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    Rublev, l’amico che tutti vorremmo

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    Dopo il crollo di Medvedev agli US Open, il sostegno del connazionale Rublev e i commenti di Tiafoe e Becker

    Quando si entra in campo per un match di tennis, non si gioca ‘solo’ a tennis. C’è anche la partita del dietro le quinte fatta di nervi, equilibri che si spezzano e rapporti d’amicizia che tengono insieme questo sport così competitivo e solitario.

    Lo ha dimostrato Daniil Medvedev, campione a New York nel 2021, uscito in maniera caotica e sorprendente già al primo turno contro il francese Benjamin Bonzi. Un match surreale, con un fotografo che interrompe il gioco sul match point, un giudice di sedia contestato duramente e un pubblico fomentato dalle urla del russo: “Are you a man?”, ha gridato Medvedev verso l’arbitro, prima di frantumare la racchetta e rimanere a lungo immobile sulla sedia, sconfitto non solo nel punteggio, ma soprattutto nello spirito (leggi QUI la cronaca della partita).

    Un crollo che conferma la crisi di un giocatore incapace, quest’anno, di andare oltre il secondo turno in uno Slam e scivolato fuori dalla Top 10. Tanto che Boris Becker ha suggerito senza mezzi termini che il russo abbia bisogno di un “aiuto professionale”.

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    Accanto a lui, però, c’è anche un amico vero: Andrey Rublev. Compagno di nazionale, confidente e persino padrino dei figli di Medvedev. “Se vuole cambiare e ha bisogno di aiuto, ha me, molti altri amici e la famiglia che lo sosterranno. Ma è la sua vita e la sua decisione su cosa deve fare. Solo lui sa cosa sta succedendo. Penso che abbia bisogno di prendersi un po’ di tempo, perché è stata una sconfitta dura per lui, ma io ci sono. Quest’anno nei tornei del Grande Slam non è stato facile per lui”, ha spiegato il moscovita, che conosce bene il buio della mente: in passato ha vissuto episodi di autolesionismo in campo e ha iniziato un percorso con uno psicologo. “Ora mi muovo poco a poco nella direzione giusta”, ha detto Rublev che sta imparando ad affrontare i suoi fantasmi interiori senza nasconderli.

    Anche Frances Tiafoe ha preso la parola, definendo la sfida “un circo” e invitando a non giudicare troppo in fretta: “La gente non capisce. Viaggi di continuo, ti imponi standard altissimi, perdi partite che pensi di non poter perdere. Un lato diverso esce fuori. È dura”.

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