L’ex tennista ucraino si racconta a Der Spiegel e parla del suo ruolo di combattente nella guerra contro la Russia
Alexandr Dolgopolov, ex tennista ucraino di fama mondiale, ha vissuto una trasformazione drastica: da promessa del tennis a soldato impegnato nella difesa del suo Paese. Dopo aver raggiunto il 13° posto del ranking ATP e aver sconfitto campioni del calibro di Rafael Nadal, Dolgopolov ha lasciato il tennis per motivi di salute nel 2021. Dieci mesi dopo, con l’invasione russa dell’Ucraina, ha deciso di arruolarsi volontariamente.
Già nel 2022 aveva parlato della sua nuova vita, sconvolta dai ben noti eventi della guerra, e l’aveva raccontata a Eurosport Francia (leggi QUI l’articolo riportato dal nostro Magazine). Ora ne torna a parlare in un’intervista a Der Spiegel, dove spiega come il suo passato da atleta lo abbia aiutato in guerra e come la sua visione della vita sia cambiata radicalmente.
Dal campo da tennis al fronte di guerra
Dolgopolov, oggi 36enne, ha confessato che della sua vita precedente da tennista è rimasto ben poco. “Mi manca solo la pace interiore e un giorno senza notizie di morti tra civili e soldati”, afferma. Sebbene ricordi con affetto i momenti sul campo, dice di non rimpiangere i viaggi, gli allenamenti estenuanti e gli infortuni. La sua realtà ora è fatta di missioni pericolose e di sacrifici quotidiani.
L’influenza del tennis nella guerra
L’ex tennista ha spiegato come la sua esperienza nello sport gli sia tornata utile nel contesto bellico. “Nel tennis devi essere veloce, concentrato e adattarti a situazioni nuove. Sono le stesse abilità richieste in guerra“, sottolinea Dolgopolov. Durante le partite più importanti, come quelle in cui ha battuto Nadal, ha imparato a mantenere la calma nei momenti decisivi. Lo stesso approccio gli è stato fondamentale nel combattimento: “Devi rimanere lucido e non farti sopraffare dall’adrenalina“.
Il confronto tra sport e guerra
Dolgopolov vede molte somiglianze tra il tennis e il conflitto armato. “Sul campo lotti per vincere, in guerra combatti per sopravvivere“, dice. “Si suda, ci si sfinisce, ci si fa male. La guerra è più dura psicologicamente, ma la resistenza fisica che ho sviluppato nello sport mi aiuta a sopportare il peso delle missioni“.
Il rapporto con il mondo del tennis
Nonostante la sua nuova vita, Dolgopolov segue ancora il mondo del tennis e non nasconde la sua delusione per il fatto che gli atleti russi continuino a competere nei tornei internazionali. “L’esclusione degli sportivi russi sarebbe un modo efficace per mettere pressione su Mosca”, afferma. In passato ha criticato il collega russo Andrey Rublev per non aver preso una posizione chiara contro l’invasione, ma oggi ammette che tali dibattiti sono solo una perdita di energie.
Il futuro e la speranza
Dolgopolov non fa grandi progetti per il futuro. “Da quando sono un soldato, ho imparato a vivere giorno per giorno“, racconta. Il suo obiettivo principale è sopravvivere e contribuire alla difesa dell’Ucraina. “La guerra ha cambiato tutto in me: sono più serio, più aggressivo e ho perso quella leggerezza che avevo da tennista. Non so se la ritroverò mai”.
L’ex campione ha scambiato la racchetta con un drone da ricognizione e le sfide di un match con le missioni sul campo di battaglia. La sua storia è il simbolo di come la vita possa cambiare radicalmente, ma anche di come lo spirito combattivo di un atleta possa trasformarsi in determinazione per una causa più grande.