Djokovic avanza a Melbourne: l’analisi del match, parole di apprezzamento per Francesco e le riflessioni del serbo in conferenza stampa
Arrivare al secondo turno di uno Slam è già un risultato che non si dimentica, soprattutto quando il premio è una sfida contro Novak Djokovic. Francesco Maestrelli saluta gli Australian Open con un 6-3 6-2 6-2 che racconta fedelmente il divario, ma non cancella il magico percorso del tennista italiano, capace di superare qualificazioni e primo turno prima di incrociare uno dei più grandi tennisti della storia.
Djokovic, quarta testa di serie, ha gestito l’incontro senza troppi problemi: break immediato (l’emozione di Maestrelli era chiaramente percepibile) nel primo set, pressione costante nel secondo, controllo totale nel terzo, anche quando Maestrelli è riuscito a strappare un break che per qualche minuto ha acceso il pubblico. Ma è bastato poco al serbo per ristabilire le gerarchie e chiudere la pratica.
In conferenza stampa Djokovic ha parlato del match, ma anche del momento che sta vivendo.
“Il punteggio è stato lo stesso del primo turno, quindi le sensazioni sono simili: generalmente positive“, ha spiegato. “Ho servito meglio nella prima partita, ma oggi era tutto diverso. Giocare di giorno, con il vento, dà davvero l’impressione di essere in un altro torneo. Devi adattarti in continuazione“.
Djokovic ha sottolineato come il vento, quest’anno più presente che in passato a Melbourne, abbia richiesto continui aggiustamenti, soprattutto contro un avversario dotato di un servizio potente come Maestrelli.
“Non sapevo molto di lui fino a pochi giorni fa“, ha ammesso. “Succede spesso ormai. Ma il rispetto c’è sempre. Non l’ho sottovalutato: ha un grande servizio, un gioco importante. Gli manca solo esperienza. Ha le qualità per salire molto nel ranking e glielo auguro sinceramente”.
Il serbo ha poi parlato del lavoro svolto negli ultimi mesi, chiarendo come l’aggressività vista in campo non sia casuale.
“Cerco sempre di lavorare con uno scopo. Quando hai un’off-season più lunga, ti guardi dentro e ti chiedi cosa puoi migliorare. Altrimenti, che senso ha competere se non provi a essere migliore dell’anno prima?“.
Djokovic ha infatti ricordato di non aver disputato tornei di preparazione prima di Melbourne. “È solo l’inizio del torneo, ma sono felice di come mi muovo e di come colpisco la palla. Sono segnali positivi, soprattutto considerando che non giocavo match ufficiali da più di due mesi. Ora devo semplicemente continuare”.
Ampio spazio anche al tema del coaching. “Anche se conosci il tennis molto bene, hai sempre bisogno di occhi esterni“, ha spiegato Djokovic. “Durante le settimane di competizione gestisci stress, emozioni, aspettative. Non è solo questione di tecnica o di biomeccanica: è capire come stai, come reagisci, come affronti una giornata storta“.
Il team non serve solo a migliorare il dritto o il rovescio, ma a mantenere l’equilibrio. “Nel tennis sei solo. Non c’è una sostituzione. Se non stai bene, devi comunque trovare una soluzione. Avere un team che ti supporta, che ti aiuta a leggere la partita quando sei sopraffatto, fa la differenza..
Il campione serbo ha poi espresso la sua opinione sull’evoluzione dell’Australian Open, che quest’anno sta registrando numeri record di pubblico, con oltre 100.000 persone già nel giorno inaugurale. “Avere troppa gente è un problema bellissimo”, ha detto sorridendo. “Ci sono problemi molto peggiori. Vuol dire che il tennis attira, che le persone vogliono esserci”.
Djokovic ha riconosciuto le difficoltà organizzative, citando anche il caso della giovane Alexandra Eala, seguita da centinaia di tifosi che sono rimasti fuori dal campo perchè non c’erano più posti liberi nello stadio.
“Forse si poteva programmare meglio, su un campo più grande. Ma quando l’interesse cresce così tanto, situazioni del genere possono capitare. È comunque un segnale positivo. Immaginate se gli spalti fossero vuoti: quello sì che sarebbe un problema“.
Infine, un tuffo nel passato, ricordando i suoi primi passi a Melbourne da junior, quando le strutture erano ben lontane da quelle attuali.
“Ho visto questo torneo crescere anno dopo anno. Più campi, migliori strutture, migliori condizioni per i giocatori. L’Australia è sempre stata avanti in questo“.
Per Maestrelli questa resta una sconfitta che pesa solo fino a un certo punto: perdere contro Djokovic, al secondo turno di uno Slam, è solo parte di un percorso che è appena cominciato.



