È arrivato il momento delle vacanze per i tennisti… ma è davvero così per tutti?
TennisTalker ha incontrato due esperte del settore e si è fatto svelare alcuni segreti per ripartire al meglio nel 2026
Abbiamo incontrato Maristella Parisi – esperta di preparazione fisica nell’alto livello CONI, Preparatore Fisico di 2° grado per la FITP (PF2), Istruttore di 2° grado di tennis (IS2) e chinesiologa clinica – e Claudia Pellegrino – psicologa clinica, specializzata in psicologia dello sport, Preparatore Mentale di 2° grado per la FITP (PM2), Istruttore di 2° grado di tennis (IS2). Una curiosità? Claudia è la sorella di Andrea Pellegrino, giocatore ATP reduce da un’ottima stagione.
Dopo un anno ricco di soddisfazioni – ma soprattutto di impegni sportivi – per molti giocatori italiani è arrivato un periodo di meritato riposo: Sinner, Musetti, i neo-campioni del mondo della Davis Cup e tanti altri.
La situazione agonistica nazionale, però, è un po’ diversa: la stagione si è conclusa con l’ultima settimana di tornei di ottobre e, da novembre, teoricamente sarebbe già iniziata quella nuova.
Maristella Parisi

Di solito e se posso dire, per fortuna, no.
Innanzitutto c’è da dire che generalmente non tutti finiscono con l’ultima settimana della stagione per diversi motivi: c’è chi si accontenta di quello fatto e chi continua a giocare fino all’ultimo nella speranza di “riparare” una stagione scivolata male, o chi continua a battere il ferro finché è caldo per conquistare il livello successivo.
Quello che è ancor più variabile è come venga gestito il ciclo di allenamento subito dopo. I professionisti ne approfittano per andare in vacanza, ma gli agonisti si trovano ad un bivio: riprendere gli allenamenti e i relativi tornei oppure entrare nel territorio della “preparazione “invernale”?
La decisione spetta ovviamente al Team del giocatore ed è fortemente condizionata dall’età, dalla fase didattica in cui si trova, dal calendario dei tornei, dagli obiettivi ecc… quindi non ci sono regole ferree e non esiste un concetto di giusto o sbagliato.
Vediamo invece alcune informazioni generali:
- La preparazione invernale è un periodo di relativo stop dalle competizioni (salvo casi in cui vengono inserite come strumenti di verifica o come fattori motivanti) che ha una durata variabile dalle 3-4 settimane fino alle 8-10. Generalmente si evitano periodi inferiori alle 4 settimane (fisiologicamente non ci sono i tempi giusti per apprezzare delle modificazioni rilevanti) né oltre le 6-8 (troppo tempo lontani dai tornei possono far decadere l’attenzione e la motivazione).
- Il focus centrale è allenarsi per crescere. È il momento più favorevole (non l’unico), per fare dei cambiamenti tecnici, provare nuove racchette/corde/tensioni/bilanciamenti, per lavorare su aspetti non sport-specifici della preparazione fisica, per recuperare dei gap su capacità specifiche: elasticità, resistenza, forza, migliorare la coordinazione attraverso altri sport, ecc…
- Si parte di solito con un check-up completo: test medici, posturali, fisici, video analisi dei movimenti, analisi dei match rilevanti e un colloquio dove si fa il resoconto dell’anno passato e si pongono i punti fermi per la stagione che verrà. Le figure più importanti sono sempre rappresentate dal Team sportivo, dal giocatore e dalla famiglia (se parliamo di ragazzini). Il giocatore esprime il suo grado di motivazione e coinvolgimento, la famiglia mette a definisce il budget e la disponibilità e il Team crea il progetto individualizzato.
Come preparatore fisico, ho notato negli anni che i giocatori adorano questa fase, nonostante sia la più pesante a livello fisico. Paradossalmente sono ancora più carichi rispetto alla preparazione di un torneo. La motivazione che ho trovato, probabilmente riguarda il fatto che in quelle settimane, tra test iniziali e test finali, la sfida non solo non si affievolisce, ma diventa più coinvolgente perchè è con loro stessi.
Inoltre il giovane atleta è molto interessato a conoscersi e capire alcuni meccanismi che possono portarlo al successo. Quando lavoriamo sulla resistenza, ad esempio, è interessantissimo conoscere qual è la mia Frequenza Cardiaca a riposo? Qual è la mia FC massima? Nel tempo che intercorre tra un punto e l’altro sono capace di tornare ad una FC buona? Per quanto tempo? Dopo un duro allenamento, il giorno dopo ho recuperato? Potrei giocare una partita più impegnativa? Per quanti giorni potrei andare avanti? Perché, parliamoci chiaro, il tennista deve essere pronto a giocare tutti i giorni e ogni giorno partite sempre più impegnative.
Ma si sa che gli atleti al giorno d’oggi non devono essere preparati ‘solo’ dal punto di vista fisico. Nel tennis, in particolar modo, la preparazione mentale è sempre più un aspetto importante del percorso degli agonisti. Qualche consiglio?
Claudia Pellegrino

La pre-season invernale non è solo un momento di preparazione fisica alla nuova stagione sportiva, ma anche un importante momento di “scollegamento” dai ritmi frenetici dei tornei. A livello mentale durante questo periodo l’atleta ha l’opportunità di ristabilire un suo equilibrio e recuperare routine quotidiane con ritmi più controllati e distribuiti durante tutto l’arco della giornata.
Nonostante la preparazione sia molto faticosa dal punto di vista fisico, l’atleta potrebbe guadagnarne in termini di spensieratezza essendo lontano dalla competizione e dall’Infernale macchina del “fare punti”.
Aumenta l’auto efficacia percepita perché durante questo periodo lavora analizzando la stagione passata, acquisendo maggior consapevolezza e sicurezza nei suoi mezzi.
In ultimo, ma non per importanza, essendo un aspetto fondamentale, l’atleta ha più tempo da poter trascorrere con la sua famiglia e amici soprattutto se la preparazione viene svolta in un contesto vicino casa.
E voi? Siete Team off-season oppure Team lasciami-stare?



