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    TennisTalker MagazineTennis TTIntervisteIn Turchia brillano i giocatori italiani over 35-50
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    In Turchia brillano i giocatori italiani over 35-50

    Ci racconta tutto Matteo Viola, uno dei protagonisti del Team azzurro che conclude l’intervista lanciando un bel messaggio per tutti i giovani amanti del tennis

    Si sono svolti a Manavgat in Turchia gli “ITF Senior World Team Championship 2023”, cioè i campionati mondiali a squadre per le categorie over 35-50.

    L’Italia era presente con 6 squadre e il bottino finale è stato strepitoso: 4 ori e un bronzo.

    • Medaglia d’oro per il team italiano Over 35  composto da Matteo Viola, Walter Trusendi, Andrea Vaggi e Andrea Taliani
    • Medaglia d’oro per il team italiano Ladies 35 composto da Alberta Brianti, Lisa Sabino, Francesca Frappi e Annalisa Bona
    • Medaglia d’oro per il team italiano Over 40 composto da Giulio Di Meo, Luca Serena, Alessandro Da Col e Massimo Ocera
    • Medaglia d’oro per il team italiano Ladies 50 composto da Michaela Uhnakova, Valentina Padula, Alessia Zerbino e Silvia Sanna
    • Medaglia di bronzo per il team italiano Over 50 maschile composto da Nicola Richelmi, Mauro Colangelo, Alberto Pertosa e Andrea Caldarelli
    • 5° posto il team italiano Over 45 composto da Lorenzo Pennisi, Antonio Scala, Davide Gregianin e Marcelo Charpenthier

    Le squadre partecipanti ai campionati erano 161, provenienti da ogni parte del mondo, e tra i giocatori molti erano ex professionisti ATP e WTA, come Matteo Viola, ex numero 118 della classifica ATP.

    In carriera Matteo ha vinto 3 tornei Challenger in singolare e 5 in doppio oltre ad aver partecipato agli Australian Open.

    Oggi, oltre a giocare per la Nazionale italiana over 35-50, si occupa del suo nuovo centro sportivo il Net Riviera Sport Village a Mira in provincia di Venezia. Una struttura composta da campi da tennis, padel, piscina all’aperto, calcetto, beach tennis, volley e ovviamente bar e ristorante.

    Nella nuova avventura ha coinvolto tutta la famiglia dalla quale raramente si separa. Anche quando giocava da professionista, la regola era quella di non allontanarsi mai da casa per più di 2 settimane!

    Matteo, la vita del tennista prevede lunghi viaggi e molti spostamenti. Come hai vissuto tutti questi anni da “nomade”?

    La vita del tennista non è sempre bella come sembra, bisogna veramente viaggiare tanto. E per me è stato ancora più difficile. Sono sempre stato insieme, fin da quando avevo 17 anni, con la mia attuale moglie e come dicevi bene tu, ci siamo dati una regola: non dovevo star via per più di 2 settimane da casa. Ci sono state delle trasferte un po’ più lunghe, dove però  mi ha raggiunto anche lei come per esempio quando sono andato in Australia. Mi piace viaggiare, ma farlo lontano dalla famiglia mi è pesato un po’ nel corso degli anni.

    Ora sei tornato stabile nella tua terra, il Veneto, senza però rinunciare a qualche trasferta come quella in Turchia. Raccontaci come è nata la squadra over 35

    E’ nata grazie soprattutto a Luca Serena che fa parte della squadra over 40. Mi ha chiesto di partecipare e una volta che avevo accettato, è voluto venire con me anche Walter Trusendi. Abbiamo fatto un giro di telefonata e in poco tempo avevamo la squadra. La voglia di partecipare e di vincere era tanta ed è andata molto bene!

    Immagino che conoscessi già molti altri giocatori delle squadre avversarie

    No, in realtà non ne conoscevo molti, a parte i giocatori forse più forti che giocavano per l’Olanda, la Francia e la Germania. Quest’ultima era probabilmente la squadra meglio attrezzata ed infatti era la testa di serie numero 1. Molte nazioni non hanno portato i loro giocatori più temibili, ma noi per vincere abbiamo dovuto battere tutte le squadre più forti

    Siete stati in Turchia che proprio recentemente è stata colpita da un terribile sisma. Com’è la situazione post-terremoto? Si percepisce una situazione particolare?

