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    TennisTalker MagazineTennis TTIntervisteBuon Compleanno Maria Elena Camerin!

    Buon Compleanno Maria Elena Camerin!

    Oggi, 21 marzo, festeggiamo il compleanno della ex n.41 al mondo. Maria Elena Camerin è una tennista veneta che ha raggiunto la sua classifica più alta nel 2004 raggiungendo la posizione numero 41 della classifica WTA, come scritto sopra. Oggi è Tecnico Federale e maestro di tennis.

    MEGLIO MARIA ELENA, SEMPLICEMENTE ELENA O MEC, IL TUO ACRONIMO CON IL QUALE TANTI TI RICONOSCONO? Nel circuito tennistico mi chiamano tutti Came!

    LA TUA CARRIERA HA RAGGIUNTO IL MASSIMO LIVELLO TRA IL 2001 E IL 2010. CHE RICORDI HAI DI QUEGLI ANNI? Sono passati velocissimi e non li dimenticherò mai. Ho girato il mondo, ho visto posti nuovi, ho conosciuto gente diversa, ogni giorno era una scoperta. Sono anni che mi hanno formato tantissimo e mi hanno dato una forza e una maturità sicuramente maggiore rispetto ai ragazzi che fanno una vita più regolare. Devo veramente tanto al mio passato.

    PER ARRIVARE COSI’ IN ALTO HAI SCONFITTO GIOCATRICI DAI NOMI IMPORTANTI COME SHARAPOVA, BARTOLI, MYSKINA QUANDO ERA NUMERO 2 AL MONDO, E TANTE ALTRE. QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA DOVER AFFRANTORE UNA PARTITA PARTENDO DA FAVORITA RISPETTO A QUANDO SI ENTRA IN CAMPO DA SFAVORITA? La mia fortuna è quella di essere abbastanza istintiva e di non pensare mai troppo. Soltanto adesso mi sono resa conto di quello che ho fatto e di chi ho battuto. Entravo in campo pensando di poter vincere sempre, con chiunque ed è stata la mia forza. Anche se durante la partita avevo delle difficoltà, cercavo in tutti i modi di trovare una via d’uscita. Anzi, nella mia testa più le avversarie erano forti e più mi caricavo. Anche quando mi trovavo a giocare in contesti molto grandi ed importanti, riuscivo a reagire nella maniera giusta. Probabilmente è proprio l’istinto che mi ha portato ad avere i risultati che ho ottenuto.

    CHI ERA LA GIOCATRICE CHE SPERAVI DI NON DOVER MAI INCONTRARE IN UN TORNEO? Sicuramente le sorelle Williams, ma credo che la più temuta in assoluto in quel periodo fosse Martina Hingis. In campo era un genio! Se durante la partita non riuscivi a trovarle una piccola défaillance, non c’era via d’uscita. Era perfetta. Per fortuna io non l’ho mai incontrata. Chi però mi ha spaventato di più in assoluto è stata Lindsay Davenport. Ho giocato contro di lei agli USA Open, nella sessione serale del centrale. Ero giovane, avevo 21 anni, lei è giunonica – è alta 1,90 mentre io sono 1,65 – era la mia prima volta sul centrale, le luci, il pubblico, contro la numero 1 al mondo… Continuavo a ripetermi: “guarda la palla e corri dappertutto”. Dopo un po’ per fortuna mi sono sciolta e sono riuscita a godermi la partita sul campo centrale.

    HAI VINTO 3 TITOLI WTA IN DOPPIO. CHI ERA LA TUA COMPAGNA IDEALE? Ho giocato soprattutto con Tatiana Garbin, con Giselle Dulko e poi qualche volta anche con Flavia Pennetta. Cercavo di giocare i doppi soprattutto con le amiche, persone che conoscevo bene e con cui andavo d’accordo perché è molto importante in campo avere il giusto feeling per vincere.

    COSA PENSI DEL FATTO CHE IL DOPPIO, SICURAMENTE UNA DISCIPLINA MOLTO SPETTACOLARE E IMPORTANTE SOPRATTUTTO NELLE COMPETIZIONI A SQUADRE (VEDI IN COPPA DAVIS), SIA TENUTO MENO IN CONSIDERAZIONE RISPETTO AL SINGOLARE? Il doppio è purtroppo tenuto un po’ in seconda linea. A volte ci dicono che quando alleniamo i ragazzi nel doppio, sembra che lo facciamo perché non abbiamo voglia di entrare in campo e di insegnare. Invece non è assolutamente così. Allenarsi in doppio è utilissimo per il servizio, per il gioco al volo, per le diagonali, è un ottimo allenamento. Quando si va in trasferta e si perde il singolo, è importante giocare anche il doppio perché serve a mantenere la concentrazione e puoi anche contare su qualche rimborso spese. 

    HO VISTO UN VIDEO DOVE CONSIGLIAVI UNA LETTURA MOLTO INTERESSANTE: WINNING UGLY (VINCERE SPORCO) DI BRAD GILBERT, EX COACH DI AGASSI. PERCHE’ E’ IMPORTANTE PER TE QUEL LIBRO? E’ importante perché la mia carriera si è basata molto su quello che c’è scritto nel libro. Inizialmente non sapevo fare tante cose, le ho imparate con il tempo e con la testa. Molte volte i ragazzi si spaventano perché devono affrontare un giocatore famoso e che tira fortissimo, ma tutti hanno dei punti deboli. Quando iniziamo una partita, la nostra bravura deve essere quella di studiare bene l’avversario, di capire come dobbiamo giocare per dargli fastidio; è una sfida. E “Vincere sporco” spiega proprio quello che facevo io: cercavo i punti deboli dell’avversaria per poi martellarla fino alla fine. Mi sono rivista molto nelle parole del libro.

    LA TUA DETERMINAZIONE E PASSIONE PER IL TENNIS NON TI HANNO MAI FATTO ABBANDONARE LA COMPETIZIONE E ANCORA OGGI TI RITROVI QUALCHE VOLTA A COMPETERE NELLE GARE A SQUADRE DOVE SICURAMENTE DEVI AFFRONTARE ANCHE DELLE RAGAZZE GIOVANISSIME. SECONDO TE SI SENTONO UN PO’ INTIMORITE DALLA TUA PRESENZA E PERSONALITA’? Per fortuna ho giocato solo una partita quest’anno! Non so, forse sì, ma penso che se fosse successo l’opposto anch’io sarei stata un po’ intimorita. Mi accorgo che di solito nei primi game sbagliano un po’ di più, ma poi entrano in partita e si rilassano. Fa parte del gioco. 

    STIAMO VIVENDO UN MOMENTO D’ORO DEL TENNIS MASCHILE, COME PRECEDENTEMENTE ERA STATO CON QUELLO FEMMINILE GRAZIE A PENNETTA, VINCI, SCHIAVONE, ERRANI, TU! COME TECNICO FEDERALE, COSA PUOI CONSIGLIARE ALLE GIOVANI TENNISTE CHE VOGLIONO DIVENTARE LE CAMERIN DEL FUTURO? Ho costruito la mia carriera usando soprattutto la testa, quindi consiglio a tutte di lavorare molto su se stesse. Bisogna avere autostima, non dare mai per scontato le cose buone che si riescono a fare. Dritto e rovescio si imparano, sempre, però tutto parte dalla convinzione in quello che si sta facendo. E soprattutto devono giocare per loro stesse, non per gli altri, altrimenti serve a poco. Anche se non si diventa dei campioni è comunque un’esperienza bellissima che rimarrà per il futuro Questo è il messaggio che vorrei dare alle ragazze e che provo ogni giorno a dare loro in campo.

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