TennisTalker MagazineNewsDarderi racconta l’off-season: viaggi, India e il “marziano” Sinner
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    Darderi racconta l’off-season: viaggi, India e il “marziano” Sinner

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    Il numero 26 ATP ha inaugurato il proprio “diario” sulla Gazzetta. Il primo capitolo fotografa i dietro le quinte dell’inverno tennistico, tra diete monastiche e frequentazioni… aliene

    C’è un tennis che non passa dai tabelloni, né dai punteggi. È quello che si consuma negli aeroporti, nelle stanze d’albergo, nelle cene sbagliate e negli allenamenti che servono più alla testa che al braccio. Luciano Darderi, numero ventisei del mondo, lo racconta in prima persona nell’episodio inaugurale del diario che scrive per la Gazzetta dello Sport, scegliendo l’off-season come punto di partenza: un periodo che sembra vuoto, ma che in realtà è densissimo.

    L’India è la prima tappa. Non solo tennis, ma umanità. Partecipando alla Tennis Premier League, Darderi scopre un Paese che vive di contrasti fortissimi: povertà e lusso, caos e generosità. Un incontro alla cena di gala con Alekh, lo speaker del torneo, si tramuta in una memoria destinata a prendere residenza nei precordi di Darderi. “Gli ho fatto i complimenti per la camicia, e il giorno della partenza me l’ha regalata. Un gesto semplice, fatto da una persona che ha meno possibilità economiche di me, ma di una generosità enorme”, scrive. È il tipo di dettaglio che non entra nelle statistiche, ma costruisce il viaggio.

    Poi arriva il rovescio della medaglia. Letteralmente. Il pollo tikka masala, piccantissimo, lo mette ko alla vigilia di una partita. Il corpo presenta il conto, e il tennis non aspetta. “Non mi reggevo in piedi”, racconta, spiegando come sia sceso comunque in campo, salvo poi arrendersi. Da lì in avanti “dieta monastica” e una lezione imparata nel modo più diretto possibile.

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    L’esperienza indiana si chiude in semifinale, ma lascia molto di più. “Vado via con la sensazione di aver vissuto qualcosa di straordinario”. È una frase che dice tutto: il risultato conta, ma non basta a spiegare il senso del mestiere.

    Il ritorno a Dubai segna l’inizio del lavoro silenzioso. Qui Darderi riprende ad allenarsi sul serio, circondato dallo staff, e incrocia di nuovo Jannik Sinner. Il confronto fa sempre un certo effetto. “Mi sono sentito come su un’astronave partita dalla Terra e sbarcata su Marte”, scrive, definendo il numero due del mondo senza giri di parole: “Jannik è un marziano”.

    Non c’è invidia, però, ma voglia di studiare e migliorare il più possibile. Allenarsi con i migliori serve a misurare la distanza, non a spaventarsi. L’obiettivo è chiaro: entrare nei top venti nel 2026. “Non è un’ossessione, ma una direzione precisa”. Il tennis, per Darderi, resta questo: sacrificio quotidiano, movimento continuo, e la volontà di tirare fuori qualcosa in più ogni giorno.

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