    Il torneo si svolgeva in un villaggio quindi era come essere in un mondo a sé. Dopo qualche giorno siamo però andati a fare un giro a Side, un’antica città dove sono ancora visibili i resti romani, ed era incredibile pensare come a soli pochi distanza di chilometri ci fosse stata una simile tragedia

    Qual è la partita che ricordi con maggior soddisfazione che hai disputato durante la tua carriera?

    Durante la mia carriera ti dico sicuramente la partita disputata contro Andy Murray nel Challenger di Maiorca nel 2019 dove ho vinto in 3 set dopo 3 ore di battaglia. Però come torneo in generale, la mia più grande soddisfazione è arrivata con la qualificazione al tabellone principale dell’Australian Open. Mi sono qualificato annullando in 2 partite 10 match point e recuperando anche da 0/5 e 0/40 al terzo contro Lajovich che poi, come sappiamo, è diventato un ottimo giocatore. All’ultimo turno delle qualificazioni ho vinto pur avendo set e break di svantaggio! E’ stato tutto davvero molto emozionante

    E invece qual è quella che vorresti assolutamente cancellare dalla tua memoria?

    Ce ne sono veramente tante. Durante l’anno ci sono sempre quelle 3 o 4 partite che, vuoi per l’avversario, vuoi per la giornata no, non si riesce proprio ad entrare in partita. E poi ci sono le partite dove, dopo ore e ore di battaglia, ho avuto il match point e poi però le ho perse. Me ne ricordo una contro Volandri dove ero sempre stato io in vantaggio e poi alla fine ho perso dopo 3 ore. Dopo tanti anni di carriera te ne potrei dire davvero tante, ma le sconfitte fanno sempre parte di un percorso che va affrontato

    Nel 2020 hai giocato al Challenger di Trieste contro un giovanissimo Carlos Alcaraz che proveniva dalle qualificazioni. Alcaraz ha poi vinto quel torneo in finale su Riccardo Bonadio e sconfiggendo al turno precedente Lorenzo Musetti. Si percepiva già che un domani quel nome, all’epoca quasi sconosciuto, sarebbe poi diventato il numero 1 del mondo?

    Per quanto riguarda Alcaraz, si vedeva già che aveva qualcosa in più. I suoi piedi si muovevano ad una velocità fuori dalla norma. Era molto solido con il rovescio, ma con il dritto faceva veramente male e riusciva a gestire bene tutte le traiettorie. Giocava carico e pesante con una facilità mostruosa. E quando ci ho giocato io non serviva bene come serve adesso, quindi non oso immaginare cosa sia giocarci contro ora!

    Qualcosa che ti piacerebbe consigliare, dall’alto della tua esperienza, ai futuri giovani tennisti che vogliono provare ad intraprendere questa carriera?

    L’essenza di questo sport è che ognuno deve fare il proprio percorso e per ognuno il percorso è diverso. Bisogna però farlo con il massimo della voglia e affidarsi ad una o due persone di livello, con esperienza. E’ un percorso che può durare diversi anni, non bisogna cambiare in continuazione l’allenatore, ma cercare una cosa duratura. E’ importante dare continuità all’evoluzione del giocatore facendosi affiancare da una persona che sia in grado di vedere questi cambiamenti. Ognuno ha i suoi tempi e bisogna provarci non solo fino ai 16/18 anni, ma anche dopo i 20. Provare per qualche anno a dare tutto. E poi verso i 25 si tireranno le somme. L’importante è crederci ed andare fino in fondo e darsi il tempo per migliorare. Mi farebbe molto  piacere avere nel mio nuovo circolo di Mira, qualche ragazzo che voglia fare con me il suo percorso. Aspetto con una grande voglia di cominciare la mia nuova avventura!

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