Con l’elezione di Lorenzo Musetti, Consiglio Slam e tennis italiano trovano un punto di contatto inedito
Il toscano è l’unico azzurro a sedere nel nuovo organo consultivo formato dai quattro tornei maggiori, un tavolo di dodici tennisti nato per ridiscutere gli equilibri economici e le dinamiche del circuito.
Dodici sedie, equamente divise tra sei uomini dell’ATP e sei donne della WTA. La formazione del nuovo organo voluto dai Major è ormai completa e l’Italia c’è, affidata a una sola racchetta. La presenza del carrarino tra i rappresentanti ufficiali assicura al tennis azzurro una voce diretta ai vertici dello sport. Mancano i due attuali dominatori del ranking mondiale, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Un’assenza ampiamente annunciata, perlomeno sul fronte spagnolo: Alcaraz aveva già espresso la chiara intenzione di tenersi a debita distanza dalla politica sportiva, per incanalare ogni energia sulla preparazione atletica e sui tornei. A presidiare il tavolo ci sarà dunque il toscano.
L’asse dei quattro Major e la lista dei delegati
L’iniziativa porta la firma congiunta e unanime di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open. Lo scopo pratico è l’apertura di un canale permanente, senza filtri, tra chi va in campo e chi organizza gli appuntamenti più ricchi del calendario. Sul tavolo finiscono materie pesanti: retribuzioni, montepremi, ma anche la tutela fisica e il benessere degli atleti, esposti ai ritmi di una stagione logorante.
La quota maschile si compone di sei elementi. Accanto a Musetti siedono Novak Djokovic, Alexander Zverev, Ben Shelton e Arthur Rinderknech. Completa il blocco Felix Auger-Aliassime. Il nome del canadese era inizialmente saltato in alcune ricostruzioni sommarie della vigilia, ma risulta ora regolarmente confermato per chiudere il cerchio ATP. Il versante femminile schiera campionesse di prima fascia. La WTA è rappresentata da Aryna Sabalenka, Elena Rybakina, Jessica Pegula, Elina Svitolina e Maria Sakkari. Accanto a loro, l’ultimo posto disponibile è andato a Iva Jovic, diciottenne statunitense e componente anagraficamente più giovane dell’intera assemblea.
L’autunno caldo del 2026 e il nodo delle retribuzioni
La genesi di questa commissione nasce da forti frizioni. L’annuncio della fondazione risale allo scorso 20 agosto 2026, a ridosso del tabellone principale dello US Open. Dietro le comunicazioni ufficiali c’è un’annata segnata da proteste sindacali severe, esplose apertamente sulla terra rossa di Parigi. Durante l’ultimo Roland Garros, gran parte dei tennisti ha boicottato il Media Day, una mossa studiata per denunciare a gran voce la necessità di una redistribuzione dei ricavi giudicata più equa.
Il braccio di ferro poggia su numeri precisi. I giocatori partono da una base calcolata al 16% sulle entrate complessive generate dai quattro tornei. La richiesta fissa un traguardo netto al 22%, da raggiungere entro il 2030, con l’obbligo di destinare l’aumento direttamente al montepremi. Quei punti percentuali servono a uno scopo strutturale: costruire tutele finanziare reali e sostegno tangibile per chi galleggia fuori dai primi cento posti della classifica, l’anello storicamente più debole della piramide tennistica mondiale.
Le parole di Shelton e Pegula dettano la linea
Sedere a questo tavolo ha un peso politico che i diretti interessati hanno subito inquadrato. Nel giorno in cui l’organismo ha preso forma, Ben Shelton ha tracciato il perimetro dell’operazione: “Avere un posto al tavolo delle decisioni nei tornei del Grand Slam è qualcosa che desideravamo da tempo, quindi sono davvero lieto di vedere questo consiglio prendere forma. Ci offre, in quanto giocatori, una reale opportunità di far sentire la nostra voce, di contribuire al dibattito e di aiutare a plasmare i tornei al di là di ciò che accade sul campo”.
Una logica sposata senza riserve da Jessica Pegula, ferma nel ribadire quanto i Major dettino i tempi dell’intero anno agonistico: “I tornei del Grand Slam sono gli eventi più importanti dell’anno e quelli a cui i giocatori danno la priorità e su cui si concentrano durante tutta la stagione. Il loro impatto sulla carriera di un giocatore non può essere sottovalutato, ed è per questo che è così importante che noi abbiamo voce in capitolo nelle questioni relative a questi tornei. La costituzione di questo consiglio dei giocatori ne è la dimostrazione, e sono lieta che i tornei del Grand Slam abbiano promosso questa iniziativa”. Le tensioni accumulate tra la primavera e l’estate trovano quindi un perimetro istituzionale. Musetti entra nel vivo del dibattito, chiamato a rappresentare una fetta cospicua dello spogliatoio.




