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Venti sconfitte sotto l’ora e la vittoria più rapida del 2026: il tempo secondo Tomic

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Il verdetto della sconfitta contro Matteo Arnaldi: Tomic non tocca all’ora. Arriva a venti in carriera, eppure la vittoria più rapida del 2026 è sua.

Il cronometro segnava 52 minuti quando Matteo Arnaldi ha chiuso 6-3 6-1 il suo esordio al Masters 1000 di Shanghai. Equilibrio fino al 2-2, poi l’azzurro ha preso dieci dei dodici game successivi, con l’87% di prime in campo e dall’altra parte 28 errori non forzati. Primo turno archiviato, al secondo c’è Taylor Fritz.

La storia curiosa però sta dall’altra parte della rete. Bernard Tomic tornava nel tabellone principale di un Masters 1000 dopo sette anni (l’ultima volta Montreal 2019), passando dalle qualificazioni da numero 185 del mondo. E con questa sconfitta ha toccato quota venti: venti partite perse in carriera in meno di un’ora. Per uno che a 18 anni giocava i quarti di Wimbledon e nel 2016 è stato numero 17 del mondo, è una statistica che parla da sola. Per capire come si arriva a venti bisogna riavvolgere il nastro.

Il record di Miami

Ogni collezione ha il suo pezzo pregiato, e quello di Tomic porta la data del 20 marzo 2014. Primo turno a Miami, dall’altra parte Jarkko Nieminen: 6-0 6-1 in 28 minuti e 20 secondi, la partita più corta mai registrata nel circuito ATP. Un record che resiste ancora oggi. Il contesto aiuta a capire. Due mesi prima, all’Australian Open, Tomic si era ritirato contro Rafael Nadal dopo un solo set, tra i fischi della Rod Laver Arena, e poi era finito sotto i ferri per un problema alle anche. Miami era il rientro. Lui la prese con filosofia: “Fa tutto parte della riabilitazione, non sono deluso”.

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Nieminen, dal canto suo, ebbe appena il tempo di sudare.

“Ho giocato all’85%”

Il talento, a Tomic, non è mai mancato. La pazienza con le giornate storte sì, e il cronometro lo registra fin dall’inizio. Gennaio 2011, Brisbane: Florian Mayer lo liquida 6-2 6-2 in 53 minuti. Luglio 2012, Gstaad: Benoît Paire chiude 6-0 6-4 in 59. Poi arriva l’ottobre 2012, e la città è proprio Shanghai. Di nuovo Mayer, di nuovo un primo turno: 6-4 6-0 in 46 minuti. Un mese prima, a New York, Andy Roddick gli aveva rifilato un 6-0 al terzo set tra le accuse di scarso impegno.

Questa volta Tomic non nega nulla: ammette di aver dato “più o meno l’85 per cento” e che la testa è uno dei suoi problemi più grandi. Una sincerità rara. Ad aprile 2013 tocca a Barcellona, con Juan Mónaco: 6-0 6-2 in 48 minuti. A 20 anni Tomic aveva già un piccolo archivio di partite finite prima del caffè.

Uscite di scena

Negli anni migliori la classifica sale, ma l’abitudine resta. Anzi, si allarga ai ritiri lampo. Indian Wells 2016, contro Milos Raonic: 36 minuti e poi stop. Roma, due mesi dopo: di fronte c’è ancora Paire, Tomic è avanti 2-1 e alza bandiera bianca per malessere dopo 8 minuti. In mezzo, a Madrid, il match point contro Fabio Fognini risposto con la racchetta impugnata al contrario, seguito dalla frase più famosa della sua carriera:

“A te importerebbe, se avessi 23 anni e 10 milioni di dollari?”.

Il 2019 è l’anno in cui il cronometro diventa un caso. Ad aprile, a Houston, Marcel Granollers lo batte 6-1 6-2 in 47 minuti. A luglio arriva Wimbledon: primo turno con Jo-Wilfried Tsonga, 6-2 6-1 6-4 in 58 minuti. Tre set in meno di un’ora sui prati dei Championships. Gli organizzatori non la prendono bene e gli trattengono l’intero prize money del primo turno, 45.000 sterline, per non aver giocato secondo gli standard professionali richiesti. Due anni prima, sullo stesso prato, aveva confessato di essersi annoiato in campo. Stavolta la noia l’aveva messa in pratica.

