Adriano Panatta è intervenuto alla Domenica Sportiva discutendo delle critiche verso Jannik Sinner arrivate dalla Spagna
Adriano Panatta è sempre stato uno dei commentatori più schietti nel mondo del tennis. Lui e Paolo Bertolucci, oltre ad essere stati una coppia d’oro in campo, sono anche due degli opinionisti più preparati e diretti nel modo di comunicare. Non a caso le loro parole spesso coincidono, come le ultime in merito ad un’eventuale crisi di Jannik Sinner, che da numero uno del circuito e 4 volte campione Slam secondo alcuni è diventato quasi un giocatore normale. Bertolucci ha risposto con ironia ai critici (anche se talvolta potrebbero essere chiamati anche “haters”), in particolare quelli del web, che avevano iniziato a processare il numero due ATP emanando sentenze definitive sulla sua stagione e persino sulla sua carriera.
Le parole di Panatta
Panatta è sulla stessa scia dell’ex compagno di squadra: “Sinner in crisi? E chi lo dice? Essù, non scherziamo!”. Ad usare il termine “crisi” non è stato un hater qualunque su Internet, ma alcuni media spagnoli. A tal proposito l’ex campione del Roland Garros 1976 non le ha mandate a dire: “Logico che ora loro stiano scrivendo questo e a loro farebbe piacere che fosse così ma mi dispiace smentirli: Jannik non è affatto in crisi”.
Bertolucci su X aveva detto che Sinner ci ha abituati troppo bene vincendo così tanto (in numeri ha avuto una percentuale superiore al 90% negli ultimi due anni). Panatta ha risposto così alla stessa questione: “Se ci ha abituato troppo bene? Ma scusate una cosa: le critiche da chi arrivano? Da tecnici improvvisati che straparlano e non sanno cosa dicono”.
Durante il suo intervento, l’ex numero 4 al mondo ha ribadito anche il valore di Jakub Mensik, autore dell’eliminazione di Sinner dall’ATP di Doha: “Chi non lo conosce pensa che sia stata una sconfitta contro uno sconosciuto e invece non è proprio così“.
Nel tennis si perde tanto anche se sei Sinner o Alcaraz
Su questo tema si è più volte discusso. Molte polemiche arrivano anche a causa dell’estrema popolarità del tennis, che l’altoatesino stesso ha portato in Italia (almeno con questi numeri) e che fa sì che chi si approccia a questo sport adesso non comprenda quante volte si può perdere in un anno, anche se si è numero uno del mondo. Per capire ciò basti pensare che Novak Djokovic, tennista più vincente della storia, ha perso dalle 5 alle 19 volte in stagione dai 19 ai 38 anni. Il resto dei critici, come ha detto Panatta, forse raccontano ciò che vogliono vedere.




