ad infortuni a carico degli arti inferiori, subiscono altrettanti infortuni a carico degli arti superiori tra cui predominano l’ epicondinite radiale o detta anche “gomito del tennista” e la lesione della cuffia dei rotatori.

    La ricerca, tra l’altro, continua ad approfondire il collegamento tra carico e infortuni nel tennis e la tecnologia oggi disponibile consente di raccogliere molte più informazioni rispetto al passato.

    Stress e calore

    Sono stati condotti numerosi studi per indagare la risposta termoregolatrice dei giocatori di tennis allo stress da calore. Questi mostrano che la temperatura corporea interna (CBT) può essere mantenuta a un livello sicuro in un’ampia gamma di condizioni ambientali ed è determinata principalmente dall’intensità dell’esercizio e il tasso metabolico risultante. Quando i meccanismi di raffreddamento del corpo (sudorazione e vasodilatazione cutanea) funzionano normalmente, l’equilibrio termico viene raggiunto e mantenuto dopo circa 40 minuti di partita di tennis.

    Tuttavia, in condizioni ambientali calde, la CBT è determinata non solo dal tasso metabolico, ma anche dal carico di calore ambientale. Il lavoro di Périard, che ha studiato i tennisti maschi durante una partita di tennis al freddo (19 ° C – 22 ° C) e clima caldo (34 ° C – 37 ° C), hanno mostrato CBT medi di ∼38,7 ° C in condizioni di freddo e di ∼39,4 ° C in condizioni di caldo.

    Inoltre, condizioni ambientali avverse (ad esempio, alta temperatura, elevata umidità, radiazione solare e assenza di vento) provocheranno un’elevata temperatura della pelle e un aumento del disagio termico (indipendentemente dalla CBT effettiva). Con l’aumentare del disagio termico, i giocatori diminuiscono il ritmo della partita, il che si traduce in un calo del tasso metabolico: un ottimo esempio di autoregolazione. Ulteriori misure che i giocatori possono adottare per raffreddare i loro corpi sono l’uso di ventilatori, ombrelloni, cubetti di ghiaccio e acqua fredda.

    Quando smettere di giocare?

    In caso di elevate temperature come sopra evidenziato, non esiste una soglia predeterminata in cui anche durante un torneo si possa sospendere. La medicina tiene in considerazione variabili continue in “limiti” (cioè, soglie di trattamento per la maggior parte delle condizioni come colesterolo, pressione sanguigna…ecc.) ma a parte la “regola del caldo” di Wimbledon (tra l’altro applicata solo al settore femminile) non ci sono reali regole. Le prove del recente Australian Open hanno indicato che dovrebbe esserci un limite superiore al di sopra del quale il gioco dovrebbe essere sospeso, anche per gli atleti sani. Questo limite superiore sembra essere intorno a una temperatura di 41–43 ° C o un WBGT di 32 ° C, se non per i giocatori, almeno per gli spettatori sofferenti!

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