A un mese esatto dal gravissimo infortunio subito nella semifinale dell’ATP 250 di Stoccolma, Holger Rune ha rilasciato la sua prima intervista ufficiale. Il danese, operato immediatamente per la rottura del tendine d’Achille, sta ora svolgendo la riabilitazione tra Danimarca e Monaco, documentando sui social ogni tappa del percorso. Ma soprattutto, sta usando questo periodo forzato lontano dai campi per riflettere profondamente sulla propria carriera, sulle sue abitudini e su ciò che vuole diventare
“Uno shock per molti: non doveva essere possibile”
Rune ha raccontato a Hard Court quanto l’infortunio sia stato sorprendente non solo per il pubblico, ma per lui stesso:
“Onestamente, credo che il mio infortunio sia stato uno shock per molti tennisti e atleti, perché non ho mai avuto problemi alla caviglia e il mio corpo era in ottima salute. Ho fatto esami, risonanze, test di ogni tipo… ero super forte. Questo non doveva succedere, non dovrebbe essere possibile. Ho 22 anni, sono sano e forte, eppure è accaduto.”
Il danese ha però rifiutato l’idea della “sfortuna”:
“Non credo che nello sport si possa parlare di ‘sfortuna’. Tutto accade per una ragione. Dietro ogni cosa c’è una spiegazione.”
L’origine dell’infortunio: “Affaticamento. Ed è spaventoso per tutto lo sport”
La spiegazione, secondo Rune, è chiara:
“La causa principale è l’affaticamento. Ed è molto spaventoso per l’intero settore sportivo.“
La sua riflessione si allinea alle preoccupazioni sempre più diffuse sul calendario ATP e sulle richieste fisiche poste ai top player:
“Lo sport è intrattenimento, e noi amiamo intrattenere. Amiamo giocare, i tornei, i tifosi. Ma dobbiamo ascoltare il nostro corpo. Ed è molto difficile farlo quando ami il tennis quanto lo amo io.“
Secondo quanto spiegato anche da sua madre Aneke, l’operazione è stata delicata ma senza complicazioni: “Il tendine è lungo e la rottura era distante dal muscolo, quindi non si è dovuto intervenire sulla parte muscolare.” Un punto di partenza positivo per una riabilitazione che si annuncia lunga, fino a un anno.
Dal trauma alla consapevolezza: Rune ammette le proprie responsabilità
L’aspetto più sorprendente dell’intervista è però la lucidità, a tratti brutale, con cui il danese si è guardato allo specchio. Un’autocritica che raramente aveva mostrato in carriera:
“Non ho mai dubitato del mio amore per il tennis, ma davo per scontato il mio talento. A volte ero troppo indulgente. Ora vedo tutte le cose che avrei potuto – e dovuto – fare diversamente. Non solo l’allenamento, ma tutto ciò che lo circonda: alimentazione, recupero, routine.”
È la conferma di ciò che alcuni esperti, da Patrick Mouratoglou a Jacopo Lo Monaco, avevano ipotizzato: questo stop può trasformarsi in una svolta.
“Forse era lo schiaffo in faccia di cui avevo bisogno”
Rune non si nasconde dietro al dolore o alla frustrazione per una stagione che stava tornando positiva – con i titoli a Barcellona, la finale a Indian Wells e un ranking risalito fino alla top 15. Anzi, sceglie di interpretare l’infortunio come un messaggio:
“Forse questo è lo schiaffo in faccia di cui avevo bisogno per prendere sul serio il mio talento e mostrare a me stesso di cosa sono capace. Non si può tornare indietro. Ma ora ho una motivazione diversa.”
Un pensiero che riecheggia le parole dello stesso Mouratoglou: “È nei momenti più difficili che avvengono le trasformazioni più importanti.”
Il peso del talento e la necessità della maturità
Il danese ammette apertamente che la crescita iniziata con la vittoria a Bercy nel 2022 – quando batté cinque top 10 di fila, compreso un Novak Djokovic in grande forma – non si è mai completata:
“Per diventare top 5, o anche di più, per vincere gli Slam, devi essere costante in tutto. Ma la vita non è una linea retta verso l’obiettivo. Guardando agli ultimi anni, forse avevo bisogno di passare attraverso certe fasi per maturare.”
Queste parole risuonano come una presa di responsabilità rara in un giocatore spesso percepito come impulsivo o irriverente.
L’inizio di un nuovo capitolo
Rune è oggi lontano dai campi, ma non inattivo. Sta lavorando quotidianamente in palestra, documentando la riabilitazione passo dopo passo. Lo stop ha chiuso la sua stagione e influenzerà anche buona parte del 2026. Ma l’atteggiamento con cui affronterà il rientro sembra radicalmente cambiato.
E lui stesso lo conferma:
“Non vedo l’ora di raggiungere un altro livello”.
La strada sarà lunga e incerta, come per ogni infortunio di questa portata. Ma per la prima volta nella sua giovane carriera, Holger Rune appare pronto ad affrontarla con una nuova maturità.

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