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    E tu di che hobby sei?

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    Il vuoto pneumatico di tennis della off season lascia a tutti noi appassionati, ma anche a giocatori e giocatrici, la possibilità di distrarsi per poi ripresentarsi assetati di match alla ripresa australiana. Ma in questo periodo, poi, cosa fanno i nostri campioni e campionesse?

    You Cannot Be Serious – A cura di Paolo Porrati

    Nell’interstizio temporale sempre più stretto lasciato dalla fine di una stagione e l’inizio di quella seguente, i giocatori e le giocatrici si riposano e cercano di prepararsi mentalmente e spesso anche fisicamente agli impegni che li attendono. Tuttavia, e anche questa è l’ennesima dimostrazione delle differenze fra il nostro sport e il calcio, le informazioni su cosa esattamente facciano campionesse e campioni temporaneamente privi di racchetta sono scarse e generiche.

    ATP e WTA raramente pubblicano resoconti ufficiali dettagliati sulle preferenze personali degli atleti durante la off-season, e la maggior parte delle informazioni provengono da interviste o pubblicazioni sui social. Per cui, affidandoci all’intuito, presumiamo che dedichino questi pochi momenti al riposo e agli hobby che li appassionano, esattamente come noi quando l’affastellamento di impegni natalizi termina lasciandoci un minimo spazio per ciò che amiamo veramente fare.

    In questo articolo quindi ci concentriamo sugli hobby dei campioni, riflettendo se esista – come per noi – una logica coerente con la loro vita di tutti i giorni.

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    Hobby o terapia?

    Iga Swiatek ha trasformato un gesto da cameretta adolescenziale in un rituale da tournée, ed utilizza i LEGO come strumento di decompressione mentale. Non molto pratico, decisamente vintage per alcuni (ma sulla storia del LEGO e della sua poderosa diffusione fra giovani e adulti ci sono parecchie cose interessanti da scoprire), ma se ci pensate ugualmente efficace e meno alienante della passione per i videogiochi di molti – troppi – suoi colleghi e colleghe.

    Assai più articolato il pensiero di Daniil Medvedev al riguardo. Il suo relax ha forma e fattezze di un videogame tattico-competitivo (è stato anche coinvolto come ambassador per Rainbow Six Siege) che allena la capacità di prendere decisioni in due decimi di secondo. Se non è preparazione alla nuova stagione questa…        

    E a proposito di andare in continuità, ecco Carlos Alcaraz che anche fuori dal campo non perde occasione per competere. Golf calcio e musica i suoi passatempi, ma sempre in un’ottica di sfida, di misurazione agonistica. Molto stressante, invero, soprattutto per chi gli sta accanto, ma tutti noi sappiamo che anche l’agonismo va allenato, per cui ben venga anche la sfida a burraco col vecchietto al circolo (occhio, quelli del burraco son gente tosta, si rischia la vita!) se mantiene alto quello spirito competitivo che pavimenta il sentiero verso la grandezza.

    Purché sia sport

    Staccare dal tennis può anche voler dire dedicarsi ad altri sport in maniera intensa e appassionata. Emma Raducanu, ad esempio, è un vero e proprio catalogo di impegni: go-kart, equitazione, tip tap, golf, sci, tutto quello che serve per mantenersi in forma senza impegnare troppo la parte mentale.

    Jannik Sinner poi resta l’esempio più noto. Ritorno a casa, famiglia e sci si mescolano armonicamente in un cocktail rigenerativo al quale non rinuncerebbe mai. Con qualche concessione alla passione per i motori, sia online ma soprattutto dal vivo come ad Abu Dhabi.

    Arte e dintorni

    Il talento può essere allenato anche fuori contesto? Di certo lo pensa Amanda Anisimova, che durante un suo periodo difficile ha preso sul serio la pittura, ed è arrivata a un livello tale da consentirle di tenere mostre e vendere i propri lavori. Interessante che i suoi quadri siano molto colorati, disordinati intuitivi, fatti di macchie e colori. L’imperfezione voluta, la gestione del rischio su tela, molto interessante.

