TennisTalker MagazineEditorialiIl pagellone del 2025: votoni e votacci di fine stagione
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    Il pagellone del 2025: votoni e votacci di fine stagione

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    Promossi, rimandati e bocciati: il documento scolastico di fine annata di Sinner, Alcaraz, Paolini e compagnia

    Il 2025 che si chiude tra qualche ora è stato un anno punteggiato da pochi colpi di scena, anche per la capacità dei grandi califfi della racchetta odierna di rispettare costantemente i pronostici, questo va detto. Qualche partita da tramandare agli annali c’è stata; non tantissime, per la verità, ma se ce ne fossero troppe, gli almanacchi che senso di esistere avrebbero? In generale, tra botti rumorosi e tonfi da psicanalisi, nell’annata agli sgoccioli chi doveva guidare ha guidato; per gli aspiranti coprotagonisti, dalla settimana prossima si apriranno innumerevoli possibilità per cercare il proprio posto al sole.

    Dare i voti a qualcuno o a qualcosa sembra essere una tentazione irresistibile per chi si occupa di giornali, blog e riviste, ammesso e non concesso che i più giovani tra i nostri lettori siano ancora provvisti delle categorie intellettuali per capire la funzione effettiva di riviste, blog e giornali e, in caso di risposta affermativa, se ne giustifichino la sopravvivenza nel 2026 incombente.

    Nondimeno, la tentazione era irresistibile e lo sarà anche per i prossimi anni. E dunque pagellone di fine stagione sia, pur consapevoli che occorrerebbe imparare a non giudicare, o almeno a giudicare un po’ meno, e che recensire le prodezze o le imprudenze del prossimo da un alto scranno è al tempo stesso una colpa morale e un errore filosofico.

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    Alcaraz e Sinner 9,5, perché il 10 è solo per chi piglia tutto, e invece i due mammasantissima del tennis contemporaneo gli Slam se li sono divisi. Sarebbe 9 a testa; mezzo voto in più per la finale di Parigi, perché può capitare di assistere a spettacoli peggiori, e in effetti capita spesso.

    Sabalenka e Swiatek, sette a testa e zero polemiche. A prima vista la numero uno del circuito femminile meriterebbe di più, ma ha davvero dominato? C’era, e se cercate nei circoli giusti c’è ancora, un gioco che in dialetto lombardo si chiama ciapa no, in italiano traversone, e qui sembra ci siano gli estremi per adattarlo al circuito WTA. Aryna non ha fatto man bassa: ha vinto solo quattro titoli, anche se le tre finali Slam contano ovviamente parecchio. E allora la polacca, che ha smesso di signoreggiare sul laterizio ma ha vinto Wimbledon, merita lo stesso voto. Quelli preparati dicono che i titoli non si contano, si pesano.

    Zverev voto 5, facciamo 4,5 per l’atteggiamento costantemente tenuto con il microfono sotto il naso. Pronti, partenza e finale all’Australian Open, schiantato da Sinner. Davanti ai giornalisti, il primo scempio del 2025: “Il tennis ruota attorno a cinque macro-fattori e io servo meglio. Ma Jannik risponde meglio, ha un rovescio migliore, un dritto migliore, una volée migliore ed è molto più forte di me”. Non dissimile la chiusura dell’anno, dopo l’eliminazione nel round robin delle Finals: “Annata molto negativa, salvo la finale a Melbourne e il titolo a Monaco”. Sguardo costantemente basso, aspettative e fiducia pure. Ha chiuso sul terzo gradino del podio: figuratevi come devono sentirsi gli altri.

    Djokovic voto 7, perché è ancora lì e si è tolto lo sfizio di vincere il titolo numero 100 (e poi il 101). Per il resto lo vediamo negli Slam e poco altrove, anche se non vincerà l’agognato venticinquesimo Major perché gli avversari più pericolosi hanno vent’anni di meno, sono famelici e insomma, tendono a essere più freschi. Ma a trentotto primavere basta e avanza la presenza: il termometro del circuito ATP piange se consideriamo che Nole è ancora numero quattro del mondo, ma questo è un altro discorso.

    Pagella cumulativa per Anisimova (9), Paolini (7,5) e Rybakina (6, che è la media tra il 4 che merita fino a ottobre e l’8 che le assegniamo per i mesi autunnali infiocchettati dal trionfo a Riyad). Bello ritrovare Amandina nelle posizioni che il suo tennis prometteva sin dall’adolescenza, dopo anni travagliatissimi. Quest’anno i pezzi del puzzle si sono incastrati per benino; finale a Wimbledon e pazienza se la ciambella servita da Swiatek l’ha fatta entrare nella storia dal portone sbagliato. La finale persa molto più onorevolmente a New York ne ha cementato lo status, con effetti che prevediamo benefici in vista dell’anno venturo.

