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    Tennista professionista, quanto è difficile diventarlo?

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    Game Talker torna a trattare uno degli argomenti più richiesti dagli appassionati di tennis: quanto è dura la strada per il professionismo?

    La strada per diventare un tennista professionista è un tema che negli ultimi due anni e mezzo ha suscitato grande attenzione, con l’Italia che si è presa “prepotentemente” la scena mondiale: ben 11 tennisti ATP top 100, due Davis Cup, una Billie Jean King Cup, e… un numero uno del mondo.

    Anche se le probabilità di farcela sembrano essere tutte contro, i nostri campioni azzurri ci dimostrano, settimana dopo settimana, che nulla è impossibile quando c’è grande passione e la giusta dedizione.

    Oggi, Game Talker torna a trattare uno degli argomenti più richiesti dagli appassionati di tennis: quanto è dura la strada per il professionismo?

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    I numeri del professionismo

    Secondo un rapporto dell’International Tennis Federation (ITF) del 2019, nel mondo ci sono circa 87 milioni di giocatori di tennis, con una distribuzione del 53% di uomini (circa 46 milioni) e il restante 47% di donne (circa 41 milioni).

    Ma solo una piccola frazione di questi giocatori raggiunge il livello professionistico. Nel 2023, 10.617 tennisti hanno disputato almeno una partita valida per la classifica mondiale: 6.026 uomini e 4.591 donne.

    Attualmente, l’Association of Tennis Professionals (ATP) classifica circa 2.047 giocatori maschi nel ranking mondiale.

    Parallelamente, la Women’s Tennis Association (WTA) classifica circa 1.393 giocatrici femmine. Combinando questi dati, si ottiene un totale di circa 3.440 tennisti professionisti tra uomini e donne.

    Questi numeri evidenziano l’estrema competitività del tennis professionistico e, se facciamo due calcoli, soltanto lo 0,004% di giocatori di tennis nel mondo riesce ad entrare nel circuito professionistico.

    Se questa statistica può sembrare scoraggiante, la realtà è che non racconta tutta la storia.

    È davvero impossibile diventare tennista professionista?

    Matteo Berrettini centra ancora i Quarti in un 500
    Matteo Berrettini / X Ansa foto

    Se sei arrivato fino a qui, potresti aver pensato che le probabilità di diventare professionista siano quasi nulle. Eppure, la verità è che il discorso è molto più ampio.

    Difatti, su questi 87 milioni di tennisti, la maggior parte gioca per puro divertimento, senza inseguire il “sogno” del professionismo, che comporta ore di allenamenti intensivi, attenzione maniacale all’alimentazione e gestione delle energie.

    Se consideriamo solo coloro che si allenano costantemente, curano la loro alimentazione e investono nella preparazione fisica e mentale, la percentuale di successo aumenta, anche se dati precisi non sono disponibili.

    La chiave per arrivare in alto non è solo il talento, ma una combinazione di impegno, resilienza e sacrificio.

    Come si diventa professionista?

    Per diventare un tennista professionista non esiste una strada prediletta.

    Se analizziamo i primi tre italiani del ranking ATP, notiamo che ognuno di loro ha condotto percorsi molto differenti: Sinner, per esempio, ha saltato le trafile dei tornei junior accelerando il suo ingresso nel circuito ATP dove vi ha esordito all’età di 16 anni. Soltanto un anno dopo ottiene già il suo primo Challenger a Bergamo.

    Lorenzo Musetti ha invece intrapreso un percorso più tradizionale, passando attraverso il circuito junior e raggiungendo traguardi importanti come la vittoria dell’Australian Open junior nel 2019.

    Matteo Berrettini invece incarna il perfetto esempio del fatto che non tutti i giocatori di alto livello emergono in giovane età.
    Il suo sviluppo è stato più lento e graduale rispetto a quello di Sinner e Musetti. Da junior non ha ottenuto risultati eclatanti, e solo intorno ai 22-23 anni ha iniziato a imporsi nel circuito ATP, grazie a un miglioramento significativo nel servizio e nel diritto. La sua scalata è stata il frutto di un lavoro costante e di una maturazione fisica e mentale che gli ha permesso di raggiungere la finale di Wimbledon nel 2021.

    Capire il tennis professionistico

    Il circuito professionistico non è per i deboli di cuore.

    Entrarci e, soprattutto, rimanerci, significa orientare la propria vita attorno al tennis, con allenamenti quotidiani intensivi, una dieta rigorosa e una gestione precisa delle energie. La componente mentale è altrettanto fondamentale, richiedendo una concentrazione costante e la capacità di affrontare la pressione in ogni momento.

    Inoltre, il tennis professionistico implica essere in continuo viaggio per partecipare a tornei in tutto il mondo, con la consapevolezza che, nonostante l’impegno, la possibilità di uscire al primo turno è sempre dietro l’angolo.

    La vita di un tennista professionista è un delicato equilibrio tra sacrifici e incertezze.

    Non solo: molti professionisti di fascia bassa (fuori dai top 100) non riescono a vivere esclusivamente grazie alla loro carriera. Spesso, i guadagni non coprono tutte le spese per viaggi, allenamenti, coach e fisioterapisti.

    Ma allora, ne vale davvero la pena?

    Davis Cup Finals Coppa Davis 2024
    Davis Cup Finals 2024 – Cerimonia di premiazione e festeggiamenti Italia – Simone Bolelli, Andrea Vavassori, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti, Jannik Sinner e Filippo Volandri (FITP/Foto Giampiero Sposito)

    Diventare un tennista professionista è una delle sfide più difficili che un atleta possa affrontare. La strada per il professionismo è lunga, tortuosa e costellata di ostacoli. Se già il percorso per entrare nel circuito è ricco di insidie, riuscire a guadagnare abbastanza per vivere di questo sport può sembrare come scalare il monte Everest.

    La domanda è quindi legittima: se per diventare professionista bisogna affrontare sacrifici, incertezze e ingenti spese, ne vale davvero la pena?

    La risposta dipende da cosa significa il tennis per te. Se è la tua passione più grande, se ogni allenamento e ogni fatica sono parte integrante di un cammino che ti entusiasma, allora la risposta è sì.
    La bellezza del tennis non risiede solo nelle vittorie o nei premi in denaro, ma nell’opportunità di vivere un’esperienza unica che ti arricchisce come atleta e come persona.

    Ma la realtà del professionismo è dura. Molti di coloro che intraprendono questo percorso non raggiungeranno mai il livello sperato. Il tennis è uno sport che mette alla prova sotto ogni aspetto: fisico, mentale ed emotivo. Le sconfitte sono difficili da digerire, ma rappresentano anche occasioni di crescita. Per emergere, non basta il talento: servono resilienza, pazienza e una passione inossidabile.

    La vita del tennista è fatta di sacrifici, viaggi continui, allenamenti incessanti e incertezze costanti. Ma per chi davvero ama questo sport, ogni difficoltà è un passo verso un obiettivo che vale ogni sforzo. La vera soddisfazione non sta solo nei trofei, ma nella consapevolezza di aver dato il massimo per inseguire un sogno.

    E allora la vera domanda non è solo “quanto è difficile diventare tennista professionista?”, ma “quanto sei disposto a sopportare per inseguire questo sogno?”. Perché il vero valore di questa sfida non sta solo nel traguardo, ma nella persona che diventi lungo il cammino.

    Se questo articolo ti è stato utile, ti consigliamo allora di dare un’occhiata anche a quello uscito una settimana fa: Game Talker: 10 regole FITP che (forse) non conoscevi


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