Umberto Ferrara, ex preparatore di Jannik Sinner, ha parlato del caso Clostebol spiegando le sue ragioni e raccontando i passaggi della vicenda
Il mondo del tennis aspettava da tempo le dichiarazioni di Umberto Ferrara. E le dichiarazioni sono arrivate, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, a un anno di distanza dai fatti di Indian Wells. Nelle parole rilasciate da Ferrara a G.B. Olivero, giornalista della Gazzetta, c’è tanta voglia di voltare pagina ma anche di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Sì, perché molte sono state le calunnie sul suo conto e se per molti la vera vittima è Jannik, anche Ferrara ha dovuto affrontare un periodo non semplice.
Come stabilito dal Tribunale Indipendente, Ferrara aveva con sé lo spray incriminato che poi consigliò a Naldi con le dovute cautele. Sì, perché proprio Ferrara ha spiegato che il Trofodermin “Lo utilizzo da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto per una patologia cronica. Ero perfettamente consapevole del divieto e l’ho sempre custodito con massima cautela, nel mio beauty personale“.
A proposito del passaggio da lui a Naldi, il fisioterapista che trattò Sinner contaminandolo con il Clostebol: “Non ho consegnato nulla a Naldi, gliene ho suggerito l’utilizzo poiché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e rendeva complicato il suo lavoro. Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik. Infatti ne ho consentito l’uso solo all’interno del mio bagno personale. Naldi non ha negato di essere stato informato, ma ha detto di non ricordare“.

Ferrara si fidava di Naldi, e non sospettò all’inizio che lo avesse trattato senza i dovuti accorgimenti “proprio per gli avvertimenti che gli avevo fornito e per le sue competenze“.
“Con il senno di poi è facile dire che non rifarei le stesse cose. Sicuramente, non farei più affidamento sul comportamento altrui. Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte aggravata dalla malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia posizione all’interno della vicenda”, ha poi detto Umberto Ferrara.
E a proposito dell’assoluzione da parte dell’ITIA (International Tennis Integrity Agency), che non ha rilevato in ultima istanza alcuna violazione delle regole del programma antidoping? “Ho trovato molto equilibrate le dichiarazioni e ho apprezzato il fatto che ITIA abbia chiarito di aver fondato le valutazioni sulla base di una consulenza resa da un team legale“.
Ferrara si è espresso anche su Sinner e sulla nuova esperienza con Berrettini
“Nonostante i suoi 23 anni (Sinner) ha mostrato una maturità nell’affrontare la vicenda fuori dal comune, secondo me sostenuta dalla corretta convinzione di essere nel giusto. Ha un’etica del lavoro e una dedizione speciali, questo approccio lo porta ad alzare continuamente l’asticella. Lavorare con Jannik è gratificante e stimolante. L’ultima volta ci siamo visti a Doha e ci siamo salutati. Ho sofferto molto per la chiusura del rapporto, ma ero consapevole potesse essere uno dei possibili epiloghi“.
Matteo Berrettini ha invece ricevuto alcune critiche, infondate e ingiustificate, per averlo assunto, ma queste non hanno stupito Ferrara. “No, dal momento che le critiche sono pervenute da quelle stesse persone (giornalisti e non solo) che hanno trattato con superficialità la vicenda. Matteo si è documentato e ha preso le decisioni che ha ritenuto migliori“.

Molte critiche da parte di non addetti ai lavori, ma anche tanti attestati di stima da chi vive e lavora nel circuito. “Ho sentito la vicinanza dell’ambiente tennis. Allenatori, giocatori, preparatori, manager mi hanno manifestato la loro stima“.