A distanza di cinque anni dalla sua ultima apparizione agli US Open, Roger Federer è tornato a New York per una serata che avrà inevitabilmente il sapore della nostalgia. In conferenza stampa ha ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua carriera, parlando anche del presente del tennis, degli infortuni di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, di Novak Djokovic e, soprattutto, della sua nuova vita lontano dal circuito
Sarà una serata speciale: Federer affronterà Andy Roddick in un match di esibizione, per poi condividere il campo con Roddick, Andre Agassi e John McEnroe. L’evento, organizzato dall’US Open durante la Fan Week, rappresenterà anche una sorta di saluto ufficiale del torneo a uno dei suoi più grandi protagonisti.
E Federer, forse per la prima volta in maniera così esplicita, ha ammesso quanto gli manchi davvero quella vita.
“È un peccato non essere più nel circuito”
Federer ha raccontato di essere profondamente orgoglioso dei 25 anni trascorsi nel circuito, degli amici incontrati lungo il percorso e del rapporto costruito con i tifosi.
“È un peccato non poter più essere sul circuito, ma è stata un’epoca meravigliosa e mi manca molto”, ha raccontato lo svizzero.
Parole che restituiscono un’immagine diversa dal Federer ormai completamente distante dal tennis agonistico. Il campione non sembra avere alcun rimpianto per la decisione presa, ma allo stesso tempo non nasconde la nostalgia per un mondo che per un quarto di secolo ha rappresentato la sua quotidianità.
Oggi Federer si definisce semplicemente un tifoso. Guarda le partite, segue quello che accade nel circuito e osserva da una prospettiva privilegiata una generazione che, in parte, è arrivata dopo di lui.
Ma tornare a New York gli ha inevitabilmente riaperto una porta sul passato.
Cinque US Open consecutivi: “È quasi surreale”
Quando gli è stato chiesto di scegliere il ricordo più bello legato a Flushing Meadows, Federer non ha avuto bisogno di pensarci troppo.
La risposta è stata la sua incredibile striscia di cinque titoli consecutivi, conquistati dal 2004 al 2008. Un record che ancora oggi nessun altro giocatore, uomo o donna, è riuscito a superare.
Federer ha spiegato quanto fosse difficile riuscire a vincere a New York, soprattutto considerando le condizioni particolari del torneo: umidità, vento e una superficie sulla quale arrivano tutti i grandi protagonisti della stagione.
Eppure lui riuscì a trasformare quel torneo in una sorta di territorio personale.
Il suo ricordo preferito, però, è forse ancora più specifico: la finale del 2005 contro Andre Agassi.
“Mi piaceva la rivalità che avevo con Andre in quel periodo”, ha ricordato Federer, sottolineando quanto quella sfida avesse un significato particolare anche per il rapporto costruito con l’americano.
Il ritorno sull’Arthur Ashe? “Sono un po’ nervoso”
Federer ha confessato di essere sinceramente emozionato per il ritorno in campo.
L’ultima volta che ha giocato un match ufficiale agli US Open risale al 2019, quando fu sconfitto da Grigor Dimitrov nei quarti di finale. Dopo quella partita non avrebbe più avuto l’opportunità di tornare a New York da protagonista in campo.
Questa volta sarà diverso, ma l’emozione non sembra essere diminuita.
“A essere sincero, sono un po’ nervoso”, ha ammesso. Non ha giocato un set da anni e non sa esattamente cosa aspettarsi dal proprio corpo e dal proprio tennis.
Ma proprio questa incertezza sembra rendere il momento ancora più bello.
“C’è molta felicità per poter tornare all’Arthur Ashe, un luogo dove ho vissuto tanti momenti preziosi”.
L’organizzazione dell’US Open ha scelto di costruire intorno al ritorno di Federer una serata celebrativa, con quattro leggende capaci di rappresentare generazioni diverse del tennis americano e internazionale.
Nessun ritorno alla Serena Williams
La domanda era inevitabile.
Con Serena Williams tornata recentemente a competere nel doppio misto, qualcuno ha chiesto a Federer se anche lui potrebbe immaginare un clamoroso ritorno al tennis professionistico.
La risposta è stata categorica.
No.
Federer ha escluso completamente l’ipotesi, scherzando anche sulle difficoltà che comporterebbe un ritorno agonistico e sulla sua vita attuale, molto più impegnata di quanto si possa immaginare.
“Sono troppo occupato. A malapena trovo tempo per giocare, figurati tornare sul circuito”, ha spiegato.
E poi una frase ancora più significativa: il suo corpo, ha detto scherzando, è ormai «finito».
Il ritiro è maturato in vacanza
Federer ha poi raccontato uno dei momenti più delicati della sua vita sportiva: quello in cui ha capito che era arrivato il momento di smettere.
