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Sinner-Alcaraz, un solo incrocio nel 2026: sembra un’anomalia, la storia dice il contrario

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Numero 1 e numero 2 a inizio stagione, Jannik e Carlos si sono affrontati soltanto a Monte-Carlo. Un caso che sorprende dopo i continui duelli delle stagioni passate, ma dagli albori della classifica computerizzata ATP non sono affatto mancati precedenti ancora più estremi: a volte i primi due non si sono incontrati nemmeno una volta

Se il tennis rispettasse sempre le gerarchie con la puntualità di un ufficio anagrafe, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner dovrebbero incontrarsi di continuo. Numero 1 e numero 2 del mondo all’inizio del 2026, padroni quasi incontrastati delle ultime stagioni, quest’anno hanno invece condiviso il campo una volta soltanto: nella finale di Montecarlo, vinta dall’italiano in due set. Da allora – complice ovviamente la maxi assenza dalle gare per infortunio di Carlitos – i due hanno continuato a frequentare gli stessi piani alti del circuito, ma senza ritrovarsi ai lati opposti della rete. A quasi nove mesi dall’inizio della stagione, il loro faccia a faccia del 2026 è ancora uno solo.

La circostanza appare ancora più curiosa se confrontata al 2025. Alcaraz e Sinner non avevano in verità cominciato quella stagione ai primi due posti – alle spalle dell’italiano c’era Alexander Zverev –, ma nel corso dell’anno hanno finito per mangiarsi quasi tutto il banchetto. La scorsa, stagione, dunque, Alcaraz e Sinner si erano affrontati sei volte, sempre in finale: Roma, Roland Garros, Wimbledon, Cincinnati, US Open e ATP Finals. Quattro vittorie dello spagnolo, due dell’italiano e la sensazione che, prima o poi, ogni grande torneo dovesse finire con quei due seduti sulle rispettive panchine. L’ATP aveva dedicato alla loro stagione un’intera puntata della propria rassegna sulle rivalità dell’anno, sai che sorpresona.

E allora la domanda viene quasi da sola: quanto è strano che i due giocatori che occupavano le prime due posizioni della classifica alla fine di una stagione si incontrassero così di rado in quella nuova? Molto meno di quanto sembri.

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Quando numero 1 e numero 2 riescono a evitarsi

La classifica computerizzata ATP nasce il 23 agosto 1973, con Ilie Nastase primo numero 1 della sua storia. Nei primi anni il ranking non aveva ancora la cadenza settimanale di oggi: nel 1973 furono pubblicate undici classifiche, altrettante nel 1974, tredici nel 1975; soltanto dal 1979 la pubblicazione divenne settimanale. Per confrontare stagioni lontanissime tra loro bisogna dunque fissare una regola: prendere i primi due della graduatoria con cui si chiude l’anno precedente e contare quante volte si affrontano nella stagione successiva.

Il risultato ridimensiona parecchio la sorpresa del 2026. La storia è piena di numeri 1 e 2 capaci di frequentare gli stessi tornei senza necessariamente arrivare l’uno all’altro. E qualche volta non ci sono arrivati proprio mai.

Nel 1989 Mats Wilander e Ivan Lendl non si affrontarono neppure una volta. L’ultimo loro incontro era stata la finale dello US Open 1988; per ritrovarne un altro bisogna saltare addirittura al 1994. Nel 1999 Pete Sampras e Marcelo Rios fecero altrettanto: il loro intero head-to-head contiene soltanto due partite, Roland Garros 1994 e Stoccarda 2001. In mezzo c’è un 1999 trascorso senza incrociarsi.

All’inizio del nuovo secolo la faccenda diventa quasi un’abitudine. Lleyton Hewitt e Gustavo Kuerten, primi due alla conclusione del 2001, non giocarono contro nel 2002: il loro storico dei precedenti passa direttamente dalla Coppa Davis 2001 alla finale di Indian Wells 2003. E latenze simili non sono soltanto materiale da archivi impolverati: lo stesso copione è stato spesso scritto anche recentemente.

È successo anche nel tennis che ricordiamo meglio

Andy Murray e Novak Djokovic aprirono il 2017 ai primi due posti e si affrontarono una sola volta, nella finale di Doha disputata all’inizio di gennaio. Poi più nulla.

Ancora più singolare il caso dell’anno successivo. Rafael Nadal e Roger Federer avevano chiuso il 2017 numero 1 e numero 2, ma nel 2018 non disputarono neppure una partita uno contro l’altro. L’archivio della loro rivalità salta dagli ultimi quattro confronti del 2017 direttamente al Roland Garros 2019.

Nel 2023 è successo nuovamente con Carlos Alcaraz e Rafael Nadal. I due avevano terminato l’anno precedente ai primi due posti della classifica, ma gli infortuni dello spagnolo più anziano impedirono qualsiasi confronto: il loro ultimo incontro ufficiale rimane Madrid 2022.

È forse qui che il 2026 di Sinner e Alcaraz diventa più comprensibile. Essere i due migliori giocatori del mondo non significa avere un appuntamento garantito. Il ranking può avvicinarli, le teste di serie possono separarli nel tabellone, ma poi entrano in scena sconfitte, ritiri, calendari e semplicemente il percorso necessario per arrivare indenni fino alla domenica. E i problemi fisici, soprattutto i problemi fisici.

La nostra percezione è stata probabilmente deformata anche dagli anni delle grandi rivalità moderne, quando Federer, Nadal, Djokovic e Murray hanno trasformato semifinali e finali dei tornei maggiori in una specie di salottino privato. A forza di vederli arrivare sempre in fondo, abbiamo finito per considerare inevitabile qualcosa che la storia del circuito mostra non esserlo affatto.

Sinner e Alcaraz hanno estremizzato la sensazione nel 2025, incontrandosi sei volte e sempre con un trofeo sul tavolo. Non erano i primi due nella fotografia iniziale di quella stagione, pur essendo di gran lunga i due tennisti più forti, riconosciuti e riconoscibili nell’immaginario collettivo. Lo erano diventati anche per i numeri, però, quando il 2025 aveva tirato giù la saracinesca.

Sia come sia, il 2026 racconta l’altra possibilità prevista dal tennis: numero 1 e numero 2 possono trascorrere mesi a distanza di pochi posti in classifica e migliaia di chilometri sul circuito senza riuscire quasi mai a trovarsi. Per ora è accaduto una volta, a Montecarlo. E guardando indietro fino agli albori della classifica computerizzata, la vera sorpresa è forse scoprire che non c’è poi così tanto di cui sorprendersi.

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Emmanuel Marian
Emmanuel Marian
Da molti anni lavora come redattore per testate giornalistiche e agenzie di stampa, occupandosi soprattutto di sport, arti e spettacolo. Nel suo percorso ha intrecciato cronaca e approfondimento, coltivando un particolare interesse per le forme e i linguaggi della cultura contemporanea.
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