Il confronto a distanza tra Sabalenka e Oliynykova sullo sfondo della guerra. Quando il campo neutro non esiste più
Aryna Sabalenka è la numero uno del tennis femminile mondiale, una campionessa vincitrice di più titoli dello Slam e presenza carismatica del circuito. Oleksandra Oliynykova ha fatto il suo esordio in un tabellone principale Slam affrontando Madison Keys. Nata in Ucraina, ma residente per molti anni in Croazia per ragioni politiche, è oggi al centro di un dibattito che tocca uno dei temi più delicati della storia attuale: la guerra in Ucraina e il ruolo, reale o presunto, degli atleti provenienti da Paesi coinvolti nel conflitto.
Oliynykova ha espresso pubblicamente una posizione molto dura, arrivando a chiedere l’esclusione dal circuito delle giocatrici russe e bielorusse. Tra queste, ha citato direttamente Sabalenka, accusandola di aver firmato nel 2020 una lettera di sostegno al presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, all’indomani di un’elezione contestata e di proteste represse con la forza. Un episodio che, secondo la tennista ucraina, assume oggi un peso ancora maggiore alla luce del successivo appoggio della Bielorussia all’invasione russa dell’Ucraina.
“Mi sento come se vivessi accanto a persone pericolose”, ha dichiarato Oliynykova, riferendosi ai giocatori russi e bielorussi. La sua storia personale è intrecciata da tempo alla politica: nel 2011, con la famiglia, aveva lasciato l’Ucraina per trasferirsi in Croazia, perché il padre protestava contro un presidente filo-russo. Oggi, tornata a vivere in Ucraina, racconta di un Paese colpito dai bombardamenti e di un padre, Denis, arruolatosi volontario nell’esercito ucraino. “Mio padre è il mio più grande sostegno fin dall’infanzia” ha raccontato.
Punita dalla WTA, perché il padre era in guerra e non comunica il ritiro
Una curiosità. Nel 2017, quando aveva appena 15 anni, non aveva i fondi per portare avanti la sua carriera. Chiese aiuto sui social media e Sara Errani la sostenne inviandole racchette, corde e abbigliamento.
Dall’altra parte, Sabalenka ha scelto la linea del silenzio. Interrogata più volte nel corso degli ultimi anni sul presunto sostegno a Lukashenko, aveva già dichiarato nel 2023: “Non sostengo la guerra. Non sostengo Lukashenko ora”. All’Australian Open, dopo la netta vittoria (6-3 6-1) al secondo turno contro Zhuoxuan Bai, le è stato chiesto di rispondere direttamente alle accuse di Oliynykova e alla richiesta di un bando per le atlete russe e bielorusse.
La risposta è stata misurata e ripetuta con coerenza: “Ho parlato molto di questo in passato. Ovviamente voglio la pace e, se potessi cambiare qualcosa, lo farei. Ma non ho altro da dire. Sono qui per il tennis, è un evento di tennis”.
Alla domanda se ritenesse ingiuste le accuse personali, Sabalenka ha ribadito la volontà di tenere la politica fuori dal campo: “Ho detto abbastanza e non voglio parlare di politica qui”.
Il contesto rende tutto più complesso. Solo pochi giorni prima, un altro episodio aveva mostrato quanto il conflitto continui a riflettersi nei gesti quotidiani del circuito: Marta Kostyuk aveva scelto di non stringere la mano a Sabalenka dopo la finale di Brisbane, rinunciando anche alle consuete congratulazioni durante la cerimonia di premiazione.
In mezzo a queste tensioni, Oliynykova ha attirato l’attenzione anche per i numerosi tatuaggi, in particolare quelli floreali sul volto, poi chiariti come temporanei e parte di uno stile personale nato per gioco allo US Open. Un dettaglio di colore, come lei stessa ha spiegato, lontano anni luce dal peso delle parole pronunciate. Ma i tatuaggi, in fondo, sono un’altra storia. Decisamente meno importante.



