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    TennisTalker MagazineCuriositàBoris Becker: il Van Gogh del tennis, quando il pennello incontra la racchetta
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    Boris Becker: il Van Gogh del tennis, quando il pennello incontra la racchetta

    Mi piace pensare che, l’arte sia la culla per il mio riposo. Esatto, proprio così.

    Per chi ama l’arte, in qualsiasi sua forma, è un ristoro, un sostegno, un aiuto, un punto fermo nel quale ci si sente capiti, accolti, dal quale si possono trarre spunti di riflessione e di introspezione.

    Ormai mi conoscete e sapete quanto io ami la varietà dell’animo umano in tutte le sue sfaccettature, che si vedono nei piccoli gesti quotidiani. Nello stile di un giocatore di tennis, nelle attenzioni che dedica ai propri seguaci, al rispetto che ha del proprio allenatore, fino ad arrivare alla temperanza che in campo non sfugge neanche agli occhi vigili del falco di Wimbledon.

    Grandi campioni, giocatori di minor importanza, ma che di poca importanza non sono. Non importa quanto tu sia nel ranking, tu sei comunque un tennista. Non importa quante partite hai vinto, quante ne hai perse, ma la passione che ci metti nel portare a termine un’impresa, che, vada bene o vada male, poco importa.

    E così nell’arte: non siamo tutti Van Gogh. Eppure..

    Eppure c’è un collegamento tra il genio del grande pittore ed un tennista che conosciamo bene, Boris Becker.

    Ecco una loro foto a confronto che vi deluciderà subito sul perchè ho deciso oggi di porvi questo paragone.

    Boris Becker, ex tennista tedesco, immortalato a fianco del ritratto di Van Gogh, source: Daily Mail

    Che cosa hanno in comune eccetto che forse uno è la reincarnazione dell’altro?

    Non si sa. Ciò che sappiamo è che Boris Becker è stato un grande tennista tedesco, soprannominato Bum Bum per l’esplosività del servizio e l’abilità nel serve-and-volley. E’ il più giovane vincitore nella storia del Torneo di Wimbledon.

    E Van Gogh? Un genio incompreso, o forse, compreso da molti. Affetto da una grave malattia, morto suicida, il merito gli è stato riconosciuto più avanti nel tempo.

    Chi non ha presente la notte stellata, il suo più grande dipinto dal quale ha preso il nome anche la canzone a lui dedicata da Don McLean nel ’71, che, proprio sul finale, dopo aver raccontato del genio che era, della malattia che lo affliggeva, e della sofferenza che ha portato la sua morte, dice: Forse il mondo non è per tutti. Forse, la tua anima era così bella che era giusto volasse ancora più in alto.

    Un po’ come la carriera di Boris Becker, che fin da giovanissimo, ha raggiunto l’apice regalandoci pezzi di storia.

    A presto,

    Giulia Guidetti

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