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Rybakina parla per la prima volta da numero uno del mondo

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“Un traguardo enorme, ma la mia testa è già alla prossima battaglia”. La nuova regina del tennis si racconta tra la storica vetta WTA e la bufera emotiva vissuta in campo

Il verdetto del campo la proietta direttamente sulla vetta più alta del tennis femminile, ma Elena Rybakina accoglie lo storico traguardo con la solita compostezza. La vittoria in rimonta contro Zheng Qinwen le regala la certezza matematica: da lunedì sarà ufficialmente la nuova numero uno del mondo. Un traguardo immenso che la tennista kazaka analizza con lucidità a caldo, subito dopo aver firmato l’ennesima impresa della sua stagione.

Un traguardo che pesa, ma che la kazaka preferisce congelare per rimanere concentrata sull’obiettivo immediato: “Significa tantissimo per me, è un risultato incredibile. Però, come dicevo prima, cerco di non pensarci troppo in questo momento. Penso che sia qualcosa che apprezzerò ancora di più a fine carriera, quando potrò guardare indietro e dire di aver vinto determinati tornei e di essere stata numero uno. Adesso bisogna continuare a spingere: non sai mai quanto a lungo rimarrai in vetta e io voglio ancora vincere il titolo qui. I miei pensieri sono tutti dedicati alla prossima partita”.

Nonostante la freddezza glaciale con cui affronta ogni quindici sul campo, Rybakina ammette come dentro di sé la tempesta emotiva sia stata tutt’altro che semplice da domare durante il match: “Di certo dentro di me succede di tutto. Chi mi conosce bene sa leggere anche i più piccoli cambiamenti sul mio viso. All’inizio è stata una vera battaglia interiore, avevo molte emozioni negative perché non sentivo la palla come nello scorso turno. C’era il sole, le ombre, reagivo in ritardo sulle risposte. Ho cercato di non mostrare la mia frustrazione all’avversaria e sono andata dal mio box a sfogarmi a fine primo set. Loro mi hanno ascoltata e mi hanno aiutato a ritrovare il focus per giocare più aggressiva”.

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Dietro la certezza di diventare la regina del circuito c’è anche il peso storico per la sua nazione, un legame profondo che la riempie di orgoglio pensando ai giovani che la prenderanno come modello: “È la storia, ed è qualcosa di unico. Sono fiera di rappresentare il Kazakistan. Ogni volta che torno a casa, in qualsiasi città io vada, vedo tantissimi bambini che hanno iniziato a giocare a tennis e riempiono le strutture. Vedere così tanti giovani che ti guardano come un punto di riferimento dimostra che tutto è possibile se ci credi e lavori duro. Non ho ancora guardato il telefono, ma so che ci saranno tantissimi messaggi. È un traguardo straordinario per tutto il Paese”.

Riavvolgendo il nastro, la neo numero uno ricorda da dove è partita la sua avventura sul rettangolo di gioco, molto lontana dall’ossessione per le classifiche o dalla certezza di diventare una professionista: “Da bambina non ho mai pensato che sarei diventata una tennista professionista o che avrei giocato sui campi più grandi del mondo. La scelta di intraprendere questa strada è arrivata solo a 17 anni, ed è lì che ho iniziato a credere di poter fare bene. Da piccola mi divertivo e basta: giocavo a tennis dopo scuola, uscivo con gli amici ed era solo un gioco. Se paragono il ranking ai titoli Slam? I Major restano la cosa principale, la classifica è una conseguenza. Ma ogni traguardo va apprezzato, anche se riesci a metabolizzarlo solo a distanza di tempo”.

In vista del prossimo ostacolo a New York, la kazaka guarda avanti con la solita determinazione, forte di un percorso che l’ha vista superare anche problemi fisici prima del torneo: “Se dovessi affrontare Coco Gauff (Ndr: Gauff ha sconfitto Andreeva e sarà la sua prossima avversaria) so già che tutto il pubblico sarà per lei, ed è normale che sia così. Ci conosciamo bene, ci siamo allenate e affrontate di recente. Considerando da dove sono partita per questo torneo, tra infortuni e mancanza di allenamento, posso dire che siamo già andati molto lontano. Ora serve l’ultimo sforzo per continuare a spingere e godersi il momento”.

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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