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    Come funziona il tennis del temibile “Pallettaro”?

    Esistono diversi modi per giocare a tennis. Ciascun tennista interpreta la disciplina in relazione alle proprie caratteristiche individuali. Ecco perché non esiste un giocatore uguale e preciso a un altro. Neppure i colpi si ripetono due volte nella stessa identica forma, neanche all’interno dell’azione tecnica di ogni singolo tennista. Eppure, è possibile classificare questo universo riassumendolo all’interno di alcune tipologie di gioco, in grado di distinguere le forme generali alle quali si ispirano tutti i giocatori di tennis. In questo modo, si manifestano tre principali gruppi: gli attaccanti, i contrattaccanti e i giocatori a tutto campo. All’interno di questi tre insiemi coesistono altri modelli che, seppur legati al ceppo di riferimento, si differenziano per alcune varianti. Conoscere questa classificazione e i suoi modelli, sapere da quali elementi ciascuno di essi viene caratterizzato, è un aspetto fondamentale per poter elaborare un piano di gioco funzionale. In questo appuntamento l’intenzione è quella di cominciare dal tennista che più di ogni altro occupa i pensieri degli appassionati praticanti. Una figura appartenente all’antica famiglia dei contrattaccanti. Questo giocatore è forse il meno amato nella secolare storia del tennis, definito col curioso appellativo di “Pallettaro”. 

    La sua fama è radicata nel tempo, riportata addirittura nel libro del 1920 “The Art of Lawn Tennis”, scritto dal grande Bill Tilden. Tra le righe del testo, si legge di un tale Joe Gettem in grado di corre instancabile per ore e ore sul campo rimandando oltre la rete ogni tipo di palla, quasi fosse una sorta di muraglia umana. Un tennista capace di superare tutti quei contendenti muniti di grandi colpi e poco cervello. Il “Pallettaro” è quindi, a suo modo, un’entità mitologica in grado di performare a tutti i livelli, almeno fino a quando le racchette erano fabbricate in legno. Con l’avvento dei nuovi materiali questa figura si è trasformata, per non dire del tutto scomparsa a livello di tennis professionistico. Resta comunque nell’attualità, con tutta evidenza, il tennista in assoluto più vincente nelle categorie amatoriali.

    La sua è un’arte funzionale, poco attrattiva per l’occhio superficiale. Possibilmente, proprio per questo motivo, la stessa viene percepita come rappresentazione inferiore. Eppure, ancora una volta l’apparenza inganna e il fatto non può passare certo in cavalleria! Di fatto, si tratta di un competitor portatore di peculiari caratteristiche. Osserviamole! Il “Pallettaro” è capace di concentrarsi e di correre per molto tempo, entrando in campo con un piano operativo volto a non mollare mai un punto. L’errore, quando capita, non distrugge la sua psicologia perchè viene metabolizzato senza soffrire particolari intoppi digestivi. E’ un giocatore pratico, consapevole dei propri limiti, totalmente refrattario alle apparenze. La sua mente elabora pensieri. Capisce in anticipo i capricci della palla posizionandosi nel campo per riceverla in modo razionale. Un vantaggio competitivo enorme per domare i capricci della palla, riuscendo così a controllarne l’azione di volo prodotta a seguito del proprio colpo. La preferenza nel disegnare traiettorie paraboliche combinate a direzioni che mirano al centro del campo e, in alternativa verso le diagonali, garantisce la riduzione immediata dell’errore gratuito: il vero autentico flagello che si abbatte puntuale sul tennista amatoriale. Insomma, quanto detto illustra un agonista che appare tutt’altro che uno sprovveduto. 

    Il “Pallettaro” ama fare le cose con calma, giocare scambi interminabili, restando distante dall’avversario. Più palle colpisce più riesce a entrare nel ritmo. Predilige presidiare la riga del fondo campo muovendosi con naturalezza in orizzontale, surfando così dall’angolo destro a quello sinistro. Il gioco di rimbalzo è la sua cifra, costruita per mezzo di un tennis costante tendenzialmente privo di importanti accelerazioni. In generale non possiede roboanti colpi vincenti, la sua arma principale si fonda sull’azione di logoramento psicofisico dell’avversario. Non è un servitore ne un ribattitore formidabile, anche se risulta sempre in grado di far ripartire lo scambio, senza commettere sbagli compromettenti. Nella fase difensiva si avvale spesso di una combinazione di palle alte e basse, nello specifico pallonetti e palle nei piedi. Raramente adotta il passante diretto, quello vincente. Insomma, predilige la filosofia di gioco a un colpo in più, una strategia tipicamente conservativa già illustrata nei precedenti articoli.

    Del resto, è  importante ricordare come l’errore gratuito sia l’aspetto più presente nelle categorie amatoriali. Il fattore che più si ripete durante una partita di tennis a certi livelli. Un elemento che in questi ambiti si manifesta oltre l’ottanta per cento dei punti giocati e raramente si attenua sotto la barriera del cinquanta per cento. Una copiosa emorragia possibilmente prodotta dalla seducente attrattiva dell’ambito colpo vincente. Il riferimento comunicativo per eccellenza, onnipresente nelle illustrazioni mediatiche colme di “highlights” televisivi. Vien da chiedersi come sia mai possibile diffondere una disinformazione di tale portata ai danni dei poveri appassionati, quando viene illustrato il gioco del tennis. Per cui, se volete realmente migliorare il vostro gioco evitate gli “highlights” e le diffusioni mediatiche commerciali piene di slogan da supermercato. Cercate invece di leggere buoni libri, letteratura scientifica in ambito tennistico laddove possibile, articoli riconosciuti e magari frequentate qualche insegnante competente provvisto di un minimo di cultura. Altrimenti, il “Pallettaro” non lo batterete mai, proprio perché non sarete in grado di capire il suo gioco. E forse, peggio ancora, rischierete di perdere molte partite già vinte proprio perché non riuscirete mai a capire i segreti profondi del gioco del tennis. 

    Per queste precise ragioni, in estate verranno organizzati degli “Stage Week End” per appassionati. Un modo diretto per affrontare e sviluppare questi argomenti sul campo. Prossimamente, sarà reso pubblico il calendario, la località e i dettagli relativi a questa iniziativa. Nel contempo, non è da escludere un prossimo articolo proprio sul “Pallettaro”. Una sorta di breve tutorial in grado di spiegare come fronteggiare nella partita questo temibile avversario. Un piccolo regalo, un assaggio di “arte e scienza del gioco”, alimento indispensabile per riuscire a progredire e quindi a divertirsi. Una dotazione che verrà ampiamente fornita sul campo, in maniera semplice e funzionale, ai partecipanti dei prossimi Stage estivi.

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