TennisTalker MagazineNewsQuello che le campionesse non dicono: la confessione intima di Magda Linette
Pubblicato in:

Quello che le campionesse non dicono: la confessione intima di Magda Linette

- Advertisement -

Fuori dall’inquadratura ci sono compleanni persi, solitudine e la paura di arrivare tardi per una famiglia. Al New York Times la tennista polacca rivela la scelta che sta unendo in segreto lo spogliatoio femminile

Nello sport professionistico si mostra sempre il riflesso perfetto del successo: i viaggi, i trofei, gli allenamenti intensi e il prossimo obiettivo da scalare. Esiste però una fetta di vita che rimane costantemente fuori dall’inquadratura, una zona d’ombra fatta di compleanni mancati, genitori che invecchiano lontano e nipoti che crescono attraverso lo schermo di uno smartphone.

A mettere a nudo questa realtà con profonda sincerità è stata la tennista polacca Magda Linette. Attraverso un post su Instagram e una lunga intervista esclusiva rilasciata al New York Times, la trentaquattrenne ha confessato il senso di smarrimento che spesso accompagna la vita nel circuito WTA, annunciando al contempo una scelta intima, difficile e necessaria: quella di congelare i propri ovociti per garantirsi un futuro da madre senza dover interrompere bruscamente la carriera.

La vita “on the road” e il timore di arrivare tardi

Il tennis ha dato moltissimo a Magda Linette, ma le ha anche chiesto un conto salatissimo in termini di affetti e presenza. La sensazione di essere sempre online, ma fisicamente distante ha spinto l’atleta a farsi domande che per anni aveva evitato, soprattutto sul tema della famiglia e del futuro biologico, accelerato anche da una condizione genetica di cui è portatrice e che rende la fecondazione in vitro la sua opzione migliore.

- Advertisement -

“Mi sentivo come se stessi osservando da bordo campo una vita che va avanti senza di me”, ha confidato Linette sui suoi canali social. “Non volevo che la vita prendesse decisioni per me solo perché ho passato troppo tempo in viaggio. Per questo ho deciso di fare un passo molto personale”.

Il dilemma della maternità per le atlete è da sempre un terreno scivoloso. Per decenni, le campionesse del passato hanno dovuto scegliere se diventare madri giovani rinunciando agli anni d’oro della carriera o se aspettare il ritiro, come fatto da Maria Sharapova, sperando che l’orologio biologico non fosse scaduto.

Nasce la “sorellanza dello spogliatoio” grazie al fondo WTA

Il tennis è per definizione uno sport solitario e individualista, dove confidare le proprie fragilità a una collega il lunedì è difficile se poi il martedì bisogna giocarci contro per un posto nei quarti di finale. Eppure, proprio attorno al tema della fertilità, sta nascendo una solidarietà del tutto nuova tra le giocatrici.

La svolta per Magda Linette è iniziata a Wimbledon, quando ha deciso di aprirsi con la collega e amica Sloane Stephens. La statunitense, da sempre molto aperta sul tema della salute riproduttiva, l’ha incoraggiata a non rinunciare ai propri sogni familiari in nome del ranking.

Il nonno della giocatrice statunitense era un ginecologo e ha tre cugini nati grazie alla fecondazione in vitro. La sua famiglia parlava apertamente di fertilità e l’ha sempre sostenuta. “Voglio solo assicurarmi che tutte le ragazze che affrontano questo processo abbiano lo stesso supporto“, ha detto Stephens, che ha congelato i suoi ovociti per la prima volta nel 2022, “che sia dal punto di vista finanziario, emotivo, insomma, tutto quanto“.

Poco dopo è arrivato anche il supporto strutturale della WTA, che ha istituito un Maternity Fund Program finanziato anche grazie agli accordi commerciali con il fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Questo piano offre sovvenzioni per pagare la fecondazione in vitro e i trattamenti di congelamento degli ovociti a disposizione di oltre 320 giocatrici, oltre a un anno di congedo di maternità retribuito. In seguito, l’associazione ha introdotto tutele per la classifica delle atlete al loro rientro dopo una procedura di fertilità.

Da quel momento, le chat di WhatsApp e le lounge dei tornei si sono trasformate in spazi di condivisione insospettabili, dove atlete come Beatriz Haddad Maia, Giuliana Olmos e Desirae Krawczyk si scambiano consigli sui dosaggi, sui medici migliori e si sostengono a vicenda durante i cicli di iniezioni.

E anche Linette ha deciso di intraprendere questo percorso.

Il dolore fisico e lo spettro del doping

Il percorso terapeutico, affrontato da Magda in Polonia, non è stato affatto una passeggiata. Oltre alle normali ansie mediche e alla paura degli aghi, Linette ha dovuto fare i conti con un incubo tutto sportivo: il rischio di contaminazione da doping. Molti dei supplementi necessari per la stimolazione ovarica non sono infatti normati dai rigidi protocolli dell’antidoping tennistico, costringendo la giocatrice a un vero e proprio atto di fede per non rischiare la squalifica.

“Senza questi integratori e farmaci non posso sottopormi alla procedura“, ha spiegato Linette “e senza di essa, potrei non rimanere mai incinta. Quindi è un dilemma enorme”.

Allo stress mentale è seguito un forte dolore fisico. La stimolazione obbliga a uno stop totale dagli allenamenti perché i movimenti di rotazione del busto tipici del tennis possono causare gravi complicazioni alle ovaie ingrossate. Dopo il prelievo, Magda ha descritto fitte dolorosissime che le hanno impedito persino di alzarsi dal letto per giorni. Solo dopo cinque settimane è riuscita a riprendere in mano la racchetta in vista della trasferta australiana, giocando nonostante i fastidi fisici pur di difendere il suo status in campo.

Il viaggio di Magda Linette, che proprio in questi giorni ha raggiunto il terzo turno al Roland Garros arrendendosi alla connazionale Iga Swiatek, dimostra che le donne del tennis moderno stanno riprendendo il controllo del proprio corpo e del proprio destino. Proteggere la propria fertilità non significa più arrendersi o pianificare il ritiro, ma rivendicare il diritto di essere campionesse oggi e madri domani, senza che il circuito debba decidere per loro.

- Advertisement -
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
Classifica Super Simulata FITP esclusiva TennisTalker
Ricerca avanzata giocatori TennisTalker

Instagram Gallery

Tennistalker Club - 15% sconto su Tennis Warehouse Europe