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    Le due facce della stessa medaglia: la differenza tra distress ed eustress

    Eccoci con la nostra rubrica di MENTAL TRAINING. Nell’articolo precedente abbiamo parlato dell’importanza di gestire lo stress (link) oggi la nostra mental coach Sara Bordo e il suo collaboratore Gabriele Costanzo del PERFORM-UP TEAM ci racconteranno qualcosa in più sullo stress.

    “Coach aiutami! Sono stressato..”

    Come rispondereste voi a questa frase?
    Potrebbero esserci mille modi utili e funzionali da adottare valutando quella che è la situazione in cui ci troviamo, ma forse c’è una risposta che troppo poco spesso viene fornita e che invece è assolutamente adatta: “Menomale che sei stressato!”

    Ebbene sì, qualcuno potrà apparire stupido, ma non è una battuta. Lo stress fa parte della nostra vita e piuttosto che evitarlo dovremmo imparare ad accettarlo e gestirlo.

    La nascita “teorica” dello stress:

    Il termine stress viene impiegato per la prima volta da Hans Selye (1936) che lo definisce come una risposta che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti di svariati tipi di stressor, quali stimoli di natura fisica (ad esempio, fatica), mentale (ad esempio, preoccupazioni inerenti la propria carriera), sociale o ambientale (ad esempio, richieste del proprio allenatore).

    Esso rappresenta la risposta che il nostro organismo mette in atto davanti alle normali pressioni quotidiane che fanno parte della nostra vita. Paradossalmente non esiste un periodo della nostra vita in cui non siamo stressati dato che la totale assenza di stress coincide con la morte. Capite ora perché la frase di prima (“Menomale che sei stressato!”)?

    La differenza tra due tipi di stress:

    “Ok, va bene. Lo stress fa parte della nostra vita, ma io non so gestirlo! Preferirei non averlo!”
    Quello cui accenna questo ipotetico tennista in questa frase non è stress, ma una sua sottocategoria: il distress.

    Lo stress infatti può avere una natura “cattiva” e disfunzionale così come una natura “positiva” e funzionale. Questa è in linea generale la differenza tra distress ed eustress.
    Quando proviamo distress siamo sottoposti in maniera prolungata e/o acuta ad uno stressor per il quale non abbiamo a disposizione adeguate risorse per fronteggiarlo. È un po’ come se ci fosse uno sbilanciamento tra quelle che sono le mie risorse e quello che l’ambiente intorno a me mi sta richiedendo.
    Cerchiamo di essere più chiari attraverso un esempio pratico: vi state allenando in palestra per il vostro prossimo torneo ed il vostro preparatore atletico vi ha consigliato di mettere massa muscolare al vostro bicipite dx. Non avendovi dato altre indicazioni sui carichi da utilizzare e sulla frequenza di allenamento, andate in palestra e, avendo un’ipotetica capacità muscolare in grado di alzare al massimo 14kg, decidete invece di effettuare un curl per bicipiti con un manubrio da 40kg. Cosa succede? Abbastanza banale no? Se riuscite ad alzare il peso, il vostro corpo verrà sottoposto ad uno stress troppo più elevato rispetto alle sue capacità e subirà un danno (distress) dovuto ad un singolo stress acuto (manubrio da 40kg).
    Ugualmente, potreste essere sottoposti ad un elevate livello di distress se, piuttosto che concedere al vostro corpo dei giorni di riposo, decideste di allenarvi quotidianamente per 2h in palestre per 2 settimane consecutive. Seppur in questo caso abbiate scelto di utilizzare un peso congruo alle vostre capacità (manubrio da 14kg), è la frequenza di allenamento ad essere sbilanciata e si può verificare un danno da sovra-allenamento (distress) dovuto in questo caso ad un prolungato e ripetuto stress (allenarmi per 2h tutti i giorni per 2 settimane senza pause).

    Qualcuno di voi potrebbe ora chiedersi: e lo stress positivo allora? Non c’è?

    Eccome se c’è! Viene definito eustress quel tipo di pressione ambientale (stressor) che è bilanciato rispetto alle caratteristiche dell’individuo e dell’atleta.

    Nel nostro esempio di prima è esemplificabile con un allenamento per i bicipiti in palestra tramite manubri che rispecchino le capacità fisica dell’atleta (manubrio da 14kg) e che siano accuratamente distribuiti in frequenza settimanale (ad esempio, un paio di allenamenti a settimana predisponendo momenti di pausa e scarico).

    Il rapporto tra corpo e stress:

    Un bilanciamento ed un equilibrio non sempre facile, ma che è opportuno tener a mente per migliorarsi. Perché si, il nostro corpo sfrutta lo stress “positivo” o eustress per crescere. È progettato proprio per rispondere a queste stimolazioni esterne e reagire ad esse.

    In questo senso, capite bene quanto sia importante conoscere sé stessi ed il proprio corpo per esser consapevoli di quella che è la dose e quantità di stress per ognuno di noi ottimale per proseguire e raggiungere i propri obiettivi.

    Un percorso con uno Psicologo o Preparatore Mentale parte anche da questo. Dall’accrescere l’auto-consapevolezza dell’atleta per permettergli di conoscere al meglio quelli che sono i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento.

    Lo sai che esiste anche un’applicazione in grado di aiutarti a gestire il tuo stress?

    Segui i prossimi articoli per rimanere aggiornato sulla nostra rubrica di Mental Training!

    Sara Bordo e Gabriele Costanzo

    PERFORM-UP TEAM

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