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    Flavio Cobolli a Che Tempo Che Fa: amicizia, famiglia e la commozione per la Coppa Davis

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    Flavio Cobolli è stato protagonista della puntata domenicale di Che Tempo Che Fa insieme al capitano della Nazionale azzurra di Coppa Davis, Filippo Volandri

    Nell’intervista con Fabio Fazio non si è parlato soltanto di tennis giocato, ma soprattutto di emozioni, rapporti personali e storie che hanno segnato il percorso del giovane romano.

    Il legame con Berrettini: più di un’amicizia

    Una parte significativa dell’intervista di Cobolli è stata dedicata al suo rapporto con Matteo Berrettini. Il romano ha raccontato di aver condiviso un percorso di crescita con l’ex top 10: “Con Matteo siamo cresciuti insieme; mio papà era il suo allenatore,” ha spiegato Cobolli, sottolineando l’intimità di un rapporto che va “oltre lo sport” e che per lui è “come un fratello maggiore.”

    Tra campo e famiglia: la dinamica con il padre allenatore

    Cobolli ha anche aperto una finestra sincera sulla sua esperienza con il padre, che lo segue come coach. Con la naturale schiettezza che lo contraddistingue, il giocatore ha descritto una relazione complessa ma piena di significato: “Non posso descrivere come sia avere mio padre come coach… litighiamo spesso, ma sfortunatamente ha sempre ragione.

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    La commozione per la Coppa Davis

    Accanto a Volandri, Cobolli ha ripercorso gli istanti più toccanti della vittoria della Coppa Davis 2025, uno dei trionfi più celebri del tennis italiano recente. Il capitano azzurro ha ricordato l’intensità emotiva della settimana di Bologna e il valore collettivo di un successo ottenuto “match dopo match”, ma è stato il clima di gratitudine e commozione a emergere soprattutto nei momenti condivisi in studio.

    Calcio, tradizione e identità personale

    L’intervista ha toccato anche aspetti più leggeri e personali della vita di Cobolli, come la sua passione per il calcio, eredità di famiglia. Raccontando di essere stato accompagnato allo stadio dai nonni e di appartenere con orgoglio al mondo del tifo romanista, ha mostrato un lato più quotidiano della sua identità, fatto di radici e affetti profondi.

    Conclusione

    Nel complesso, l’intervista ha restituito l’immagine di un ragazzo maturo, spontaneo e profondamente legato ai valori di amicizia, famiglia e squadra. Un giovane campione che non vive solo di vittorie e classifiche, ma di relazioni, emozioni e responsabilità, pronto a costruire il suo futuro con la stessa intensità con cui gioca.

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