Dinamiche economiche, gestione del team e una rottura arrivata lontano dai risultati
La solita questione economica. E forse proprio per questo fa ancora più male. Perché noi, da inguaribili sognatori del tennis, avevamo finito per credere che il rapporto tra Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero fosse andato oltre una semplice collaborazione professionale. Non solo un contratto, non solo una percentuale o una clausola, ma un progetto di vita sportiva condiviso. E invece, anche questa volta, la realtà ci ricorda quanto siano fragili – e complesse – le relazioni nel tennis professionistico.
La notizia della separazione, arrivata a sorpresa nel primo pomeriggio di ieri, ha scosso il mondo del tennis. Alcaraz e Ferrero hanno confermato l’addio con due comunicati sui social, sottolineando la natura consensuale della decisione. Ma una frase, in particolare, ha acceso interrogativi e letture più profonde: «Mi sarebbe piaciuto continuare», ha scritto Ferrero. Parole che lasciano supporre che l’iniziativa non sia partita da lui.
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L’origine della rottura: una trattativa che non trova equilibrio
Secondo quanto riportato da Javier de Diego su RNE Deportes, l’origine della frattura risalirebbe a soli due giorni prima dell’annuncio, durante un incontro per la negoziazione del contratto di Juan Carlos Ferrero per il 2026. E in quell’occasione qualcosa si è incrinato.
Un disaccordo cresciuto rapidamente che ha evidenziato come non esistessero più le condizioni per proseguire insieme. Da quel momento, la decisione di separare due strade che erano unite dal 2018.
Non il campo, ma tutto ciò che ruota intorno
Ed è questo l’aspetto che colpisce di più: la separazione non ha nulla a che vedere con i risultati. Anzi. La stagione di Alcaraz è stata una delle migliori della sua carriera, il progetto sportivo funzionava.
Ma il tennis di oggi non è fatto solo di allenamenti e partite. È fatto di viaggi, equilibri familiari, carichi di lavoro a volte estenuanti. Negli ultimi anni, Ferrero non era più presente a tempo pieno nel box di Alcaraz, anche per esigenze personali. Da qui l’ingresso sempre più centrale di Samuel Lopez, che ora diventa primo allenatore almeno fino all’Australian Open.
Visioni diverse, raccontate anche da Netflix
Le differenze tra Alcaraz e Ferrero non erano un segreto. Nel documentario Netflix “Carlos Alcaraz: A mi manera”, emergono chiaramente due visioni non sempre allineate: da un lato Ferrero, fautore di un approccio rigoroso, quasi totalizzante; dall’altro Carlos, deciso a vivere il tennis senza rinunciare alla propria vita personale.
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Divergenze mai esplose apertamente, ma che, davanti a una trattativa contrattuale, possono trasformarsi in una frattura definitiva.
Le parole di Kiko Navarro: non una scelta di Carlos
A rendere il quadro ancora più chiaro sono le parole di Kiko Navarro, primo allenatore di Alcaraz, intervenuto sempre su RNE Deportes. Secondo Navarro, la decisione non sarebbe partita direttamente da Carlos, ma da persone a lui molto vicine.
Navarro ha parlato di una scelta maturata per ragioni non sportive, sottolineando la lealtà di Alcaraz verso tutti i tecnici con cui ha lavorato: “Carlitos è sempre stato molto fedele ai suoi allenatori. Anche questa volta non credo sia stata una decisione sua”.
Discrezione totale che lascia tante domande aperte
La separazione è stata gestita con la massima riservatezza, nessuna avvisaglia, nessuna fuga di notizie e che ha colto di sorpresa persino persone vicine al team.
Per ora l’unica certezza è che Samuel Lopez guiderà il numero uno del mondo nel breve periodo, mentre la struttura definitiva dello staff resta un punto interrogativo.
Una buona notizia c’è…
La buona notizia? Un allenatore come Juan Carlos Ferrero è ora libero sul mercato. Lo spagnolo è appena stato insignito del premio Coach dell’anno, il primo a ricevere questo riconoscimento per due volte.
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