Lontano dai riflettori, sempre di corsa

Poi Tomic scivola fuori dal giro che conta, ma il vizio lo segue anche nei tornei minori. Febbraio 2020, qualificazioni del New York Open: Go Soeda vince 6-2 6-1 in 39 minuti, con l’australiano capace di portare a casa appena 5 punti su 33 al servizio. Gennaio 2022, qualificazioni dell’Australian Open: Roman Safiullin lo manda a casa in meno di un’ora, e lui in conferenza stampa giura di sentirsi male e predice che nel giro di due giorni sarebbe risultato positivo al Covid.

Il ritorno vero passa dai Challenger. Aprile 2024, Città del Messico: Thiago Agustín Tirante, 6-2 6-2 in 56 minuti. Ottobre 2024, Fairfield: Tomic torna in una finale dopo sei anni, e la perde 6-0 6-1 contro un diciottenne di nome Learner Tien in 39 minuti e 7 secondi. È la finale più rapida nella storia del circuito Challenger. “Mi dispiace, le gambe non mi hanno seguito” dice a fine partita. Due record di velocità in due categorie diverse: non capita a tutti, anzi, a questo punto sembra essere diventata proprio la cifra di Bernard.

Il 2026 è l’anno della rinascita, con il titolo Challenger a Lincoln e la nascita del primo figlio. E a Los Cabos, a fine luglio, Tomic mette in scena il paradosso più bello della sua carriera. Al primo turno dell’ATP 250 messicano batte Alex Hernandez 6-1 6-0 in 46 minuti e 37 secondi: è la partita completa più corta della stagione ATP, più rapida anche del doppio 6-0 con cui Matteo Berrettini aveva travolto Daniil Medvedev a Monte-Carlo in 50 minuti.

Per avere un termine di paragone basta guardare a maggio. A Madrid Jannik Sinner aveva liquidato Alexander Zverev 6-1 6-2 in finale in 57 minuti, la finale di Masters 1000 più breve di sempre, uno di quei dati che fanno il giro dei social. A Tomic, due mesi dopo, ne sono bastati undici in meno. Certo, in palio c’era un primo turno di un ATP 250 e dall’altra parte non c’era certo Zverev. Ma il cronometro non fa distinzioni e l’uomo della sconfitta più breve nella storia del circuito si ritrova così con la vittoria più veloce dell’anno.

L’altra faccia della medaglia arriva pochi giorni dopo. Tomic elimina Karen Khachanov, poi nei quarti contro Cameron Norrie vince il primo game e ne perde dodici di fila: 6-1 6-0 in una cinquantina di minuti, appena qualcosa in più di quanto gli era servito per vincere all’esordio. Stesso torneo, stesso punteggio, stesso cronometro. Cambia solo da che parte della rete si trova lui.

Da Shanghai a… Shanghai

E così si torna a Shanghai, quattordici anni dopo quei 46 minuti con Mayer e la confessione dell’85 per cento. Stessa città, stesso primo turno, un’altra sconfitta sotto l’ora. Nel mezzo ci sono la sconfitta più breve della storia ATP, la vittoria più rapida del 2026, una multa da 45.000 sterline a Wimbledon, una finale Challenger da guinness, una paternità e un rientro nei Masters 1000 che sette anni fa nessuno avrebbe pronosticato.

Venti partite chiuse prima che il pubblico finisse i popcorn (ancora un po’…) raccontano un giocatore che smette di inseguire la partita quando si accorge di aver perso la presa. Ma raccontano anche uno che, a 33 anni, è ancora lì a passare le qualificazioni di un Masters 1000. Arnaldi, intanto, prepara la sfida con Fritz. A lui, di minuti in campo, ne serviranno parecchi di più.

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