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    WTA FINALS A 1566 metri: le parole delle partecipanti sulle insidie dell’altitudine

    A seguito del passo indietro deciso dalla Cina causa Covid le WTA Finals (10-17 novembre) si sono accasate a Guadalajara, nel Messico occidentale. A rendere singolare quest’ambientazione è l’altitudine – ben 1566 metri sul livello del mare. Si tratta di una condizione decisamente atipica, in grado di creare non poche difficoltà sia dal punto di vista fisico che del gioco. La spagnola Garbiñe Muguruza (vincitrice del Roland Garros nel 2016 e di Wimbledon nel 2017) ha dichiarato di aver sofferto di allucinazioni il primo giorno, aggiungendo che “non avevo mai giocato a un’altitudine simile, al massimo a 600 metri”. Tra i problemi in campo Muguruza sottolinea la fatica sperimentata nel tentare di controllare la palla. Anche la sua connazionale Paula Badosa (trionfatrice quest’anno a Indian Wells) ha avuto da ridire in tal senso: “è difficile adattarsi all’altitudine, la palla vola parecchio, perdi il controllo. Noi tenniste siamo abituate ad avere il controllo e qui un po’ lo perdi; provo ad adattarmi, ad aggiustare i colpi e a non preoccuparmi tanto, però le condizioni sono molto complicate. È una sfida per tutte.” Aryna Sabalenka (attualmente n.2, quest’anno vincitrice ad Abu Dhabi e a Madrid) dal canto suo ha detto “non mi ha sorpreso però sì mi ha urtato il fatto che non controllassi nulla. Ho cercato la migliore tensione per le corde, e ogni giorno mi sono sentita meglio.

    Altri dettagli che inquadrano le sfumature di una situazione tanto unica li fornisce Karolina Pliskova (ex n.1 e quest’anno finalista a Wimbledon): “respirare costa più fatica. Ho litigato con un campo lento e con delle palline che rimbalzano molto alte. Non è la situazione perfetta ma vedremo che succederà durante le partite.”

    Iga Swiatek (suo il titolo al Roland Garros 2020) svela di aver avuto modo di prepararsi ad hoc: “l’altitudine è un tema abbastanza complicato. Anche le palline sono differenti.  Sono dure e la pressione è diversa, il che aiuta a compensare l’altitudine.

    Con delle palline normali e questa altitudine sarebbe stata una follia. Anche se nel mio caso non c’è tanta differenza, perché mi sono allenata negli Stati Uniti, sulle montagne di Phoenix con Bethanie Mattek-Sands, che ci ha invitato.

    Maria Sakkari (semifinalista quest’anno sia agli US Open che al Roland Garros) sembra dare particolare rilevanza all’adattamento mentale:  “personalmente so che non potrò giocare il mio miglior tennis, ma accetto che in certe occasioni sarà molto strano. Commetteremo errori che non si vedono in altri tornei a livello del mare. Chi accetti meglio questi sbagli, questo tennis brutto, avrà più possibilità di vincere il torneo. Anett Kontaveit (quattro titoli per lei in questo 2021: Cleveland, Ostrava,  Mosca, Cluj-Napoca) ribadisce “ci vogliono giorni per abituarsi al fatto che la pallina voli, per controllarla. Non è follemente veloce, ma il tutto è abbastanza veloce. Ho dovuto aggiustare la tensione delle corde della racchetta.”

    source: https://www.mundodeportivo.com/tenis/20211110/1001711082/mal-altura-siembra-panico-wta-final-muguruza-badosa.html

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