    Coco Gauff invece ha reso pubblica una sua passione che nel tennis è così insolita da sembrare sovversiva. Niente scroll di video, ma lettura. Ma attenzione, non lettura in senso classico, ma reading challenge, una gara a chi legge di più. Quindi l’impegno a leggere anche se non ti piace, come scendere in campo all’aperto in una giornata fredda e uggiosa per allenarsi. Lettura come sacrificio, o una sfida strutturata che riflette un approccio mentale orientato alla disciplina e alla crescita personale?

    Stefanos Tsitsipas ha dichiarato e dimostrato che ama scattare foto, girare video e documentare i suoi viaggi, arrivando a gestire un canale e dei contenuti visivi al di fuori del campo da tennis. Questa pratica non è mera distrazione: è un modo per osservare il mondo con lentezza, catturare dettagli che la competizione costante spesso cancella e creare una narrazione personale del proprio percorso.

    In principio fu il seguito

    Interessante vedere come i campioni del passato abbiano trasformato i loro hobby da giocatori/ragazzi in una passione costante da adulti. John McEnroe, come spiegato nella bellissima serie del 2022 che lo riguarda, ha trasformato la Musica in una parte consistente della sua vita (certo, aver sposato Patty Smith un po’ aiuta) e l’arte nel proprio lavoro.

    Ben documentata anche da Forbes la passione di Ivan Lendl per scacchi e golf, due ambiti di impegno mentale perfettamente in linea col robot-machine che geometrizzava campi e avversari per poi liquefarsi di fronte a un underarm service parigino.

    In tempi più recenti troviamo Rafael Nadal e Roger Federer, ancora un po’ spaesati nella loro nuova dimensione di divinità senza tempio, ma con fedeli al seguito. Lo spagnolo si è dato alla navigazione, elogio della lentezza dopo anni frenetici, mentre lo svizzero si è avvicinato al golf forse per evitare la frenesia degli sponsor che lo inseguono in giro per il mondo.

    Conclusione: svago ma non troppo

    Nelle vite dei tennisti più forti del mondo, gli hobby non sono ornamenti: sono strategie di sostenibilità emotiva e mentale. Fotografare, costruire, leggere, suonare, produrre video o elaborare contenuti sono modi concreti per restare in contatto con sé stessi in un ambiente che per definizione misura ogni cosa. E ciò che è parte del viaggio quando si è atleti in attività diventa il viaggio stesso quando la fase agonistica termina. Aiuta a continuare, agisce da agente equilibratore con il mondo reale, talvolta diventa ragione di vita e occupazione. In pratica, quello che accade a tutti quelli che varcano la soglia del pensionamento. Una volta era il confine del baratro, oggi è una porta aperta sulla libertà.

    Con buona pace degli umaréll che una volta guardavano i cantieri, e che oggi si stanno preparando ai mondiali di tennis over 70, 80 e 90.

    A proposito! Anche Youcannotbeserious va in off-season. Appuntamento al 13 gennaio per una nuova stagione di curiosità, approfondimenti e – perché no – novità letterarie. E nel frattempo, i migliori Auguri per delle serene festività e per un nuovo anno fatto di mezze righe prese e nastri decisivi, entrambi rigorosamente a favore!  

    YCBS-Paolo Porrati


    You cannot be serious è la nuova rubrica settimanale di Tennistalker Magazine dedicata a tutto ciò che nel tennis non rimbalza ma … fa rumore lo stesso! A cura di Paolo Porrati: accanito “quarta categoria”, è stato Giudice Arbitro per la FITP e ha partecipato da spettatore a tutti gli Slam, Finals Davis e Olimpiadi. Il suo romanzo giallo “Lo Sport del Diavolo”, pubblicato da Laurana Editore e ambientato nel mondo del tennis, è stata la sorpresa letteraria sportiva dello scorso anno.

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