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    OMAR CAMPORESE: Che emozione tornare a Wimbledon dopo 25 anni

    Omar Camporese, ex numero 18 della classifica mondiale, è appena tornato da Londra dove, fra una partita con gli amici al Queen’s Club e un veloce tour all’All England Lawn Tennis ha ricordato i tempi di quando giocava nel torneo più prestigioso al mondo.

    UN TUO PRIMO PENSIERO SU WIMBLEDON

    Wimbledon ha un fascino speciale, da sempre. Quando entri ti rendi conto di essere nel tempio del tennis, così come per il calcio c’è lo stadio di Wembley o per lo sci la discesa di Kitzbuhel, qui è dove è nato il tennis ed è un luogo straordinario.

    RITIENI CHE RISPETTO A QUANDO GIOCAVI TU I CAMPI SIANO CAMBIATI?

    Si tantissimo. Ricordo che era difficilissimo palleggiare, infatti dopo due scambi bisognava andare a rete, il gioco era tutto servizio e volée. I campi erano velocissimi. Quando rispondevamo al servizio ci limitavamo a mettere la racchetta per contenere la risposta. Adesso è completamente diverso, puoi giocare a tutto braccio e ci sono degli scambi lunghi. Infatti se guardi i campi la parte rovinata, cioè quella dove l’erba è più consumata, è quella a fondo campo, mentre la zona verso l’interno e verso la rete è come nuova. Questo spiega quanto sia cambiato il tennis, la superficie e il modo di giocare. Oggi è più facile vedere scambi lunghi da fondo campo perché la superficie ti permette di palleggiare.

    QUAL’E’ STATO IL TUO MIGLIOR RISULTATO A WIMBLEDON?

    Nel 1991 ho raggiunto gli ottavi dove persi con Michael Stich che dopo vinse il torneo.

    TI PIACEVA GIOCARE SULL’ERBA?

    No, non mi piaceva giocare sull’erba perché il mio tipo di gioco faceva fatica ad adattarsi a quella superficie. Giocavano meglio i battitori e i giocatori di volo come Edberg, Sampras, Becker… Io ero un buon battitore, ma non ero un giocatore di volo, seguivo la palla a rete, ma non con il classico serve and volley. Ho giocato pochi tornei in erba e mai il torneo del Queen’s perché c’erano sempre dei nomi importanti come Lendl o Edberg e sapevo che se avessi voluto allenarmi per Wimbledon avrei avuto più possibilità di giocare qualche turno giocando ai tornei di Bristol o Manchester, per esempio.

    SO CHE TANTI GIOCATORI PREFERISCONO ALLOGGIARE NELLE CASE QUANDO VENGONO A LONDRA ANZICHE’ ANDARE IN HOTEL, FACEVI COSI’ ANCHE TU?

    Inizialmente andavo in hotel, poi abbiamo visto che c’era la possibilità di affittare degli appartamenti più vicini al Club e quindi era molto più comodo. La zona di Wimbledon si trova a sud di Londra e si perdeva un sacco di tempo per il trasferimento dal centro. Infatti molti giocatori anche adesso preferiscono optare per le case anziché per gli hotel.

    COSA PENSI DEL VIA LIBERA AL COACHING DURANTE LE PARTITE?

    Non capisco perché debbano sempre cambiare le regole. Il coaching per me non deve esistere, e questo vale sia in campo femminile che maschile. In campo ci deve essere il giocatore, da solo, perché è lì che si vede chi è forte e chi non lo è. Ultimamente ne stanno succedendo un po’ di tutte i colori: i russi che non posso giocare a Wimbledon, i punti non assegnati… trovo che siano cose assurde.

    UN ULTIMO PENSIERO SU COME E’ STATO RIVEDERE “IL TEMPIO DEL TENNIS” Era da 25 anni che non andavo a Wimbledon, ma ricordo tutto come se fosse ieri. Ti confesso che è stato veramente molto emozionante. Una cosa però mi ha lasciato perplesso. Stavo guardando 4 campi, uno vicino all’altro, dove i giocatori, quattro per campo, si stavano allenando. Tutti e 16 i giocatori giocavano nella stessa identica maniera! Sembrava una catena di montaggio, nessuno con qualche colpo particolare, tutti colpivano la palla con la stessa preparazione, tutti con il rovescio a due mani, nessuno a rete. Mi piace molto Maxime Cressy, ha un gioco perfetto per l’erba e ce ne vorrebbero molti di giocatori come lui.

    Omar Camporese – Foto di Marco Strappato

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