TennisTalker MagazineEditorialiHa ancora senso un Masters 1000 che i big scelgono di saltare?
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Ha ancora senso un Masters 1000 che i big scelgono di saltare?

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Jannik Sinner e Novak Djokovic non saranno al via del Masters 1000 di Montreal. Una sorpresa soltanto per chi continua a pensare che il calendario del tennis moderno possa essere affrontato con le stesse logiche di vent’anni fa.

L’assenza del numero 1 del mondo e del 24 volte campione Slam dal tabellone è l’ennesimo segnale di una tendenza ormai evidente: quando arriva la stagione sul cemento americano, la gestione delle energie diventa una priorità assoluta. E il torneo canadese rischia di essere la vittima di un calendario che lascia sempre meno margine di recupero.

La sequenza è spietata: Montreal dal 2 al 13 agosto, Cincinnati dal 13 al 23 agosto e poi lo US Open dal 31 agosto al 13 settembre. Tre appuntamenti ravvicinati, con due Masters 1000 consecutivi prima dell’ultimo Slam della stagione. Per i giocatori di vertice la domanda diventa inevitabile: è più utile spendere energie in Canada o arrivare a New York con la migliore condizione possibile?

La risposta, sempre più spesso, sembra orientarsi verso la seconda opzione. Non è un caso che negli ultimi anni l’Open di Canada abbia dovuto fare i conti con diverse rinunce eccellenti: anche nel 2025, mancavano tutti i tre giocatori di punta del circuito, Jannik Sinner, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz (è tornato in campo in vista di Cincinnati) oltre a Jack Draper, allora costante in Top10.

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Il problema, però, non riguarda soltanto un torneo. È una questione di equilibrio dell’intero sistema.

Negli anni la distanza tra Wimbledon e il primo Masters 1000 nordamericano si è progressivamente ridotta, mentre il calendario ATP ha ampliato il numero di settimane competitive e aumentato la pressione sui giocatori. I protagonisti del circuito sono chiamati a disputare sempre più partite, viaggiando continuamente tra continenti diversi, con il rischio di arrivare agli appuntamenti più importanti senza una reale riserva fisica.

Gli Slam, in questo scenario, hanno assunto un peso ancora maggiore. Non soltanto per prestigio e storia, ma perché rappresentano gli obiettivi per cui i migliori del mondo sono disposti a programmare l’intera stagione. Anche la trasformazione dei Masters 1000, portati a una durata maggiore per aumentare pubblico, ricavi e visibilità, ha aperto un dibattito: più giorni significano più opportunità economiche, ma anche una richiesta ulteriore ai giocatori in un calendario già estremamente compresso.

Montreal non è un torneo in crisi. È un torneo che sta pagando una posizione difficile all’interno del calendario. Troppo vicino a Cincinnati e allo US Open, troppo importante per essere considerato un semplice appuntamento di passaggio. Il tennis moderno ha raggiunto un livello di intensità mai visto prima. Il calendario è folto e i suoi protagonisti stanno già scegliendo cosa eliminare. 

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