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    Che tipo di giocatore è l’attaccante?

    La stirpe degli attaccanti ha un decorso di lunga data. Il gioco di posta, per chi non lo sapesse, era il gioco di volo. Un’idea già presente in epoca rinascimentale durante le partite di Pallacorda, attività ludica antesignana del tennis. A causa delle pareti, in cui poteva rimbalzare la palla, il gioco di posta era relegato sul fondo campo, quale modalità difensiva. Scomparse le pareti, grazie alle palle vulcanizzate e al brevetto del Maggiore inglese Wingfield nella seconda metà dell’Ottocento, prendeva forma un nuovo gioco: il lawn tennis, per noi tennis su prato. 

    Così, durante il primo torneo di Lawn Tennis, disputato a Wimbledon nel luglio del 1877, veniva alla luce una brillante idea. La trovata era di Spencer Gore, primo vincitore di Wimbledon e primo a usare la volée per avanzare nel campo verso la rete. Togliendo spazio e tempo agli avversari, attraverso una strategia mai vista prima di allora, coglieva il successo davanti a un pubblico di duecento spettatori. Nasceva in questo modo, proprio nel principio del gioco, la dinastia degli attaccanti.

    Tutti sanno come l’attaccante sia quel giocatore che più di ogni altro avanza verso la rete. La sua azione immediata e acrobatica produce rispetto al campo un tennis verticale. Questo interprete ama utilizzare tempi stretti, i duelli corpo a corpo, le serie corte di colpi e giocare con la palla bassa. Per queste ragioni predilige seguire il proprio servizio a rete così come la risposta a seguito di battute avversarie prive di velenosi rimbalzi. Durante lo scambio, non appena si presenta l’attimo, è in grado di coglierlo all’istante e così arrembare la rete per giocare l’amata volée. 

    La consuetudine registra l’attaccante munito di un rispettabile arsenale di colpi da sopra la testa. Per intenderci, servizio e smash sono i classici marchi di fabbrica. Gli stessi vengono contornati da approcci precisi e da volée tagliate. Insomma, l’attaccante è un tennista capace di un anticipo fulminante in grado di stordire il malcapitato antagonista. Avversario, che spesso si trova nella condizione in cui non appena alza lo sguardo si accorge, con irrimediabile smarrimento, di essere già in netto ritardo nell’azione. Eppure, esistono strategie che possono limitare il potere dell’attaccante. Se ben adottate, sono addirittura in grado di ribaltare in modo copernicano la situazione di gioco.

    Innanzitutto, è necessario costringere l’attaccante a un lavoro sfiancante producendo scambi di lunga durata. Insomma, bisogna cercare di impedire che si avvicini alla rete fresco come una rosa. Per realizzare questo piano è sempre opportuno servire con un’alta percentuale di prime palle in campo per poi alternare continuamente gli angoli durante lo scambio. Muovere in laterale l’attaccante impedisce di conseguenza realizzare degli spostamenti verticali, quelli utili ad avanzare verso la rete. Così, muovetelo con traiettorie alte piene di effetto aprendo costantemente gli angoli del campo. Fondamentale è impostare una partita piena di spostamenti laterali. 

    Durante il gioco di risposta, ovviamente, vi troverete spesso con l’attaccante a rete. E’ un momento che fa parte della dinamica del gioco, per cui non dovrete mai perdervi d’animo. In questa situazione è importante non perdere di vista l’obiettivo che consiste nel far giocare più volée e smash possibili all’attaccante. Lavoratelo ai fianchi, logoratelo colpo su colpo cercando di allungare i suoi turni di battuta. Non esiste miglior opportunità, per rompere il servizio avversario, se non quella fornita dai game lunghi, quelli più lottati. In questo modo, l’attaccante si stanca, perde lucidità e fiducia, anche perché inizia a sbagliare servizi, approcci e volée, offrendosi più vulnerabile alla vostra fase difensiva. Evitate di optare per una strategia di passanti diretti se prima non siete riusciti a rosolare a fuoco lento il vostro avversario, facendogli abbassare l’intensità dell’azione d’attacco. La fretta non è mai una buona consigliera, in tal maniera vi porterà fuori dal campo e dalla partita in pochi attimi.

    Siate invece sempre presenti a voi stessi e fedeli al piano di gioco ricordando sempre che una volta reso vulnerabile l’attaccante sarà arrivato il vostro momento per attaccare. Del resto, è proprio la fase difensiva quella più indigesta al metabolismo di un vero attaccante. Dunque, quando ne avete l’occasione cogliete l’attimo fuggente! Ricordate, il miglior piano al mondo per sconfiggere l’attaccante è proprio quello di attaccarlo. 

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