Non fu una decisione presa dall’oggi al domani.
Dopo Wimbledon 2021 aveva provato a recuperare dall’ennesimo problema al ginocchio, ma durante quell’estate iniziò a percepire qualcosa di diverso.
“In vacanza ho sentito che era la fine. Il ginocchio non ce la faceva più. Era stanco”.
E c’era anche un altro elemento, forse ancora più importante: la pazienza.
Federer non aveva più voglia di aspettare altri due anni per capire se il proprio corpo avrebbe finalmente consentito un ritorno competitivo.
La Laver Cup di Londra diventò così il luogo perfetto per chiudere il cerchio. Il doppio con Rafael Nadal e il saluto al mondo del tennis trasformarono quella che avrebbe potuto essere una semplice partita in uno dei momenti più emozionanti della storia recente dello sport.
Federer ha però spiegato di non aver voluto costruire immediatamente una lunga tournée d’addio.
Ha preferito lasciare che le cose accadessero naturalmente.
“Non volevo cercarlo immediatamente. Ho lasciato che arrivasse naturalmente”.
“Non mi è mancata la preparazione”
C’è però un’altra confessione interessante.
Federer non ha sentito la mancanza del lavoro quotidiano necessario per essere un tennista professionista.
La preparazione, il recupero, le ore in palestra, la necessità di sottoporre continuamente il corpo a stress e sacrifici: tutto questo non gli manca.
“Non mi è davvero mancato, perché sei felice di non sottoporre il corpo a quel tipo di usura”.
Il calendario moderno e la lezione che Federer lascia al tennis
Nella conferenza stampa c’è stato spazio anche per un tema molto attuale: la gestione del calendario.
Federer ha parlato delle difficoltà che stanno affrontando Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, alle prese con problemi fisici in una fase della stagione estremamente impegnativa.
Secondo lo svizzero, il momento più delicato è proprio quello che porta dal Roland Garros a Wimbledon e successivamente agli US Open.
La sua filosofia, durante la carriera, è stata quella di costruire un calendario equilibrato, con pause sufficienti per recuperare.
“Non puoi essere al cento per cento venti volte all’anno”, ha osservato.
Un concetto che oggi appare particolarmente attuale.
Con i Masters 1000 diventati tornei di due settimane e un calendario sempre più fitto, la gestione delle energie è diventata uno degli aspetti centrali della carriera dei migliori giocatori.
E ha aggiunto un messaggio importante anche per il pubblico: bisogna accettare che un giocatore non possa essere sempre al massimo.
“Uno dei miei figli sta passando al rovescio a una mano”
Tra i temi più curiosi affrontati da Federer c’è stato anche quello del suo marchio di fabbrica: il rovescio a una mano.
In un tennis dominato dal rovescio bimane, quello dello svizzero appartiene ormai quasi a un’altra epoca.
Federer ha spiegato che uno dei suoi figli sta provando a passare dal rovescio a due mani a quello a una mano e che, proprio osservandolo, si è reso conto ancora una volta di quanto sia difficile imparare questo colpo.
Il problema, secondo Federer, è soprattutto il tempo.
Il rovescio a una mano richiede anni per essere sviluppato e controllato, mentre nel tennis moderno i giovani giocatori devono diventare competitivi sempre più rapidamente.
Per questo il bimane rappresenta una soluzione più semplice e immediata.
Ma Federer non vuole arrendersi all’idea che il suo colpo sia destinato a scomparire.
“Ho ancora speranza che non sia la fine”.
Prima New York, poi la Hall of Fame
Il ritorno agli US Open arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per Federer.
Pochi giorni dopo l’esibizione di New York, lo svizzero sarà infatti celebrato a Newport con l’ingresso ufficiale nella International Tennis Hall of Fame, nella classe 2026. La cerimonia si svolgerà dal 27 al 29 agosto.
È difficile immaginare una settimana più adatta per chiudere simbolicamente un capitolo.
Prima il ritorno sull’Arthur Ashe Stadium, il campo dei cinque trionfi consecutivi e delle grandi rivalità con Agassi, Roddick e gli altri campioni della sua generazione.
Poi la Hall of Fame, il riconoscimento definitivo di una carriera che conta 20 Slam, 103 titoli ATP, otto Wimbledon e cinque US Open consecutivi.
Federer è tornato, ma soltanto per salutare
“Mi manca molto”, ha ammesso parlando della sua vita nel circuito.
È una frase che forse racchiude meglio di qualsiasi statistica il rapporto tra Federer e il tennis. Perché anche quando il corpo gli ha imposto di smettere, la passione non è mai realmente finita.
Domani sera, sotto le luci dell’Arthur Ashe Stadium, Roger Federer tornerà quindi a impugnare una racchetta davanti al pubblico di New York.