    Jasmine Paolini ha fatto marameo, da par suo, a tutti coloro che avevano bollato come exploit l’annata di grazia del 2024. Top ten ampiamente confermata tanto in singolo quanto in doppio, con relative Finals di specialità disputate; titolo-combo agli Internazionali d’Italia per prenotare un paginone centrale nel libro di storia del tennis italiano. Per il 2026 il programma sarebbe quello di smentire tutti, ancora una volta.

    Quello che occorreva dire su Rybakina l’abbiamo detto nella premessa. Qui vale la pena aggiungere solo una considerazione che per anni è stata fatta parlando di Petra Kvitova: come mai, con quel po’ po’ di tennis, l’ex campionessa di Bilovec (ritiratasi la scorsa estate, voto 8 alla carriera) non vinceva sostanzialmente sempre? Se l’umore sarà buono e l’ingombrante coach Vukov messo da parte, l’inizio del 2026 potrebbe coincidere, per risultati, con la coda del 2025. E allora potremmo vederne delle belle.

    Il tennis italiano oltre a Sinner, voto 9. Ormai si dà tutto per scontato, ma per lunghi anni un mercoledì qualunque coincideva con la giornata in cui molti giocatori azzurri prendevano l’aereo per il torneo della settimana successiva. Adesso ci sono nove top cento, tra i quali spicca Musetti (voto 7, media tra l’8 che merita lo swing sul mattone e il 6 per il resto della stagione). Di Paolini abbiamo detto; brava anche nel doppio, disciplina in cui si sono distinti pure Errani, Bolelli e Vavassori. Le Finals ATP si giocano a Torino sotto lo sguardo vigile del presidente ATP Andrea Gaudenzi, mentre le fasi decisive di Davis, vinte dal team guidato da Berrettini e Cobolli (7,5 al primo, apparso soprattutto nei tie emiliani; 8 al secondo, top 30 e definitivamente affermatosi), si disputano a Bologna. Dietro a Paolini c’è un po’ di desolazione nel tennis femminile azzurro, ma le ragazze hanno portato a casa l’ennesima Billie Jean King Cup. Scopa, denari, settebello e primiera. Il rischio è quello di abituarsi al lusso.

    Tsitsipas, Medvedev, Ruud 5, perché siamo buoni e la parcella dello psicanalista è già abbastanza salata. Per tutti e tre dieci passi indietro e un malcelato sconforto nel recarsi a lavoro. Senza voto ai gravemente infortunati Draper e Rune, con il tendine d’Achille che ha paradossalmente teso una mano al danese, altrimenti meritevole di un sonoro 4 per la discrepanza tra le dichiarazioni da novello Rodomonte e i risultati raccolti.

    Bublik (9): voleva smettere, poi Monfils (7) a Dubai lo ha illuminato spiegandogli che oggi tutti vanno a dormire presto, la mattina corrono e hanno preparatore atletico e fisioterapista. Sasha ha ascoltato, preso provvedimenti e rischiato di andare alle Finals, togliendosi lo sfizio di entrare nella ristretta cerchia di quelli capaci di bastonare Sinner, ad Halle, vincendo poi il torneo.

    Vacherot (9) è la favola dell’anno, la dimostrazione vivente che anche nel tennis esiste la possibilità di trasformarsi da zucca in carrozza. Da signor nessuno a campione di un Mille, quello di Shanghai, per giunta battendo in finale il cugino Rinderknech (voto 8), altro protagonista quantomeno inatteso della stagione.

    I Masters 1000 spalmati su dodici giorni, voto 3. Siamo abituati a tutto, signora mia, ma stupisce ancora la pervicacia con cui i padroni del vapore provano in ogni modo a peggiorare il prodotto. Un tempo la tensione si irradiava dal primo giorno; oggi si allunga il vino con l’acqua: primi turni scadenti, tribune vuote, finali di lunedì o martedì, giocatori spremuti come pompelmi e sempre più spesso rotti o assenti. La fatturazione gioverà a qualcuno, ma fino a che punto le aziende saranno felici di strapagare prodotti sempre più scadenti?

    Voto anche all’ATP, direttamente collegato a quanto detto sopra. Tutti si lamentano dei Masters con prolunga, specialmente i giocatori, rappresentati da un sindacato — l’ATP stessa — che li organizza. Voto 4 agli uni e agli altri, rappresentanti e rappresentati.

    La battaglia dei sessi voto 1. In uno sport senza pareggio, una rara sconfitta per tutti. Per il tennis femminile in particolare, che in meno di un’ora ha sverniciato decenni di battaglie civili con un’esposizione plastificata e innocua della Battle of the Sexes a uso e consumo di spettatori inclini al fast food mediatico e di noi giornalisti, colpevoli di averla strombazzata fin troppo. La storia del tennis non si racconta così.

    Già che ci siamo, voto 4 a Kyrgios, per il cicaleccio prodotto dalle sue perpetue giaculatorie lungo tutto il 2025. Preferiremmo parlare delle prodezze compiute dal ribelle di Canberra sul rettangolo di gioco, e speriamo davvero che il 2026 ce ne offra l’occasione. Buon anno a tutti.

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