Pressione, social, sonno e aspettative: Roger Federer si racconta a GQ e spiega ai giovani tennisti come imparare a gestire tutto ciò che accade dentro e fuori dal campo
A Londra, dove è presente in questi giorni per la Laver Cup, il campione svizzero ha partecipato alla clinic dell’UNIQLO Next Generation Development Program alla O2 Arena e si è raccontato a GQ, parlando di pressione, social, sonno, routine quotidiana e di tutto ciò che può aiutare un atleta a trovare il proprio equilibrio.
Federer ha guidato una sessione d’allenamento dedicata alle nuove generazioni e ha indossato i panni del mentore. Non solo tennis: anche qualche consiglio per affrontare al meglio ciò che succede fuori dal campo, dove oggi la pressione può essere forse ancora più difficile da gestire.
I consigli di King Roger
All’interno di un tennis moderno in cui la pressione sui giovanissimi è diventata asfissiante, il messaggio di Federer alla platea di giovani promesse è stato chiaro e semplice: “La pressione dura solo 5 secondi”
Raccontandosi ai microfoni di GQ, King Roger ha poi aperto una finestra sulla sua vita post-ritiro e sui segreti che lo hanno mantenuto ai vertici per oltre vent’anni, a partire dalle abitudini quotidiane. Se da giovane ammette che correva fuori di casa per andare a scuola senza troppi complimenti, oggi la sua giornata inizia con una doccia e con il rifare il letto, piccoli gesti che impostano il ritmo giusto.
E poi la dieta che non ti aspetti: “La colazione è il pasto che amo meno, la salto 4 o 5 volte a settimana”.
Quando gli è stato chiesto quale sia il fattore decisivo per la salute fisica di un atleta, Federer non ha dubbi: il sonno. “Inseguo i miei figli ogni sera per mandarli a letto presto. Dormire è il recupero definitivo. Bisogna ascoltare il proprio corpo e capire che non ci si gioca tutto domani: guardare le cose sulla lunga distanza aiuta a prendere decisioni più intelligenti”.
I social media e la trappola del “look impeccabile”
Federer ha poi analizzato con occhio critico le differenze tra la sua epoca e il circuito attuale. Se ai suoi tempi bastava vincere Wimbledon, saltare la rete e stringere la mano all’avversario, oggi i giovani tennisti vivono sommersi da un’attenzione mediatica devastante.
“Oggi vedo partite juniores con festeggiamenti sfrenati e un’ansia da prestazione pazzesca. E poi c’è la pressione dei social network e dell’aspetto estetico: dieci persone ti scrivono che sei bellissimo, ma l’undicesimo commento ti dice che hai il naso troppo grande. Per i tennisti di oggi è davvero troppo. Ognuno deve trovare il proprio antidoto: meditazione, sonno, parlare con un amico o un professionista.”
Infine, un passaggio inevitabile sullo stile e sulla moda, una passione coltivata viaggiando tra Milano, Parigi, Tokyo e New York: “Preferisco da sempre essere leggermente troppo elegante o formale piuttosto che vestito in modo trascurato. Ogni mattina parte tutto da una domanda: come voglio sentirmi oggi?”
Una filosofia che, in fondo, racconta bene anche il Federer tennista: cura dei dettagli, equilibrio e la capacità di scegliere sempre come stare in campo. Anche a partire dal look.




