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    Travolgente bis regionale di Elisabetta Cocciaretto

    Il feeling motivazionale della marchigiana con la terra rossa del Friuli Venezia Giulia si rinnova, dopo il successo di Trieste di tre anni fa, con il suo ingresso nell’Albo d’Oro del torneo “Città di Grado Tennis Cup”. E lo fa affiancandosi alle prestigiose racchette che nelle precedenti edizioni hanno calcato vittoriosamente i campi del sodalizio lagunare come ad esempio Flavia Pennetta e Karolina Pliskova, capaci di scalare le posizioni mondiali, piazzandosi rispettivamente al n. 6 ed al n.1 del ranking Wta.

    Fatto non trascurabile, la bella affermazione di Elisabetta coincide con altri due momenti “storici” della fortunata competizione femminile: la 25esima ininterrotta edizione della manifestazione e l’elevazione del monte premi da 25mila a 60mila dollari, aumento che elargisce conseguente messe di punti di valore da far valere nello scenario internazionale.

    Tutti elementi che concorrono a stendere un competitivo main draw guidato dalla svizzera n.119 Ylena In-Albot e presieduto al lato opposto dall’ucraina Kateryna Baindl come n.146. La prima del seeding arriva agevolmente in semifinale superando anche lo scoglio della 19enne croata Tara Wurth, mentre la seconda della lista esce subito per mano della rediviva trentina Deborah Chiesa, a sua volta fermata dall’esperta wild card Dalila Jakupovic che, sia pure con qualche affanno, si affaccia per il turno di semi. 

    Dalida Jakupovic

    E qui la 31enne giocatrice di Jesenice, ex n. 69 in singolare e n. 38 in doppio, fa la conoscenza con il tennis propositivo e consistente della Cocciaretto, la quale depotenziati gradualmente i dritti della slovena ed i suoi poco produttivi cambi di ritmo, martella con strette e alternate angolazioni, costringendola ad andare spesso fuori misura, fino alla sua resa per 7-5 6-2.Non manca per il rilevante avvenimento tennistico gradese una presenza di grande pregio, personificata dalla leggendaria Sara Errani i cui estremi sintetici d’autentica campionessa recitano dei primati mondiale in tandem con Roberta Vinci, dopo aver sbancato i quattro templi del tennis ed ottenuto l’ambito Career Gran Slam, di una quinta posizione come singolarista con inclusa la finale di Parigi e di tre conquiste planetarie nel team di Fed Cup. 

    Ad incorniciare questo invidiabile palmarès della bolognese il record di 36 titoli nel circuito maggiore con la definizione di miglior tennista italiana di ogni tempo.

    Il tutto ottenuto con ammirevole resilienza dei problemi al gomito ed alla spalla, senza contare l’handicap delle assenze dal circuito per squalifiche antidoping, verdetti da lei ferocemente contestati.  

    Nel turno di semifinale l’elvetica In-Albot non parte intimorita dal mito Errani. L’emiliana porta in dote negativa un’articolata corsa all’imbuto conclusivo dopo gli scontri di tre tempi contro la cilena Gatica e l’austriaca Haas. Precedente che spinge la rivale più giovane di ben 12 primavere a far subito uso di precisi drop shot, colpi che le spiano un iniziale punteggio di 3 a 0 e spingono Sara a rientrare passo a passo in partita, ma che non riescono ad evitarle di cedere il primo set per 4-6.

    Ylena In-Albon

    La vallese insiste nel suo gioco profondo con spostamenti veloci e fluidi, respinge con scioltezza e temperamento all’ottavo gioco una buona serie di colpi a filo rete dell’avversaria e, una volta raggiunta nel punteggio, procede appaiata fino a portarsi sul punteggio di 6 a 5, dilapidando in questa topica fase la cospicua rendita di 6 match point, instabilità strenuamente difesa dall’intrepida Errani che infine deve capitolare per 5-7.

    Tempo atmosferico malandrino che si perpetua anche nella gara clou, ma che lascia provvidenziali pause per non deludere il numeroso ed infreddolito pubblico. Dopo gli andamenti delle semifinali, ai più la finale appare piuttosto incerta tranne ovviamente ai coach delle due antagoniste dalla contenuta cilindrata: l’uomo Fit Fausto Scolari per la 21enne italiana e l’uruguaiano Gonzalo Vitale per l’allieva che allena da tempo in quel di Lugano.

    Elisabetta Cocciaretto

    Il responso del campo annienta ogni incertezza, tanta appare la supremazia della nostra portacolori che, superati alcuni istanti iniziali d’assestamento, non lascia margini d’equilibrio alla gara, sempre in pressione ed in totale controllo.

    Se l’elvetica punta all’angolazione dei colpi, la Cocciaretto replica con traiettorie ancora più acute, tali da risultare imprendibili. Se la giocatrice di Visp tenta la sorte delle smorzate, la scattante risposta della ragazza di Fermo dopo la corsa verso il net é un vincente depositato nell’altro campo. Manovre che la sua opponente non riesce a confezionare in progressivo naufragio tattico nel tentativo di cambiare ritmo. Per non parlare degli spostamenti veloci effettuati con buona reattività e della coordinazione nel colpire efficacemente e a tutto braccio la pallina, sempre scagliata in profondità e fonte d’impaccio per le risposte sfarfallate della rivale. Insomma, poca intensità nel settore emozionale (6-2 6-2 lo score), ma tanta soddisfazione nel vedere come Elisabetta ritrovi colpi e fiducia nel risalire in breve la classifica (al seeding é n. 159) dopo le traversie per l’edema al ginocchio che l’hanno obbligata all’intervento in artroscopia, fonte di prolungata sosta dai match che dispensano punti caldi per i migliori appartamenti del ranking mondiale.

    Nella contemporanea finale di doppio la slovena Jakupovic si rasserena dalla sconfitta in singolare, trionfando a fianco della russa Alena Fomina Kloz, coppia che supera il duo asiatico Chong/Liang per 6-1 6-4.

    Il tradizionale torneo dell’Isola del Sole non sarebbe riuscito a balzare di ben 35mila dollari nel prize money senza la credibilità acquisita presso gli organi Itf dalla Tennis Events Fvg, reputazione ben recepita anche dalle amministrazioni pubbliche regionali e dagli sponsor privati. Attivismo e dedizione che si riscontrano anche tra i numerosi volontari e che trovano l’apice nell’eclettico direttore di gara Piero Tononi.

    fausto serafini

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