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    TennisTalker MagazineEditorialiPaolo Canè: 1982-2022, dalla Coppa Valerio ai fab four azzurri di oggi

    Paolo Canè: 1982-2022, dalla Coppa Valerio ai fab four azzurri di oggi

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    Sono trascorsi quarant’anni, ma per Paolo Canè sembra ieri quando a Lesa sconfigge lo spagnolo Sanchez e regala la Coppa Valerio alla squadra azzurra. «Sono ricordi che rimangono per sempre, anche perché un appuntamento come quello di Lesa è uno di quelli che segnano inevitabilmente la carriera di un tennista, ti danno un’indicazione precisa sulla tua strada.

    A Lesa giocavo con Marcello Bassanelli, Michele Fioroni e Massimiliano Narducci, e abbiamo dovuto superare due squadre molto forti, che con l’Italia si giocavano sempre la Coppa, Svezia e Spagna».

    La gara decisiva è stata quella con gli spagnoli, il match tra Canè ed  Emilio Sanchez: «Una partita combattuta fino all’ultimo punto; siamo andati due set pari – ricorda Canè – e alla fine l’ho spuntata dopo una maratona sul campo. È stata una grandissima soddisfazione anche perché la Federazione ci teneva moltissimo, puntava molto su noi giovani».

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    Con la vittoria di Lesa Canè ha avuto la strada spianata verso il professionismo «ma non bisogna pensare a un passaggio automatico, semplice, è proprio il contrario: entri in una dimensione diversa e non è detto che se tra gli under 18 fai faville poi debba essere così anche nel circuito professionistico. È vero però che se hai disputato certi tornei importanti come la Valerio ricevi delle indicazioni chiare, probanti su quello che potrai fare tra i “grandi” del tennis».

    Per spiccare il salto nel professionismo occorre abbinare maturazione mentale e fisica, «e non è semplice, infatti lo si può vedere dopo, anche oggi, chi davvero ha la capacità di resistere al ritmo e alla molteplicità degli impegni che il circuito professionistico esige».

    Quanto al panorama odierno Canè non ha dubbi: «Un tempo il tennis era molto più spettacolare, ma va detto subito che se dobbiamo fare il confronto tra quello della mia epoca e quello del 2022 parliamo di due sport completamente diversi. Una volta il grande tennis era soprattutto talento unito alla tecnica, con l’elemento fisico che era più defilato, contava di meno; oggi è l’esatto contrario: la potenza, la forza fisica sono determinanti, è il tennis dei grandi picchiatori, dei servizi a velocità siderale, del gioco a rete diventato quasi impossibile. Chi riuscirebbe ancora a fare il gioco di Ivanisevic e Cash, dove era la volée a fare la differenza?».

    C’è un avversario che Canè considera il più grande, Mc Enroe: «L’ho incontrato e anche battuto. Secondo me è stato il tennista più completo, con la maggiore varietà di colpi, un talento assoluto unito ad una grinta incredibile e una preparazione tecnica straordinaria».

    Da commentatore televisivo Canè segue da vicino i big azzurri: «Dobbiamo dire loro “grazie di esistere!”, perché sono bravissimi e stanno promuovendo il tennis in un modo eccezionale. Lo vediamo a tutti i livelli, nei circoli, nella nuova passione e interesse che c’è verso questo sport. È grazie a loro se il tennis italiano sta conoscendo una nuova epoca d’oro». E allora riassumiamoli con una parola pro capite: «Fognini gioca straordinariamente bene perché ha un grande talento; Musetti dalla sua ha la varietà del gioco; Berrettini e Sinner esprimono al meglio il tennis di oggi, la grande potenza. Tutti e quattro hanno un bagaglio tecnico strepitoso, ci sono tutte le condizioni perché per dieci anni il tennis italiano sia al top!».

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