Meg Radice e Audrey Jongens, creator di The VIP List, hanno perso le credenziali dopo aver pubblicato sui social i propri badge. L’USTA chiarisce: “Non erano accreditate come media o content creator”. E a New York cresce il malcontento dei giocatori
A New York è esplosa la polemica sulla presenza sempre più numerosa degli influencer all’interno del torneo. L’ultimo episodio riguarda Meg Radice e Audrey Jongens, due creator americane che gestiscono l’account Instagram di recensioni gastronomiche The VIP List.
Le due sono state allontanate da Flushing Meadows appena due ore dopo il loro arrivo, con la revoca dei pass che avevano ottenuto grazie a una collaborazione con uno dei ristoranti presenti all’interno dell’impianto.
Il motivo, almeno inizialmente, sembrava abbastanza semplice: Radice e Jongens avevano pubblicato sui social alcune foto nelle quali erano chiaramente visibili i loro badge. Una violazione delle regole relative alle credenziali di accesso, che agli US Open hanno anche una funzione di sicurezza.
“Eravamo distrutte”
Le due influencer hanno raccontato la loro versione a TMZ TV, spiegando di essere grandi appassionate di tennis e di aver programmato contenuti per entrambe le settimane del torneo: “Eravamo così entusiaste di essere lì e di poter creare contenuti per tutte le due settimane. Avere quelle credenziali era letteralmente il nostro sogno”, ha raccontato Jongens.
Radice ha invece ammesso con una certa leggerezza di non aver pensato che pubblicare il pass potesse creare problemi: “Abbiamo pubblicato le nostre foto più sexy, era ovvio che avremmo mostrato anche le credenziali. Perché ci avete lasciato fare quella foto se poi non potevo pubblicarla?”, ha raccontato.
Le due hanno spiegato di essere andate a cena dopo essere arrivate al torneo e di non essere nemmeno ancora entrate sui campi quando hanno ricevuto la comunicazione: i loro pass non erano più validi. “Nel giro di due ore ci hanno detto che non potevamo più usare le credenziali. Eravamo distrutte e lo siamo ancora”, ha aggiunto Jongens.
Da qui l’appello all’organizzazione per avere una seconda possibilità: “Non abbiamo bisogno nemmeno di scuse, vogliamo solo tornare. Se avessimo saputo di fare qualcosa di sbagliato, non lo avremmo fatto”.
La versione dell’US Open è però diversa
La vicenda, però, ha assunto contorni diversi dopo la risposta ufficiale della USTA.
Gli organizzatori hanno infatti spiegato a The Athletic che Radice e Jongens non erano state accreditate come media o content creator. I loro nomi erano stati inseriti in maniera impropria in una lista dello staff fornita da un venditore di cibo presente nel torneo. Il problema, quindi, non sarebbe stato soltanto la pubblicazione dei badge sui social. Le due influencer si trovavano a Flushing Meadows con credenziali emesse attraverso una lista di personale di servizio e non con un normale accredito per la produzione di contenuti.
La USTA ha inoltre confermato che quest’anno il numero di content creator presenti agli US Open è cresciuto sensibilmente: quasi 100 accrediti, contro i 54 concessi nel 2025. Una scelta che risponde alla volontà di raccontare il torneo anche attraverso il cibo, gli eventi, l’hospitality e l’esperienza vissuta dal pubblico.
E proprio qui nasce il problema.
Quando i contenuti disturbano il tennis
La presenza degli influencer non è infatti una novità agli US Open. Il torneo di New York è storicamente più rumoroso e informale rispetto agli altri Slam e l’organizzazione punta da tempo anche sull’aspetto dello spettacolo e dell’intrattenimento.
Negli ultimi giorni, però, alcuni episodi hanno fatto discutere anche i giocatori.
Durante la partita tra Naomi Osaka e Anastasia Zakharova, l’arbitro Kader Nouni ha dovuto interrompere momentaneamente il gioco per chiedere agli spettatori presenti in un box di sedersi. Poco dopo, alcune persone sono state riprese mentre cercavano di scattarsi dei selfie durante il match.
La scena non è (ovviamente) piaciuta a diverse giocatrici.
Jessica Pegula ha spiegato di non avere nulla contro gli influencer che raccontano il torneo, soprattutto quando si occupano di cibo, drink e atmosfera. Il problema, secondo la statunitense, nasce quando i contenuti interferiscono con la partita. Anche Naomi Osaka ha invitato i creator a informarsi meglio sulle regole e sull’etichetta del tennis.
E Coco Gauff ha espresso un concetto simile dopo la sua vittoria contro Paula Badosa: non è contraria alla presenza degli influencer, ma con un numero così alto di creator è inevitabile che qualcuno non conosca ancora le regole di comportamento durante una partita. “L’Ashe è un campo rumoroso, ci sono abituata”, ha spiegato Gauff, sottolineando però che fare un video TikTok durante un punto non è una buona idea.
Tra spettacolo e rispetto del tennis
Il confine, insomma, sembra essere proprio questo. Gli US Open vogliono sfruttare sempre di più il mondo dei social per raccontare un’esperienza che va oltre il semplice risultato delle partite. Ma quando selfie, video e contenuti arrivano direttamente durante un incontro, il rischio è quello di superare il limite.
A New York, quindi, gli influencer restano i benvenuti. A patto, però, che ricordino di essere agli US Open per raccontare il tennis e non per diventare loro stessi lo spettacolo.




