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US Open, la sfida di Djokovic: “Pronto per il 25° Slam, il mio corpo sta bene”

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Alla vigilia del suo ventesimo debutto a Flushing Meadows, il campionissimo serbo risponde alle aspettative sul 25° titolo Slam. Dal documentario su Amazon al lavoro sui segreti della sua longevità, ecco le sue parole al Media Day

Tutti gli sguardi del mondo del tennis sono puntati su di lui e lo sa: Novak Djokovic fa il suo esordio allo US Open 2026 per dare la caccia al venticinquesimo titolo dello Slam della sua straordinaria carriera. Ma non solo. Questa è la sua ventesima partecipazione nel tabellone principale di New York.

“La longevità è sempre stata uno dei miei obiettivi fin da giovane: restare integro abbastanza a lungo per darmi più chance possibili nei Major e performare per più anni possibile. Rivedere me e pochissimi altri veterani – credo solo tre o quattro di noi che giocavamo già nel 2006, come Monfils e Cilic – ancora qui a lottare vent’anni dopo è bellissimo. Ricordo ancora la mia prima volta qui: giocai al primo turno contro Gael Monfils finendo al quinto set, ed eccoci qui due decenni dopo, ancora a sgomitare in campo per rappresentare la vecchia guardia.”

Il KO di Cincinnati e la caccia al 25° Slam

C’è grande attesa per capire se il serbo riuscirà nell’impresa di spezzare il muro dei 24 Slam e staccare definitivamente Margaret Court. La recente sconfitta al primo turno del Masters 1000 di Cincinnati contro Tirante potrebbe insinuare dubbi, ma Djokovic ha ribaltato la prospettiva spiegando come quell’eliminazione precoce gli sia servita da lezione e abbia aggiunto tempo prezioso per la preparazione: “A essere sinceri non mi piace mai perdere presto, in nessun torneo. Però quella sconfitta mi ha regalato quasi due settimane intere per allenare corpo e mente nel modo più adeguato e prepararmi a quello che sta per arrivare. Se mi chiedete se sono pronto, vi dico che lo sono nel miglior modo possibile. Chiaramente un conto è l’allenamento, un altro è scendere sull’Arthur Ashe Stadium e giocare al meglio dei cinque set: è una cosa che non fai durante le sessioni quotidiane. Negli ultimi anni i match d’esordio sono stati per me i più impegnativi e sfidanti, spero di superare questo primo ostacolo e costruire da lì la mia corsa.”

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Il documentario, i segreti della longevità e l’omaggio a Nishikori

In conferenza c’è stato spazio anche per approfondire il suo recente progetto cinematografico targato Amazon Prime e diretto da Jason Hehir: “È stata un’esperienza del tutto inedita e complessa per me, non ero abituato ad avere le telecamere dentro casa con la mia famiglia mentre svolgevamo la nostra vita quotidiana. Dover aprire le porte del mio focolare, accogliere qualcuno in casa e rispondere a domande intime sulla mia tenuta mentale è stata una sfida, ma ho capito che era l’unico modo per raccontare la mia storia nel modo più autentico e crudo possibile. In 90 minuti è stato impossibile condensare tutto e molte cose sono state tagliate, ma per me è solo l’inizio: spero in futuro di fare una vera e propria serie.”

Sollecitato sul tema della prevenzione degli infortuni e sulla gestione del corpo, il serbo ha rivelato di essere un punto di riferimento non solo nel tennis, ma per l’intero mondo dello sport: “Sì, da anni sono in contatto diretto con tantissimi atleti provenienti da differenti discipline sportive. Ci sentiamo per scambiarci consigli, indicazioni e per imparare gli uni dagli altri. Mantenere una mente aperta e confrontarsi con chi vive le tue stesse dinamiche è fondamentale. In futuro rivelerò i miei metodi di allenamento e cura del corpo in modo più strutturato, attraverso un libro o altri formati su cui stiamo già lavorando.“

A chiusura del suo lungo intervento, Nole ha voluto dedicare un sincero e commosso omaggio al giapponese Kei Nishikori, giunto al termine della sua carriera da professionista: “Kei è uno dei tennisti più talentuosi che io abbia mai affrontato o visto giocare. Aveva un gioco di gambe pazzesco, una rapidità incredibile ed era a suo agio nell’andare a prendersi la palla vicino alla linea di fondo su qualsiasi superficie. È stato un avversario durissimo. Purtroppo gli infortuni ne hanno limitato il percorso, altrimenti avrebbe ottenuto ancora di più. Ma ha scritto la storia del tennis e dello sport giapponese, e sia lui che la sua famiglia devono esserne immensamente orgogliosi.”

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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